Partita di calcio o metafora?

A ogni vigilia dello scontro calcistico tra Italia e Germania è la solita storia. Ci sono quelli che ripropongono il più roboante repertorio metaforico – allora giù con i riferimenti desunti dall’attualità politica o dall’eternità delle differenze culturali e antropologiche – e gli altri che vorrebbero convincere i primi, ma anche un po’ se stessi, che in fondo si tratta “solo di una partita”. Il fatto è che, pur trattandosi senza dubbio di una partita, la maggioranza la sente come “la” partita. E in Alto Adige-Südtirol, la nostra provincia figlia di un perenne derby etnolinguistico, la cosa è più evidente che altrove.

A questo proposito, mi ha sempre incuriosito l’orientamento germanico di una parte (forse minoritaria, ma rumorosa) del tifo sudtirolese. Qui il ricorso alla metafora sembra inevitabile, giacché solo in virtù di uno spostamento dal piano letterale dell’appartenenza territoriale a quello figurato dell’appartenenza nazionale diventa possibile spiegarsi come qualcuno, nato a Meran o Brixen, possa pensare di sostenere la Germania.

Un mio amico, molto esperto di simili faccende, ha fornito una brillante interpretazione. Per quanto riguarda l’ambito calcistico – egli afferma – in Sudtirolo abbiamo a che fare con un fenomeno assai peculiare. Mentre infatti ormai siamo propensi a considerare le nazioni (anche quelle calcistiche) senza più ritenere preponderante il fattore dell’omogeneità culturale, qui continua ad agire un riferimento al concetto di nazione che ci porta molto indietro nel tempo. L’elemento decisivo non è quindi l’unità amministrativa, ma ritorna con prepotenza in primo piano il richiamo a una supposta e auspicata unità etnolinguistica della propria “parte”.  Si potrebbe inoltre chiosare che in passato fu Magnago ad opporsi decisamente all’idea di definire i sudtirolesi una “minoranza austriaca”. Lui infatti parlava sempre di “minoranza tedesca” o di “lingua tedesca”. Mentre solo con Durwalder il discorso della “minoranza austriaca” pareva diventato il centro di una nuova identificazione culturale e politica.

Certo, sarebbe possibile obiettare che alcuni sudtirolesi tifano Germania, e non Austria, solo perché l’Austria è calcisticamente insignificante e spesso assente dalle grandi competizioni internazionali. Eppure il sospetto che quanto abbiamo appena sottolineato indichi una tendenza non dettata da mero opportunismo rimane. Dobbiamo preoccuparci? No, ammesso che tutta questa faccenda dell’appartenenza legata al calcio sia solo una metafora. Ma le metafore sono “solo metafore”? Comunque la vediate: buona partita a tutti.

Corriere dell’Alto Adige, 28 giugno 2012

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