Qualcosa di sinistra

Bacio gay

La scena è celebre. Nel film “Aprile” di Nanni Moretti, datato 1998, il regista interpreta se stesso mentre sta guardando un dibattito elettorale. Protagonisti Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema, quest’ultimo ancora lontano dall’esser rottamato ma evidentemente già oggetto di pesanti antipatie anche tra i simpatizzanti del suo stesso partito. “Dai D’Alema reagisci – lo implora Moretti –, rispondi, di’ qualcosa, reagisci, di’ qualcosa, di’ una cosa di sinistra!”. Negli anni seguenti l’implorazione è diventata il tormentone che ha perseguitato altri leader, anch’essi tacciati dai critici di non riuscire più a comunicare, con i fatti o solo anche con le parole, una riconoscibile identità di sinistra. Fino al recente epilogo di Matteo Renzi, per il quale sembra che nella radice stessa della distinzione classica (destra versus sinistra) ormai non passi più linfa, o a tal punto illanguidita da segnare tuttalpiù il confine assai generico tra “innovatori” e “conservatori”.

Eppure la differenza tra i due fronti c’è. Il filosofo Norberto Bobbio, in un fortunato libro del 1994 interamente dedicato al tema, propose di scorgerla lungo il crinale che separa l’eguaglianza dalla diseguaglianza, attribuendo così alla sinistra la prerogativa di estendere progressivamente la sfera dei diritti al fine di rimuovere – secondo il dettato fatto proprio anche dai principi fondamentali della nostra Costituzione – gli ostacoli che, “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Ostacoli che possono essere anche di tipo giuridico, allorché determinate condizioni sociali, o per meglio dire determinate “relazioni” sociali, vengono escluse dal godimento di fondamentali diritti.

Un caso esemplare, a questo proposito, è quello delle cosiddette “unioni civili” o “coppie di fatto”. In mancanza di una legislazione nazionale specifica, sempre più sindaci stanno decidendo di istituire un apposito registro che fornisca, pur nei limiti delle competenze istituzionali previste, almeno un’indicazione prospettica d’eguaglianza. Tra questi il borgomastro di Bolzano, Luigi Spagnolli, il quale mercoledì ha annunciato di aver firmato il decreto che istituisce l’elenco degli atti di famiglia non riconosciuti dalla normativa vigente italiana. Certo, avrebbe potuto avere più coraggio e optare per la trascrizione all’anagrafe dei “matrimoni gay” all’estero. La sua scelta comunque è un buon segno, un primo passo verso la tutela di qualsiasi tipologia di relazione familiare. E tornando a Nanni Moretti: finalmente qualcosa “di sinistra”.

Corriere dell’Alto Adige, 27 marzo 2015

La breve tempesta

PicassoL’illusione della chimerica unità dei partiti di centrodestra sembra dunque tramontata. Estratta dal cilindro in seguito a una ricognizione quasi disperata tra le amicizie altolocate di Michaela Biancofiore, anche la candidatura di Franco Frattini è stata scartata proprio da coloro che avrebbero dovuto festeggiarla.

Si poteva davvero pensare che la boutade – perché tale si è rivelata – muovesse qualcosa? In fin dei conti chi adesso si presenterà al giudizio degli elettori, molto probabilmente ancora in ordine sparso, non avrebbe rischiato nulla accettando di porsi sotto l’egida di un ex ministro degli esteri, per ironia della sorte chiamato a soccorrere proprio gli “italiani” che vivono nel capoluogo di una provincia da sempre “straniera” rispetto all’Italia. Ma se non è andata così, bisogna dirlo, è solo un bene. Un sindaco importato da fuori, a prescindere dal suo prestigio, non avrebbe aiutato la città – e in particolare proprio gli elettori di lingua italiana – a sviluppare quel senso di responsabilità e adesione alla realtà territoriale che ha bisogno di persone, se non nate qui, qui almeno operanti da tempo.

Passata la breve tempesta, la situazione è dunque apparentemente tornata quella di prima. Eppure, anche nel centrosinistra dato sicuro vincente si sono avute un paio di vicende che hanno offuscato lo smalto di Gigi Spagnolli. Il sindaco, infatti, è ancora sicuro di avere l’appoggio della Svp – elemento ovviamente decisivo per la vittoria finale –, ma non sta affatto brillando nella gestione armonica delle sue simpatie e idiosincrasie. La storia è sempre quella della coperta troppo corta. Tirando troppo dalla parte della lista civica “centrista” ispirata alla spregiudicatezza renziana, quella insomma caratterizzata dalla comparsa al margine del Pd di un’anima “liberal”, ha finito per irritare i dirigenti del suo partito di riferimento; strapazzando invece gli ecosociali ha risvegliato il loro antico, e quasi sepolto, istinto alla ribellione. Tanto che questi ultimi andranno da soli all’appuntamento di maggio con una propria candidata, senza speranza di battere gli ex alleati, ma provando almeno a costringere Spagnolli al ballottaggio.

Difficile infine dire come i cittadini reagiranno al riassestamento di un quadro che, al di là delle irrequietezze appena descritte, non offre spunti di vera novità. Di sicuro l’ispessimento del già visto aumenterà la voglia di non recarsi alle urne. Una sconfitta collettiva che non desta più neppure clamore, venendo anzi interpretata come un fattore di “normalità”.

Corriere dell’Alto Adige, 19 marzo 2015

Una bolla fa sperare

guido.bocher

Nell’intervista di Rosanna Oliveri a Guido Bocher pubblicata mercoledì dal Corriere dell’Alto Adige, il sindaco uscente di Dobbiaco – commentando il suo profilo “eccentrico”, cioè quello di un “italiano” a capo di una comunità in grande prevalenza di tedescofoni – ha affermato: “Penso che sia come quando guardiamo una pentola che bolle: prima inizia con solo una bolla in un posto e poi si espande dappertutto. Non si sa perché la prima bolla è proprio lì, ma si sa che dopo poco il fenomeno si allargherà”.

Ricapitoliamo brevemente quanto accaduto. Guido Bocher è di madrelingua italiana, cinque anni fa fu eletto con una lista civica sindaco di Dobbiaco, ha governato mostrando di essersi meritato la fiducia dei suoi concittadini, e alcuni di loro l’hanno adesso ripagato facendolo persino risultare vincitore alle primarie della Svp, vale a dire in una competizione a lui preclusa per i noti limiti strutturali che escludono candidati che non siano di lingua tedesca o ladina (Bocher sarà in campo anche il prossimo maggio). A questo punto la domanda diventa: quella bolla continuerà a trasmettere il suo moto all’acqua della pentola, non solo nella ristretta porzione corrispondente alla cittadina di Dobbiaco, oppure l’allargamento del fenomeno di cui parla con incoraggiante fiducia Bocher è rimandato a chissà quando e a chissà dove?

Sarebbe bello poter pensare che quella bolla non sia la prima e l’ultima. Considerare superfluo il peso della propria “appartenenza linguistica”, poterselo scrollare di dosso proponendo di essere accolti da ogni comunità in virtù delle proprie competenze e capacità acquisite, e non dunque in base a ciò che ereditiamo da circostanze del tutto casuali, dovrebbe costituire un fatto scontato nel Sudtirolo del 2015. Non è ancora così: se il “caso Bocher” attira la nostra attenzione, vuol dire che certi automatismi, in particolare la pigrizia e la convenienza che non cessano di alimentarli, sono sì logorati, ma anche più difficili a spezzarsi di quanto vorremmo.

Pensando ancora al modello di Dobbiaco, non è opportuno tuttavia abbandonarsi al pessimismo preventivo che porta a scontati lamenti. La Convenzione che sosterrà i lavori di riforma dello Statuto di autonomia è la cornice opportuna per tentare di immaginare i cambiamenti resi possibili proprio da piccoli ma significativi esempi come quello fornitoci da Bocher e dai suoi lodevoli concittadini. Nessuno può impedirci di modellare un progetto di convivenza migliore di quello di cui già disponiamo: anche se non basta solo volerlo, oggi almeno sappiamo che non c’è alcun motivo per non volerlo.

Corriere dell’Alto Adige, 14 marzo 2015

Sante alleanze e nuove crociate

Frattini BiancofioreConsultando la pagina di Wikipedia dedicata all’ex ministro degli Esteri Franco Frattini leggiamo: «Il 22 ottobre 2010 dichiara all’Osservatore Romano che l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam dovrebbero allearsi per contrastare l’ateismo, da lui definito, nella stessa intervista, un fenomeno perverso, al pari dell’estremismo».

Riformulando liberamente alla luce degli ultimi sviluppi politici: sancire la santa alleanza dei tre monoteismi sarebbe un’impresa sicuramente più facile che mettere sotto un unico cappello Forza Italia, Fratelli d’Italia, CasaPound, AltoAdige nel Cuore e Lega Nord. Tante sono le sigle che intendono concorrere alle prossime elezioni comunali di Bolzano nell’ambito del centrodestra, e mi scuso se ne ho dimenticata qualcuna. Per quanto poi riguarda il ruolo del perverso fenomeno estremistico da contrastare, è chiaro che qui dovremmo chiamare in causa la «coppia di fatto» Pd-Svp, da anni al governo della città e della Provincia proprio a causa della pochezza programmatica e del sempre più scarso consenso elettorale raggiunto dai suoi litigiosi competitors.

Il nome di Frattini ha cominciato a circolare allorché Michaela Biancofiore si è accorta che la candidatura di Alessandro Urzì, proposta dal coordinatore di Forza Italia Enrico Lillo e da lei in un primo momento addirittura avallata, non riscuoteva l’entusiasmo sperato. Risultato: anche Lillo si è sentito offeso dall’ennesimo intervento esterno di Biancofiore e adesso c’è la seria minaccia che neppure quel minimo comun denominatore garantito dalla candidatura di Urzì riesca a frenare l’emorragia delle polemiche e dei risentimenti incrociati.

C’è però un ulteriore colpo di scena. Pensando a un «big nazionale», Biancofiore ha scoperto un nodo irrisolto e discriminatorio nella legislazione delle elezioni in provincia di Bolzano. Chi non risiede qui continuativamente da quattro anni non può essere eletto sindaco. Finora nessuno ci aveva fatto soverchio caso, ma con il profilarsi all’orizzonte di un candidato d’importazione (il cui nome è peraltro tenuto segreto da Biancofiore) il problema diventa macroscopico e la battaglia assurge alla dimensione di una crociata contro l’apartheid voluta dal «califfato oscurantista dell’AltoAdige» (testuale). Come dire: l’obiettivo era il povero Lillo, ma guarda un po’ quale bersaglio si riesce a colpire.

Sul fatto che il requisito dei 4 anni sia incostituzionale ora più o meno tutti lo ammettono. Sullo sfondo, intanto, rimane la città con le sue esigenze e i suoi problemi.

Corriere dell’Alto Adige, 6 marzo 2015