Pd, da pompieri a piromani

Per descrivere le recenti inquietudini e fibrillazioni in atto all’interno della coalizione che guida il governo della provincia – dunque tra Svp e Pd – si potrebbe ricorrere a un’immagine.

All’interno di una casa provvista di un bel caminetto, gli abitanti sono intenti a gettare ciocchi di legno sul fuoco. Il fuoco è acceso e scoppiettante, il riscaldamento alto, ma quegli abitanti continuano a gettare altri ciocchi finché alcune fiamme fuoriescono dalla sede prevista, lambiscono i tendaggi vicini e così in pochi minuti divampa un incendio. A questo punto solo alcuni abitanti della casa escono di corsa dalla porta e si presentano poco dopo provvisti di secchi colmi d’acqua, accusando quelli rimasti dentro di essere gli unici responsabili dell’accaduto.

Abbandonando la similitudine, si sarà capito che gli abitanti rimasti all’interno della casa interpretano le posizioni della Svp, mentre i pompieri improvvisati sono i politici del Pd. Evidentemente il problema si origina dallo schiacciamento di questi ultimi tra il ruolo di alleati del partito egemone, che li qualifica senz’altro come corresponsabili a livello decisionale, e quello di contestatori di tali decisioni, notando però come tali malumori si manifestino quasi sempre dopo che le decisioni essenziali sono già state prese.

Entrando nel merito della cronaca politica, la chiave di lettura sembra calzare a proposito di due ambiti estremamente sensibili: la riforma del calendario scolastico e la discussione sulla presentazione del bilancio dell’Asl provinciale. Sul primo punto la contestazione riguarda adesso un disegno di legge approvato dalla sola Svp per aggirare il ricorso del governo alla Corte Costituzionale, una norma composta però da articoli speculari a quelli presenti nella legge approvata a suo tempo dall’intera maggioranza; riguardo al secondo punto, invece, nel mirino sono finiti alcuni capitoli di spesa, come per esempio il finanziamento per la sussistenza delle strutture sanitarie periferiche che, secondo quanto afferma l’assessore competente Richard Theiner, erano sempre stati difesi dal centrosinistra.

Sia chiaro, è del tutto legittimo che i partner di una coalizione politica sviluppino su questioni specifiche divergenze anche profonde. Ma l’eventuale incrinatura di un piano comune d’intenti non dovrebbe rivelarsi al termine di un processo decisionale che era stato in larga parte precedentemente condiviso. In caso contrario si palesa il duplice rischio di essere considerati scarsamente credibili dai propri alleati e facilmente attaccabili da parte di chi è pronto a scorgere in tali incongruenze un segno di debolezza.

Corriere dell’Alto Adige, 23 giugno 2012

(Pubblicato col titolo: Da pompieri a piromani: Pd, doppio ruolo)