Appuntamenti

La prossima settimana, a Bressanone, sono in calendario due appuntamenti. Ve li ricordo:

Hans Karl Peterlini, Journalist, Bozen
Cusanus, Brixen/Bressanone
Dienstag / Martedì 
03.03.2009
20:00
 
Die Politik geht mit vielem auf Stimmenfang. Mit Geschenkartikeln, mit Versprechungen, aber vor allem mit einem: mit Sprache.
„Die Politik ist das Paradies zungenfertiger Schwätzer“, so sah es der Literat George Bernard Shaw. Auch wer es nicht ganz so zynisch und negativ ausdrücken möchte, muss eines zugeben: Ob in einer Wahlrede, bei einem Fernsehauftritt oder bei der Wahlwerbung, PolitikerInnen möchten mit dem, was sie sagen, positive Gefühle auslösen, Eindruck machen, überzeugen. Schließlich befinden sich PolitikerInnen – vor allem, aber nicht nur in Wahlkampfzeiten – in einem ständigen „Bewerbungsgespräch“ mit ihren potentiellen WählerInnen. 
Welche sprachlichen Strategien wenden PolitikerInnen an, um ihre Ziele zu erreichen? Das Ohr nah am Volk, der Mund ebenso? Oder vielleicht doch lieber Worte, die gut klingen, aber wenig sagen? Und welche Muster und Denktraditionen verbergen sich hinter den Worten? 
Hans Karl Peterlini hat sich die Sprache der Politik in Südtirol genauer angeschaut, insbesondere den Wahlkampf der letzten Landtagswahl und wird über seine Eindrücke auch aus tiefenpsychologischer Sicht berichten. 

Donnerstag / Giovedì
05.03.2009
20:00
Cusanus Brixen/Bressanone

Anatomia del “disagio” / Anatomie des “disagio”
Lucio Giudiceandrea  / Mauro Minniti
Referate und Diskussion / Relazioni e discussione
Einführung und Moderation / Introduzione e moderazione
Gabriele Di Luca
Vedi anche [QUI]

Miguel

Sarà stato il 1978, o il 1979. Io andavo allo stadio da solo. Usando uno stratagemma abbastanza consueto per entrare gratis. Mi avvicinavo ad una delle porte d’ingresso, individuavo quella che mi pareva la persona giusta e poi gli chiedevo: “signore, mi porta dentro”? Generalmente non c’era bisogno neppure di una risposta. Quello mi metteva una mano sulla spalla e mi “adottava” per dieci secondi, il tempo di passare il controllo dei biglietti facendo finta di essere padre e figlio (e i figli non pagavano).

La partita, mi ricordo, era Livorno-Chieti. Io stavo in curva sud e per vedere le azioni dall’altra parte del campo bisogna avere la vista buona. A un certo punto un breve scambio vicino alla linea dell’out (e secondo prospettiva quasi vicino alla linea di fondo), Vitulano fa un breve movimento a rientrare e lascia partire un tiro lungo, a girare, sull’altro palo. Un gol memorabile. Non ti dimenticheremo mai, Miguel.

Una frase come uno scrigno

Pontiggia, in unimmagine giovanile

Pontiggia, in un'immagine giovanile

Ci sono alcuni scrittori che riescono a nascondere in molte delle loro frasi tesori inesauribili. Uno di questi, Giuseppe Pontiggia. Nel suo “Ritratto di Guicciardini” (piccolo saggio contenuto nella raccolta Il residence delle ombre cinesi, Mondadori) leggo:

È vero che la Storia interpretata dai posteri è un teatro di passioni retrospettive occultate da una obiettività chimerica.

Che densità. E che leggerezza, nonostante tutto. Fantastico.

I porcospini

I porcospini, l’inverno globale e l’autonomia dinamica

 “Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripetè quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, Torino, 1963, pp. 1395-1396)

S’i fosse fuoco…

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

Consuntivo di due dibattiti pubblici

Vorrei cercare di raccogliere qui le mie impressioni su due recenti dibattiti pubblici ai quali ho assistito. Il primo, all’Accademia Cusano di Bressanone, era dedicato al tema dell’autodeterminazione e in particolare alla “visione” di uno Stato indipendente. Il secondo, al Cristallo di Bolzano, era invece dedicato al tema dei monumenti/relitti fascisti.

I. Vision Freistaat (Bressanone, 15 febbraio 2009)

Relatori: Günther Pallaver, Riccardo Dello Sbarba, Pius Leitner, Marha Stockner, Eva Klotz

La serata si è aperta con una lunga introduzione di G. Pallaver. Relazione sobria e tecnica, ad ampio raggio, con approfonditi riferimenti giuridici. L’effetto è stato leggermente “intorpidente” rispetto alle potenzialità emotive della questione. Ciò è stato però un bene, visto che lasciar parlare la pancia (anziché la testa), a proposito di questioni del genere, si è sempre rivelato una perdita di tempo. In questo caso le indicazioni fornite da Pallaver sulla praticabilità (nel nostro contesto) dell’ipotesi autodeterministica sono risultate di due tipi: a) non è possibile muovere nulla se non si ottiene un CONSENSO unanime (e dunque anche interetnico); b) ogni altro tipo di soluzione (unilaterale) presuppone o può portare alla violenza.

Impostata in questo modo, la discussione si è attestata su un problema generalmente “saltato” dai difensori classici della tesi autodeterministica: il problema degli italiani. Senza il consenso, la partecipazione, il coinvoglimento degli italiani, insomma, non ha molto senso parlare di autodeterminazione o di Libero Stato. Soprattutto Pius Leitner (tra i relatori di lingua tedesca) si è dimostrato in grado di capire questo punto. E infatti è stato anche quello che ha esibito il maggior realismo. Martha Stockner (Svp) ha difeso con coerenza la linea tradizionale del partito di raccolta (più incline a ragionare nei termini di un rinnovato impulso regionalistico ma senza mettere in questione l’impalcatura autonomistica). Eva Klotz è naufragata nella solita retorica indipendentista “in negativo” (secondo lei l’importante è staccarsi dall’Italia, poi si vedrà).

Interessante l’evoluzione (durante la serata) delle posizioni di Riccardo Dello Sbarba. L’ex presidente del Consiglio Provinciale ed esponente dei Verdi si è infatti applicato a definire il ruolo degli italiani in un eventuale processo autodeterministico (“gli italiani non devono risultare Fremdbestimmt”)  e – prendendo per buona l’ipotesi di un distacco dall’Italia – ha dettato alcune condizioni imprescindibili per una sua eventuale realizzazione. Senza citarlo esplicitamente, il suo disegno si è sovrapposto quasi esattamente a quello elaborato da tempo dalla piattaforma BBD. Una piacevole sorpresa, anche dal mio punto di vista (di ex animatore – nonché anima, una delle anime – di quella piattaforma), in quanto più di una volta avevo cercato di convincere Riccardo della necessità di confrontarsi col tema dell’autodeteminazione al di fuori dei soliti schemi imposti dalla destra tedesca.

II. Opere d’arte o relitti fascisti? (Bolzano 20 febbraio 2009)

Relatori: Mauro Minniti (introduzione e moderazione), Giorgio Holzmann, Pius Leitner

Molti commentatori si sono diffusi lodando un’iniziativa che metteva di fronte un rappresentante della destra tedesca (Leitner) a un rappresentante della destra italiana (Holzmann). In parte è vero, iniziative simili sono utili, soprattutto se esiste (e ieri esisteva) la volontà di esporre con pacatezza i propri punti di vista. Però il risultato non è sembrato particolarmente eclatante. Nessuno dei due relatori principali, infatti, è sembrato incline a raccogliere l’istanza dell’altro (per Leitner quei monumenti rappresentano un’offesa alla popolazione tedesca, per Holzmann rappresentano un polo identitario per gli italiani). E allora?

Se avessi potuto fare un intervento (nota deludente: il dibattito non è stato allargato al pubblico), avrei detto che un argomento del genere dovrebbe essere affrontato soprattutto all’interno dei rispettivi gruppi linguistici. Che cosa blocca infatti generalmente una discussione come questa? Il fatto che nessuno ama o vuole sentirsi dire dall’altro che cosa deve fare. Dall’impasse si uscirebbe infatti soltanto in un modo: se i tedeschi finalmente capissero che è COMPITO del gruppo linguistico italiano interrogarsi sull’eredità fascista “pietrificata” da quei monumenti e (parallelamente) se gli italiani finalmente capissero che non è possibile considerare quei monumenti come dei totem intoccabili. Quando per esempio Holzmann (in modo a mio avviso mediocre) ha difeso il significato dell’arco piacentiniano in quanto “simbolo identitario” degli italiani di qua, non si è accorto di APRIRE (e non, come lui pensava, di CHIUDERE) lo spazio per un eventuale dibattito. Io, in quanto italiano di qui, rifiuto espressamente questo “simbolo identitario” e non accetto minimamente che non vengano immaginate delle strategie per la RIMOZIONE di una così deludente identificazione. Sono del pari convinto che molti altri italiani rifiutano l’equazione “monumento=cultura italiana”. Ma allora occorrerebbe che ne parlassimo sul serio, apertamente, anche crudamente, senza l’ipoteca di dover esprimere opinioni e conclusioni solo perché ogni tanto gli Schützen organizzano processioni e fiaccolate.

Allo stesso modo, avrei chiesto a Leitner se l’unico modo previsto dalla popolazione di lingua tedesca per rapportarsi al passato fascista è quello di considerarlo qualcosa di COMPLETAMENTE ESTRANEO E ALIENO rispetto alla storia di questa terra. È chiaro infatti il contrario. Senza l’esperienza del fascismo non avremmo avuto il Sudtirolo così come lo conosciamo adesso, e quindi quei cosiddetti “relitti” sono – a tutti gli effetti  – parte integrante e notevole documento della storia locale (chiaro esempio, l’alpino di Brunico: esso, così mutilato, è un ottimo “segno” della stagione degli attentati!).