La salvezza e il pericolo

Spagnolli al bar

Il traguardo era lì, a due passi. Proprio in prossimità dalla scadenza dell’ultimo giorno utile, Luigi Spagnolli è riuscito in extremis nell’impresa di costituire una risicata maggioranza. Luciano Giovanelli, lista “Nuova Città”, ha detto sì. Avrà un assessorato, pare alle attività economiche, anche se la partita deleghe nel suo complesso è tutta da giocare.

Alla cosiddetta svolta si è arrivati scendendo tutti i gradini dello sconforto. Dopo il mediocre ballottaggio, si era partiti cercando di ricucire lo strappo con l’ala ecosociale. Ma sullo scoglio rappresentato dal “progetto Benko” i “verdi” e i “rossi” hanno offerto un approccio talmente diverso da riproporre lo spettacolo del naufragio annunciato. Qualcuno ha notato la coerenza dei primi, qualcun altro, assai pochi in verità, il realismo disilluso dei secondi. L’operazione è rimasta a lungo sospesa, giacché neppure con il sofferto appoggio dei tre consiglieri “sociali”, più di governo che di lotta, si poteva arrivare al numero dei 23 in grado di sbloccare davvero la situazione.

Furono allora ipotesi di “governicchio” o di “grande coalizione”. Prima la Lega, quindi addirittura Forza Italia, tutti chiamati in causa a dar prova di responsabilità. Alquanto singolare l’interpretazione esternata dallo stesso Spagnolli nel suo ormai famoso diario di bordo: “Non si è riusciti a trovare l’accordo perché nessuno è disposto a rinunciare alle proprie prerogative politiche”. Insomma, il giorno in cui l’amministrazione di una città verrà decisa senza passare dalla lotta tra partiti contrapposti non pare essere ancora venuto. Le mosche strette nel pugno di Spagnolli stanno lì a dimostrarlo.

Se anche Luciano Giovanelli si dimostrerà essere una di queste mosche sarà la storia a dirlo. Intanto, al terzo mandato di Spagnolli viene concesso un flebile supplemento di vita, ricavato esclusivamente dalla paura di tornare subito al voto. Non è un mistero, peraltro, che tutti stiano già pensando al dopo, anche se lo sguardo rivolto al futuro non può che scorgere ampi strati di nebbia. Chi volesse recuperare la fiducia di un elettorato sfibrato e persino nauseato ha il difficile compito di inventarsi nuovi protagonisti, puntando su una chiarezza che adesso pare smarrita. Con la legge elettorale vigente, e con la sopravvivenza delle antiche strutture mentali, è palese che si tratterà di un processo molto lungo.

Il poeta tedesco Friedrich Hölderlin ha scritto: “Wo aber Gefahr ist, wächst / Das rettende auch” (là dov’è il pericolo, cresce anche ciò che salva). Lui parlava della difficoltà di concepire il divino. Volando parecchio più basso, potrebbe diventare anche il motto di Bolzano.

Corriere dell’Alto Adige, 24 giugno 2015 (Pubblicato con il titolo “La chiarezza smarrita”)

Manca l’ago della bussola

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Nel suo editoriale di ieri, il nostro Toni Visentini ha scritto che, in politica, la situazione è ormai caratterizzata da “un navigare a vista in un mare pieno di scogli dove se cerchi di evitarne uno rischi di andare a sbattere contro un altro”. Intanto, com’era largamente prevedibile, lo scoglio costituito dal “progetto Benko” ha già fatto naufragare l’ipotesi di rivedere a Bolzano una giunta targata con le sigle della vecchia maggioranza. Non è il caso di ricercare un solo responsabile: le colpe – se di colpe vogliamo parlare – sono equamente distribuite e quindi assolvono o condannano tutti. Adesso si tratta di guardare avanti e di capire dove si nascondono i nuovi scogli.

In mancanza di altro, il futuro potrebbe essere interpretato anche prendendo in considerazione dei segni soprannaturali. Domenica scorsa si è tenuta per esempio la festa del Sacro Cuore di Gesù, alla quale Luigi Spagnolli ha partecipato esibendo orgoglio identitario: “Esserci è fondamentale – ha riferito poi sulla sua pagina Facebook –, perché il nostro essere città di confine etnico, linguistico e culturale può farci crescere come persone e come comunità solo conoscendo meglio le radici e le convinzioni di chi ci vive accanto”. In genere, chi ricorre a formule di questo tipo raschia un po’ il barile dei luoghi comuni. Interessante notare però che sul fondo di quel barile ci fosse anche Carlo Vettori, presente alla processione insieme al sindaco. Notoriamente, non esiste un partito più identitario della Lega Nord.

Il pensiero che siano proprio gli eletti della Lega, telecomandati da Trento, e ancora più remotamente ispirati dai disegni del “capitano” (loro lo chiamano così) Matteo Salvini, appare un azzardo da scartare nel momento stesso in cui se ne comincia a parlare. Certo, si tratterebbe della classica ultima spiaggia, estremo approdo per scongiurare quello che a tutti sembra l’esito più plausibile, vale a dire il commissariamento e quindi il ritorno alle urne. Ragionando però con il necessario disincanto, e in prospettiva, ci si potrebbe anche accorgere che un coinvolgimento della Lega toglierebbe all’ipotetica nuova coalizione di centrodestra – posto ovviamente che riesca poi a formarsi – un cardine essenziale. Ovviamente questo lo sanno i diretti interessati, i quali intanto avranno qualche giorno per godersi l’inaspettato ruolo di ago della bilancia e farsi suggerire il da farsi.

Rimane una considerazione amara. Più che di aghi della bilancia, quello di cui sentiamo il bisogno è un ago della bussola. Qualcuno, cioè, in grado di comunicare una chiara idea di sviluppo della città, assumendosi la piena responsabilità delle proprie scelte. Salterà fuori, prima o poi?

Corriere dell’Alto Adige, 18 giugno 2015

La prospettiva dell’albero esile

Benko Spagnolli

Sperimentare, secondo il dizionario Treccani, significa “applicare, usare, mettere alla prova qualche cosa per accertarne e verificarne le capacità funzionali, la validità, l’efficacia, il rendimento”. Tradotto nei termini della politica bolzanina, e segnatamente dal punto di vista di Luigi Spagnolli, potremmo parafrasare così: nonostante quello che abbiamo cercato di sfasciare, è ancora possibile rimettere insieme i pezzi della vecchia alleanza di governo?

Non si tratta di una interpretazione ingenerosa. Lo stesso sindaco, nel suo diario di bordo pubblicato su Facebook, ha infatti parlato del “tentativo di creare un terreno fertile su cui far crescere l’albero nel quale tutti insieme riconoscersi: costruire un’alleanza tra centrosinistra e Svp che prosegua il percorso già intrapreso perché convinti di volerlo fare”. Un cronista impertinente a questo punto chiederebbe chi o cosa abbia contribuito a rendere quel terreno poco fertile prima del voto. Ricordarlo probabilmente non servirebbe però a mantenere il “clima disteso” e “il dialogo positivo” – così Spagnolli sempre su Facebook – necessari a fare crescere l’albero nel quale tutti dovrebbero riconoscersi.

Volendo a tutti i costi farci un’idea di quanto possa crescere l’albero qui vagheggiato, dobbiamo tornare alla definizione del dizionario Treccani, immaginandoci una prova – qualsiasi esperimento ha bisogno di prove – in grado di corroborare il rinnovato intento unitario. Dovrebbe trattarsi di un tema dirimente, vale a dire decisivo e in grado di tagliare nettamente in due il campo del possibile da quello dell’impossibile. Altrimenti, al posto dell’albero, sul suolo appena fertilizzato spunterebbe una piantina talmente sottile da essere spazzata via al primo colpo di vento. Ma esiste un tema del genere? La risposta è affermativa.

Il tema, per limitarci al bersaglio più appariscente, in effetti esiste ed è esattamente quello che ha contribuito ad inaridire il terreno della precedente maggioranza. Parliamo ovviamente del famoso “progetto Benko” o, più in generale, è la scelta strategica di attirare forti investimenti privati suscettibili d’incidere in profondità sul tessuto urbanistico e commerciale della città. Affinché ciò accada, le ipotesi sono solo due: o chi ha puntato su quel progetto è disposto a fare marcia indietro, oppure chi lo osteggiava fingerà di farselo piacere. Secondo il principio logico del terzo escluso, un’altra strada sembrerebbe davvero non sussistere. Anche se si sa, la politica non segue certo le leggi della logica formale.

Corriere dell’Alto Adige, 10 giugno 2015