Il nobile valore del voto di preferenza

Un'opera di Luca Caccioni

Un’opera di Luca Caccioni

Che sia ancora possibile rivalutare un’idea utile di politica e d’impegno politico è un’opinione, almeno in prima battuta, da pochi condivisa. Credo invece sia una prospettiva concreta, senza peraltro cercare troppo distante da noi o investire eccessive speranze in rivolgimenti che comunque nessuno avrebbe il coraggio di sostenere. Piuttosto, dobbiamo cominciare mettendo a frutto l’occasione più vicina, superando pigrizia e sconforto.

Negli ultimi anni niente e nessuno è stato risparmiato dal cosiddetto discredito della politica. Progressivamente coagulato attorno alla fortunata immagine della “casta”, ha preso al contrario sempre più corpo un risentimento insensibile a qualsiasi differenza o discorso di merito, fino a rendere persino non solo sospetto, ma addirittura odioso il concetto stesso di “politica”, almeno quando esso si applica a un’attività professionalizzata.

Purtroppo la denigrazione fine a se stessa non ha mai contribuito a migliorare le cose. Così, in pochissimo tempo siamo persino riusciti a bruciare la maggior parte delle energie positive contenute nelle istanze meno qualunquiste della ribellione “anti-casta”. Presto finito anche il mito della gente comune, con l’assai ipocrita e ingestibile massima dell’“uno vale uno”, e l’invasione delle stanze del Palazzo a soffiar via polvere, a rimuovere scheletri negli armadi e incrostazioni. Tutto magicamente rimosso per “grazia grillina” e già oggi funzionante attraverso i poteri concessi dalla rete? Non pare. Abbiamo visto invece incertezze, improvvisazioni imbarazzanti, completo disorientamento strategico.

Per quali strade tornare dunque a una riabilitazione della politica? Innanzitutto ricominciando a guardarsi intorno, ad apprezzare il criterio del possibile, della scelta da compiere qui e ora, senza cedere al desiderio illusorio di una trasformazione troppo radicale. Per fortuna le elezioni provinciali permettono ad esempio di dare quattro preferenze, selezionando cioè persone concrete, in grado di accentare in un modo o nell’altro il profilo di un partito, altrimenti ridotto a mero cartello ideologico. Troviamo allora qualcuno in grado, se non di entusiasmarci, almeno di incuriosirci. Approfondiamone l’identità, leggiamo quello che ha scritto, se qualcosa ha scritto, ascoltiamo quello che ha detto, se qualcosa ha detto. Forse troveremo chi ci piace, chi corrisponde alla nostra immagine di buona politica.

E’ ovviamente una piccola cosa, ma contiene già un’indicazione di metodo: la bontà della scelta finale è solo il risultato di una serie di decisioni precedenti, l’esito di un prolungato esercizio di consapevolezza che, anche se non potrà mai darci alcuna garanzia definitiva, costituisce di per sé l’unico presupposto che possiamo almeno tentare di influenzare.

Corriere dell’Alto Adige, 5 ottobre 2013

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