Il bar dei ricordi futuri

Fotografia di Alexander Alber

Trasformato dal restyling dell’Hotel Luna-Mondschein, ecco un nuovo bar-giardino – aperto da alcune settimane – che si propone come spazio d’incontro e centro culturale offerto a tutta la città.

Il segreto è sempre quello: rinnovare senza nascondere la profondità del tempo. La lingua inglese ha un termine magico, adottato poi ovunque, che serve a darci l’indicazione necessaria: flare (in tedesco flair), usato come sinonimo per atmosfera o stato d’animo che avvolge cose, ambienti ma anche persone. Guardando più a fondo si scopre un rimbalzo cosmico: flare richiama un guizzo di luce, un improvviso aumento di splendore. In astronomia, le stelle a flare (cioè a guizzo) sono quelle che emettono spasmi luminosi di alcuni minuti, per poi tornare a brillare in modo più sommesso. Come riuscire a donare un nuovo (ma al contempo anche antico) flare allo storico hotel Luna-Mondschein di Bolzano, è il compito che i due fratelli Dissertori (Moritz e Klaus), originari di Lana, si sono posti un anno fa, quando ne hanno rilevato la gestione dal proprietario Stefan Mayr. E l’idea è stata quella di puntare soprattutto sul bar, membrana porosa tra l’interno e l’esterno, sfruttando il bellissimo giardino così pienamente rivalutato, ma anche sul dialogo tra l’hotel e la città, visto che tutti, non solo gli ospiti della casa, sono esplicitamente invitati a scoprire e abitarne gli spazi.

Moritz Dissertori, col quale parlo seduto appunto nel giardino che include e avvolge il nuovo bar, mi racconta la storia del restyling avvenuto sostanzialmente in questi ultimi mesi ancora affaticati dalle misure anti-pandemiche e getta un ponte tra passato e futuro. Proveniente da una famiglia di albergatori (attività cominciata a Lana molti anni fa, grazie alla madre, titolare della pensione Schwarzschmied), si è fatto le ossa girando il mondo e raccogliendo esperienze anche esotiche (per esempio ad Hong Kong), oggi indispensabili per avere uno sguardo più attento alle esigenze di un pubblico internazionale. Non una cosa scontata in un luogo come il Sudtirolo, che a dispetto del grande fatturato generato dall’attività turistica spesso tende a isolarsi, ritenendo insomma di non dover fare poi molto per consolidare la propria posizione. «Quello che volevamo – mi spiega – era poter ridare vita e splendore a un hotel storico già dotato di un carattere spiccato, ma non per farne una bolla isolata, separata dal resto, quanto piuttosto per generare un flusso, uno scambio vivificante con la città. Da questo punto di vista è stato chiaro fin dall’inizio che il focus doveva riguardare in particolare la dimensione del bar e del giardino, visti come unità, e offrirsi così anche a tutti quei cittadini, non solo turisti, che sono alla ricerca di un posto dove sedersi, darsi un appuntamento e godere del confort disponibile in un grande albergo».

A proposito di confort, un pallino della famiglia Dissertori è quello del benessere, in particolare legato alla pratica dello yoga: «A Lana abbiamo da 7 anni uno studio yoga, quindi già ben avviato. In Sudtirolo, nonostante la presenza di numerosi ottimi maestri e di un grande interesse, a mancare sono però ancora gli spazi pubblici per fare pratica. Dato che a Bolzano c’era molta richiesta, abbiamo pensato che l’hotel potesse svilupparsi in quella direzione. All’interno abbiamo trovato un bellissimo ambiente con il tetto a volte, che si prestava magnificamente allo scopo, e ci è parso conveniente adattarlo in tal senso. E poi, ovviamente, possiamo sempre usufruire del giardino». Ma se parliamo di yoga non è qui irrilevante accennare al suo significato originario, che ci riporta in modo obliquo alla filosofia generale del restyling compiuto sull’hotel e alla funzione di congiunzione del bar: secondo molti studiosi il termine sanscrito yoga risale alla radice yuj, che significa “unire” o “aggiogare” (in latino “iungere”, germanico “joch”). Da qui l’accezione posteriore che implica l’utilizzo di tecniche meditative per saldare la mente alla realtà, ponendo sotto il controllo della coscienza il corpo e i sensi. Eseguire determinati movimenti sul prato smaltato di verde, o anche solo guardarli fare sorseggiando un drink all’aperto, è un’esperienza adesso possibile nel centro di Bolzano.

Prima di accompagnarmi a compiere un breve tour di alcune stanze ai piani superiori (anch’esse completamente rinnovate, sfruttando e facendo però riaffiorare molti dettagli del passato, come i pavimenti originali in legno, col loro naturale scricchiolio), Dissertori mi parla dei progetti legati a un uso del bar che completeranno la sua definizione e destinazione come luogo non solo d’intrattenimento, ma di cultura: «Abbiamo l’intenzione di organizzare dei talk, presentazioni di libri, serate a tema, feste. Quello che secondo me è necessario capire è che una città ha sempre più bisogno di mettere in relazione le migliori intelligenze disponibili in un’atmosfera intonata al buon gusto. Un bar, in questo senso, non è solo un contenitore inerte, nel quale si entra, si beve qualcosa e poi si abbandona restando gli stessi di prima. Un bar può dare colore alla nostra vita. Per questo dobbiamo catalizzare le energie creative, permettere esperienze che possono animare idee nuove, stimolare conoscenza e consapevolezza a partire dai luoghi e dagli ambienti in cui ci troviamo a soggiornare». Per concludere, potremmo anche chiosare una frase del cantautore Vinicio Capossela, che una volta disse: «Il bar non porta ricordi ma i ricordi portano inevitabilmente al bar». Nel caso del nuovo bar del Luna-Mondschein qui i ricordi sono diffusi ovunque (la struttura offre di per sé una passeggiata tra i secoli, a pochi passi il nucleo originario che risale al XIV secolo, l’hotel vero e proprio, costruito alla fine dell’Ottocento, in piena Belle Epoque, fino agli inserti più contemporanei), ma il flare che si respira li sospinge verso un futuro ancora non scritto, al quale ognuno di noi potrà contribuire immaginandolo seduto attorno ai suoi tavoli.

ff – 1 giugno 2022

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