Sentiero interrotto

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Ebbene sì, anche questo blog giunge al capolinea. Significa che chiude? Non proprio. Rimane – come del resto era già diventato da tempo – un semplice serbatoio di cose pubblicate altrove, un catasto di prove più o meno riuscite. Come qualcuno dei mie lettori già sa, ho appena cominciato a lavorare ad un portale d’informazione che vorrebbe coniugare giornalismo in senso classico e social networking. Il portale è stato “acceso” in internet proprio ieri. Pubblico quindi il link al primo editoriale che ho scritto per quel sito invitandovi a “saltare” insieme a me.

http://www.salto.bz/it/article/21032013/la-mossa-del-cavallo

Bisogna favorire lo scambio interlinguistico

Joseph-Kosut-Significato

Strumenti di rilevazione periodica, applicati al dolente capitolo del cosiddetto “patentino”, confermano la cupa visione dei pessimisti. Soltanto il 38,1% dei promossi per la carriera C e il 27,3% per la B, vale a dire gli esami ai quali partecipano in genere gli altoatesini e i sudtirolesi in età scolare, in teoria facilitati dalla più intensa esposizione all’insegnamento della seconda lingua.

Logico dunque che si tenda a puntare subito il dito contro la scuola. Bisogna cambiare radicalmente il sistema educativo – si asserisce – per aprire una strada a un’educazione libera e plurilingue. Occorre forzare quelle che continuano ad essere descritte come rigide caste etniche per realizzare il sogno di un Sudtirolo “ladinizzato”. Il riferimento qui è all’alta percentuale di promossi all’esame di trilinguismo delle valli ladine: esempio di una didattica di successo da replicare ovunque in modo pedissequo.

Le cose però non sono così semplici. I fautori del radicale cambiamento di sistema sono diventati col tempo una pattuglia abbastanza prevedibile, sebbene raramente lucida riguardo alle proposte alternative (chi parla di “scuola bilingue” in genere non fa che agitare uno slogan e stenterebbe parecchio ad attribuirgli un significato univoco). Segno che non ci sono motivi di rammarico, che è bene lasciare le cose come stanno? Nient’affatto.

Proprio in questi giorni sono stati resi disponibili i risultati di una ricerca durata sei anni. Mediante un accurato allestimento di test ad hoc completati da analisi psicolinguistiche, lo studio ritrae il rapporto degli studenti locali con la seconda lingua (Kolipsi, Eurac 2012). Presentando il volume, Andrea Abel e Chiara Vettori, due delle curatrici, hanno messo in luce che, al di là di ogni possibile manchevolezza imputabile al sistema scolastico, il vero e proprio nodo da sciogliere concerne la prevalenza di una concezione utilitaristica del linguaggio, finalizzato cioè alla possibilità di ottenere un certificato o un posto di lavoro. In questo modo lo scambio interlinguistico continuerà ad essere vissuto con frustrazione.

Sarebbe perciò ancora il nostro atteggiamento di fondo – sintetizzato dalla pigrizia e dalla refrattarietà nel provare un sincero interesse per persone dell’altro gruppo – a inibire in modo pervicace l’uso e talvolta persino la percezione di codici che non siano quelli usati abitualmente. La scuola potrebbe certamente contribuire a migliorare le cose. Ma la scuola non basta. Occorre, occorrerà sempre un ambiente circostante orientato alla positività dell’incontro, della relazione, e informato dalla cultura del contatto.

Corriere dell’Alto Adige, 16 marzo 2013

Un Sudtirolo più lontano dagli stereotipi

Per qualcuno il famigerato “porcellum” – ovvero la legge elettorale vigente, formulata nel 2005 dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli – può essere visto anche come un magico albero degli zecchini d’oro. Capita così che, in seguito al complesso meccanismo che regola il premio di maggioranza, la semina di un numero apparentemente non sufficiente di voti alla fine generi una messe insperata di seggi. La notizia storica diventa allora l’arrivo in Parlamento di Florian Kronbichler, primo sudtirolese di lingua tedesca spedito a Roma senza indossare la divisa Svp. E parimenti storica, anche se in questo caso l’alchimia di regole astruse non è stata necessaria, risulta l’elezione di un “italiano”, Francesco Palermo, ritratto sulla copertina dell’attuale numero del settimanale Ff addirittura come emblema del possibile rinnovamento Svp.

Certo, la condizione di strutturale debolezza politica scaturita dalle urne non ci consente di guardare molto in là o di coltivare soverchie speranze. Potrebbe infatti trattarsi solo di una fortunata contingenza ed è lecito porsi la domanda: che spazio avranno le novità portate dal Sudtirolo nella capitale? Faranno in tempo ad essere almeno percepite? Nonostante lo stato di grande confusione vigente e lo spettro di una nuova tornata elettorale a brevissima scadenza rischino di compromettere i risultati raggiunti, per il momento siamo costretti a ragionare sugli spunti di positività che la situazione ci suggerisce, magari mirando a prospettive a noi più prossime.

Più che a Roma – dove il giornalista Kronbichler ha promesso di trasformarsi da voyeur (cioè da semplice osservatore) ad acteur (attore protagonista), e dove il giurista Palermo è sceso con le migliori intenzioni di mettere mano alla riforma dello Statuto di autonomia – è proprio il riflesso sudtirolese di un simile evento, cioè la sottolineatura di un Sudtirolo sfaccettato, complesso, non riducibile agli stereotipi che abbiamo per lungo tempo coltivato anche all’interno dei nostri confini, a rappresentare perciò il maggiore motivo d’interesse. Un’ipotesi di lavoro che evidentemente dovrà essere seguita con particolare attenzione quando, passati i mesi caldi della primavera e dell’estate, torneremo a puntare l’obiettivo sulle elezioni provinciali.

In gioco, come ci è capitato di ripetere spesso, ci sarà la nascita di un’autonomia meno etnica, meno chiusa, meno timorosa del cambiamento, e dunque, per converso, più territoriale, più aperta e più curiosa di sperimentare nuove ipotesi e forme di partecipazione.

Corriere dell’Alto Adige, 1 marzo 2013

Dio è risorto!

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Il cervello! Questo assolutamente non serve più, non riusciamo più a distinguere una cosa vera da una falsa perché è l’organo più stupido che abbiamo. L’abbiamo messo al centro dell’universo, ma per millenni al centro dell’universo c’era Dio. Poi Galileo non si faceva i cazzi suoi e il risultato è questo qui! Da quando non crediamo più in Dio crediamo a tutte le puttanate possibili. [Beppe Grillo]