[…]

E se di là uno lo traesse a forza per la salita aspra ed erta, e non lo lasciasse prima di averlo portato alla luce del sole, forse non soffrirebbe e non proverebbe una forte irritazione per essere trascinato e, dopo che sia giunto alla luce con gli occhi pieni di bagliore, non sarebbe più capace di vedere nemmeno una delle cose che ora sono dette vere?

Repubblica [non il quotidiano], libro VII

Mezza giustizia

Cosa vuol dire “mezza giustizia”? Che sarebbe stato forse auspicabile avere “piena giustizia”? Ma com’è possibile aspettarsi “piena giustizia” se si è fatto tutto ciò che umanamente (e direi anche disumanamente) era necessario affinché il possibile verdetto venisse ritardato, impedito, bloccato fino alla prevedibile (e ampiamente prevista) prescrizione del reato in questione? Lo status d’imputato per il quale i reati finiscono quasi sempre in prescrizione corrisponde in realtà al personaggio in modo perfetto. È il fotogramma eternato di una condizione costantemente sospesa nell’incertezza di un giudizio che così rimarrà, mancante quello effettivo, sempre di “parte”. Innocentisti e colpevolisti continueranno a pensarla come hanno sempre fatto, perché in un regime di “mezza giustizia” ognuno può continuare a confidare nella propria privatissima (e dunque essenzialmente ingiusta) idea di giustizia.

bittrer winter

La fine dell’inverno è celebrata in molti paesi con feste popolari. Non so se adesso l’inverno sia finito – lo suggeriscono temperature pazze, se solo le confrontiamo con una settimana fa -, ma rileggevo proprio in questi giorni una poesia di Norbert Kaser che voglio pubblicare come appunto di un’ipotetico “fuoco di San Giuseppe”, un’ipotetica “fogaraccia” letteraria. La traduzione è leggermente modificata rispetto a quella di Giancarlo Mariani.

appunto di novembre:

tieni alzato il colletto del cappotto,

ineluttabile la prima fila cade

& poi tocca a noi

quant’è breve e arido il tuo nome, MORTE,

com’è atroce il tuo pungiglione

dicembre:

signore gesù cristo

Tu che sei nei cieli

ieri come oggi

tratta bene la mia gente

di ciò Ti prega

la tua sempre giovane MORTE

gennaio:

come può la magra piccola

con le ossa scricchiolanti

schiacciare la

nostra carne

carnevale & febbraio

gallerie degli orrori servono alla vita

maschere ai volti

cambiata la luce

ogni tavolata si eredita

marzo:

solco & contadino

il corvo fa la posta

ai semi

i tempi sbocciano

 

 

Grandi sviluppi

Yeah, grandi sviluppi in casa BBD. Dopo una lunga stagione d’incubazione, l’epidemia indipendentista degli “strammen Genossen” si allarga a un’altra pagina della rete. È infatti nato un laboratorio interattivo che dovrebbe portare (se gli “stramme Genossen” dovessero anche dimostrarsi “fleißige Genossen”) nientepopòdimenoche alla creazione di una nuova Costituzione per il Sudtirolo. Roba grossa, insomma. Anche tenendo conto del fatto che nella tradizione europea una Costituzione in genere nasce dopo una fase più o meno cruenta di conflitti sociali. Qui invece avremmo a che fare con una Carta nata durante un periodo di prosperità e di pace: kind des wetters & mutter der trauben, per citare forse la più bella poesia di n. c. kaser (“lied der einfallslosigkeit”).

Solo per darvi un assaggino (il resto può essere comodamente esaminato cliccando QUI), ecco il primo articolo “in fieri” della Costituzione Sudtirolese:

(1) Südtirol ist eine demokratische Republik innerhalb der Europäischen Union

Visto che l’estensore della pagina web sulla Costituzione Sudtirolese invita tutti a partecipare alla discussione, vorrei qui dare il mio modesto contributo. Devo farlo qui perché purtroppo ogni cosa io scriva sulle piattaforme di BBD (sulla vecchia, ma suppongo anche sulla nuova) finisce nel cesso. Ovvero nel cestino che sempre l’estensore della pagina web in questione ritiene adatto ad accogliere i miei (indesiderati) contributi. Ma sono “stramme Genossen” e posso capirlo. Del resto, l’indipendenza o la scrittura di una nuova Costituzione non sono affari per mammolette. La durezza d’animo, fino a sembrare quasi stolidi, è un prerequisito fondamentale se si vogliono raggiungere grandi risultati.

Articolo 1, si diceva. Qualche giorno fa avevo letto su Internazionale (10/16 febbraio 2012, N. 935, p. 30) un articolo di José Ignacio Torreblanca (si tratta del direttore della sede spagnola dell’European Council for Foreign Relations, fra l’altro) che, parlando del secessionismo europeo, indicava un punto non trascurabile:

Non è mai stato chiaro se una volta indipendenti i nuovi stati rimarrebbero nell’Unione europea o dovrebbero chiedere l’adesione, anche perché alle considerazioni giuridiche si unirebbero quelle politiche. Alle difficoltà di un futuro indipendente si aggiunge poi la questione monetaria. Il giorno dopo la loro indipendenza i nuovi stati dovrebbero infatti emettere una loro moneta o usare l’euro senza far parte dell’unione monetaria come fa il Montenegro, in attesa della sua adesione ufficiale. In ogni caso i nuovi stati dovrebbero rivolgersi ai mercati per finanziare i debiti ereditati e i loro bisogni finanziari.

Ecco. Sicuramente le preoccupazioni di Torreblanca fanno un baffo ai nostri “stramme Genossen” e quello che altrove “non è chiaro” per loro è invece “chiaro come il sole”. L’articolo 1 è assai esplicito: il Sudtirolo indipendente non avrà bisogno di chiedere l’adesione all’Europa in quanto il suo “passaggio” all’Europa (passaggio istantaneo, come un battito di ciglia) gli è garantito per diritto divino. E la stessa cosa accadrà per la moneta (ricordo che qualcuno, tempo fa, ironizzava sulla creazione del Durno). Mentre l’Italia, assieme al resto dei paesi meridionali (dalla Grecia alla Spagna) si avviano così ad uscire mestamente dalla moneta unica, l’indipendenza sudtirolese usufruirà senz’altro del mantenimento della valuta con la quale verranno brillantemente e velocemente finanziati tutti i debiti e bisogni del caso (e qualcosa verrà sicuramente anche regalato, nel generale clima di festa).

Come si vede, scrivere una Costituzione driblando ogni possibile problema non è per nulla difficile. Basta volerlo ed eventualmente eccedere un po’ con la fantasia. O pìù semplicemente basta non avere neppure la più pallida idea dei problemi connessi alle proprie affermazioni. E non è certo la volontà, la fantasia o la totale ignoranza dei problemi connessi alle proprie affermazioni quello che manca ai nostri imprescindibili “stramme Genossen”. Però fateglielo notare con delicatezza e soprattutto senza il minimo ricorso all’ironia. Altrimenti finirete anche voi nel cesso. 

Risposte ai critici (at the risk of seeming nasty)

Non nascondo che il mio ultimo articolo avesse un obiettivo polemico abbastanza preciso. Anche se non esplicitamente nominate, le persone che avevo individuato come possibili referenti della mia analisi si sono fatte vive o in modo diretto (che poi è il modo più civile), intervenendo nella discussione sottostante, oppure insistendo a lanciare i loro risibili strali al mio indirizzo senza affrontarmi direttamente nello spazio che io stesso avevo predisposto al confronto. Poco male. Dato che si tratta, come accennavo, di argomenti risibili, non è necessario diffondersi oltre.

Piuttosto, un breve corollario a questa vicenda sulla scorta di un prezioso suggerimento di lettura inviatomi dall’amico Franz Mozzi [QUI]. È una notarella utile soprattutto a chi, parlando di certi argomenti, vorrebbe eccellere in distinzioni sempre molto democratiche e tolleranti. Del tipo: eh, ma guarda che ci sono anche tanti aspetti positivi da sottolineare e la cosa può essere vista da molti lati e generalizzare è sbagliato e comunque la censura, qualsiasi censura, ma proprio qualsiasi-qualsiasi-qualsiasi censura è ideologicamente scorretta e quindi SEMPRE dare la parola a tutti, ma proprio a tutti-tutti-tutti e su tutto-tutto-tutto. Anche se poi, a quelli, nessuno pensava di togliergliela, la parola. Ed ecco infatti che già avere la parola non basta, ché ci vuole un megafono, una piazza, un CineForum. I famosi libertari fasulli di cui si diceva, insomma.

At the risk of seeming nasty;  Having a fascist  organization without all of the anti-Semite rhetoric and associated hero worship for Adolph and Benito (and of course any of their Literary Stars) it  is a bit like having taken  all of the big terds out of  excrement soup and then calling everyone to the table to enjoy meat ball stew.
 
 

La falsa tolleranza dei nostri libertari fasulli

Del presidente dell’Istituto per la memoria nazionale polacca, Lukasz Kaminski, una bella citazione che prelevo da un articolo del New York Times: “In order to defend ourselves in the future against other totalitarian regimes, we have to understand how they worked in the past, like a vaccine” (per difenderci in futuro da altri regimi totalitari, noi dobbiamo capire come hanno potuto funzionare in passato, come un vaccino). I regimi totalitari a cui allude Kaminski sono evidentemente quelli comunisti dell’ex blocco orientale. E la necessità di comprendere il loro funzionamento si basa sulla riscoperta di un’opera di prevenzione tanto più utile quanto più, apparentemente, il tempo di quei regimi sembra definitivamente passato.

Un vaccino di questo tipo sarebbe però utilissimo anche da noi. Soprattutto in Italia e soprattutto a Bolzano. Negli ultimi vent’anni, infatti, l’atteggiamento pubblico nei confronti del periodo fascista e delle persone che mostravano di non disdegnarne alcuni tratti caratteristici è diventato progressivamente sempre più blando e accondiscendente. Quando non addirittura insensibile al ricordo delle devastazioni patite per colpa di una dittatura definita dallo storico Emilio Gentile un “metodo di conquista e gestione monopolistica del potere da parte di un partito unico, al fine di trasformare radicalmente la natura umana attraverso lo Stato e la politica, e tramite l’imposizione di una concezione integralistica del mondo”. Chi volesse comprendere genesi e fenomenologia di una simile degenerazione legga il libro “Viva Mussolini. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini” (Garzanti) di Aram Mattioli, che ricostruisce in dettaglio la crisi d’identità nazionale evidenziata dalla “crisi dell’antifascismo” e dal parallelo consolidarsi di un’egemonia culturale di destra ipocritamente spacciata come malleveria per la libertà d’espressione (qualsiasi tipo d’espressione, anche l’apologia del fascismo).

In questo quadro desolante non è dunque troppo strano che, anche nella nostra provincia, si trovino persone sufficientemente ingenue o corrive da prestarsi – sbandierando una malintesa libertà di pensiero – a favorire le operazioni di marketing di un’organizzazione dichiaratamente fascista come Casapound Italia, in perenne ricerca di visibilità e ascolto.

Quando Voltaire, citato spesso a sproposito in casi del genere, diceva di essere disposto a dare la vita affinché ognuno potesse esprimere il proprio pensiero, sicuramente non intendeva il pensiero di chi, storicamente, proprio dall’offesa e dalla soppressione del libero pensiero ha ricavato la propria giustificazione politica. Certi nostri liberali o libertari locali, da questo punto di vista, dimostrano di non avere capito la pur elementare lezione.

Corriere dell’Alto Adige, 22 febbraio 2012, pubblicato con il titolo La nostra storia può essere un vaccino