I Freiheitlichen sul viale del tramonto

Freiheitlichen

Forse parlare di tramonto è affrettato. Forse si tratta di una momentanea eclisse, e al sole blu dell’avvenire si è solo sovrapposto un plumbeo pianeta fatto di risentimento e incomprensione. Fatto è che, dopo il relativo successo conseguito alle provinciali dello scorso ottobre, con ben sei consiglieri eletti, il partito guidato da Ulli Mair ha vissuto una decadenza assai repentina. Fino all’esito deludente delle ultime comunali, che ha determinato il gesto estremo compiuto dalla Obfrau e dai suoi sostituti: abbandonare il timone del partito e chiedere un ricambio capace in qualche modo di emulare quanto fatto dalla Svp mediante l’operazione Achammer.

In realtà, considerando gli eventi alla luce di una parentesi temporale più estesa, i segni premonitori di tale decadenza avrebbero potuto essere decifrati con un cospicuo anticipo. Un primo chiarissimo segnale fu l’abbandono del partito da parte di Thomas Egger, poi confluito senza successo nel piccolo movimento capitanato da Andreas Pöder (BürgerUnion). Era stato infatti proprio l’ex sindaco di Vipiteno ad incarnare con la sua attività investigativa lo spirito anti-sistema dei “Blau”, rendendo plausibile un’opposizione alla Svp non ideologica o scontata, ma pragmatica e sicuramente più efficace.

L’affermazione del dominio di Ulli Mair, celebrato col “sacrificio” di Egger, ha ribadito in buona sostanza una linea che si è rivelata vincente solo in apparenza. Il suo significato è stato quello di inibire la crescita di uno spettro di possibilità più ampie, permettendo che dal vertice alla base si delineassero figure in grado di rendere il partito un organismo effettivamente vivente, con ipotesi di ricambio a medio termine. Persone capaci di subentrare nel caso una crisi improvvisa – come quella che poi si è realmente verificata in occasione dello scandalo delle pensioni e, in modo più marginale, ma non meno pesante sul piano simbolico, a causa della vicenda del sex toy pagato con soldi pubblici – costringesse l’intero gruppo dirigente a mettere in questione la propria leadership.

Questi sono i motivi che rendono ancora nebuloso il futuro dei Freiheitlichen. Nel partito regna un sentimento che in tedesco viene chiamato Ratlosigkeit, vale a dire di perplessità e disorientamento. Tutti danno per scontata la batosta alle elezioni europee. Ma è soprattutto la mancanza di una valida figura emergente – a meno di considerare il patriottismo fanatico di Michael Demanega la risposta da dare al pragmatismo di Philipp Achammer – che abbassa di molto le speranze di una pronta rinascita.

Corriere dell’Alto Adige, 10 maggio 2014