Bolzano 1921-2016

Fascisti I

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Mani pubbliche sull’aeroporto

Dello Sbarba Kompatscher

In questi giorni gli altoatesini stanno trovando nella loro cassetta postale un depliant, pubblicato dal Consiglio provinciale, riguardante il referendum consultivo sull’aeroporto del 12 giugno. Iniziativa apprezzabile, visto che espone in modo sintetico la prospettiva del “sì” e del “no”. Rimangono tuttavia forse in ombra gli scenari futuri collocati sul duplice crinale della decisione da prendere.

A tal proposito è opportuno che i cittadini non si fermino soltanto ad osservare distrattamente le due copertine: la prima – quella affermativa – ci mostra un padre felice e un figlio, altrettanto felice, che tiene in mano un minuscolo velivolo (curiosamente sembra un modello da guerra); la seconda – negativa – rappresenta quattro bambini con la faccia disgustata, le mani sulle orecchie, mentre sopra le loro teste, sfrecciando a pochi metri dal suolo, incombe un colosso alato. Per capire l’alternativa occorre entrare nel merito degli argomenti, soppesarli attentamente, e provare soprattutto a riflettere su uno dei punti essenziali, costituito a mio avviso dalla domanda: cosa accadrà se il fronte dei contrari riuscirà ad imporsi?

In un dibattito pubblico promosso a Bolzano dalla Cisl, il governatore Arno Kompatscher e il consigliere provinciale dei Verdi Riccardo Dello Sbarba hanno tratteggiato approcci divergenti, ancorché sospesi (è il caso di dirlo, parlando di aerei) su un dubbio molto rilevante. Il primo ha infatti minacciato che l’abrogazione della legge, con il conseguente ritiro del finanziamento pubblico per lo scalo locale, non può a priori escludere che l’Enac si risolva a cedere l’aeroporto a dei privati, ponendo con ciò a rischio la tenuta della funzione di controllo esercitata sinora dalla Provincia; il secondo ha invece fatto intendere che ciò non costituirebbe un problema, perché il mancato ampliamento della struttura, oltre a circoscrivere l’appetito degli eventuali privati, ne promuoverebbe un utilizzo ridotto, meno impattante per l’ambiente e la salute dei cittadini della conca. Inoltre, sempre secondo Dello Sbarba, ciò non implica in nessun modo che la Provincia rinunci alle sue prerogative di controllo.

Entrambi d’accordo, dunque, sul fatto che debba essere la mano pubblica a proteggerci dagli artigli di quella privata. Ma ciò potrà avvenire grazie a un aeroporto maggiormente funzionante o con uno che funzioni il meno possibile? Chi andrà a votare, in fondo, scommetterà anche su una di queste due ipotesi.

Corriere dell’Alto Adige, 26 maggio 2016

L’idiosincrasia non è un progetto

Caramaschi Tagnin

In vista del ballottaggio di domenica, non sono poche le domande che turbano un elettorato già stanco e sfibrato. Il metodo con il quale verrà insediato il nuovo sindaco del capoluogo altoatesino esprimerà l’effettiva volontà popolare? Indipendentemente dal responso delle urne, egli riuscirà a ottenere poi la maggioranza di voti consiliari indispensabile alla formazione della sua giunta? In pratica due facce di un’unica medaglia, ma la distinzione è utile per sgranare i problemi dei quali occorre prendere coscienza al fine di capire ciò che può accadere dopo il 22 maggio.

Per quanto riguarda il metodo, la polemica è stata innescata da Giovanni Benussi e poi si è alimentata anche dalla parte di centrodestra raccolto attorno alla candidatura di Mario Tagnin, allorché è diventato chiaro che si sarebbe riformato il consueto asse Svp-Pd. Da tale punto di vista, in effetti, il voto di domenica potrebbe avere scarsa influenza, poiché è difficile immaginare che un eventuale successo del candidato di Uniti per Bolzano e Lega possa riuscire a ribaltare gli accordi già stipulati tra le forze sinora unite nel governare la città. Dovendo rispettare la legge elettorale vigente (che, come noto, non attribuisce alcun premio di maggioranza), sarebbe in ogni caso improprio parlare di un tradimento della volontà popolare. Piuttosto, bisogna constatare ancora una volta come il centrodestra — presentandosi diviso — abbia mancato la possibilità di giocarsi la partita davvero alla pari.

Renzo Caramaschi, dunque, ha incassato per tempo l’appoggio di Svp e «Io sto con Bolzano» di Angelo Gennaccaro. Permangono, tuttavia, dubbi che potremmo definire di natura idiosincratica. Il nodo da sciogliere concerne ancora l’inclusione (auspicata da Caramaschi) o l’esclusione (richiesta dalla Svp) dei Verdi, che intanto hanno comunque sciolto la riserva e annunciato la volontà di dare il loro apporto governativo. L’allergia della Svp agli eco-sociali inerisce un contesto più ampio, proiettato già sulle provinciali del 2018, nel tentativo di nuocere a un concorrente insidioso. Forse stavolta, però, il partito di raccolta, almeno a livello cittadino, dovrebbe ridurre il proprio impulso a considerarsi onnipotente. Non è infatti scontato che l’allestimento di una «grande coalizione», dall’identità politica più sfumata o dai confini costantemente variabili, chiuderebbe il varco ad esiti incerti. Forse rappresenterebbe, al contrario, un incerto navigare a vista.

Corriere dell’Alto Adige, 19 maggio 2016

Le ragioni di un successo

Bonazza Puglisi Trigolo

Per spiegare il successo elettorale di CasaPound è utile andare oltre lo stereotipo esplicativo inerente l’avanzata dei «fascisti del terzo millennio». Preoccuparsi significherebbe ben poco se non riuscissimo anche a comprendere perché ciò sia accaduto, al fine di individuare strategie di contenimento.

La prima questione da chiarire riguarda proprio la valutazione critica dell’etichetta politica che gli stessi esponenti di CasaPound rivendicano con orgoglio allorché vengono chiamati «fascisti». Vittorio Foa, uno dei padri della Repubblica nata dall’antifascismo, ha scritto: «Il fascismo è stato un fenomeno storico che ha avuto un inizio e una fine e farlo diventare una categoria ideologica è un errore pericoloso. Il male nuovo che c’è non si chiama fascismo. Credo che il male, l’intolleranza, la pulizia etnica e altro ci siano e vadano combattuti, ma se io le chiamo fascismo sono portato a rivedere le vecchie lotte e non le nuove». Analisi corretta, ma occorre una precisazione ulteriore. Può accadere, infatti, che la novità abbia bisogno d’indossare vecchi indumenti consunti, soprattutto se essi, in determinati contesti, sono tuttora portatori di una carica polemica (dunque attraente) capace di sfidare il pensiero dominante.

Per quanto riguarda Bolzano o, meglio, per molti suoi abitanti, in prevalenza di lingua italiana e residenti nelle zone lontane dal centro, il pensiero dominante è rappresentato da una certa versione ufficiale dell’antifascismo che qui ha assunto storicamente un duplice profilo: da un lato quello raccontato dalla «minoranza egemone», identificata con il potere provinciale «tedesco» ritenuto, a torto o a ragione, responsabile di aver emarginato la popolazione «italiana» da ogni scelta essenziale; dall’altro quello sostenuto da una sinistra oggi perdente, accusata non solo di essere succube del potere «tedesco», ma anche di praticare l’ideologia «buonista» dell’accoglienza dei migranti che lucrerebbero sui «nostri» servizi sociali per darci in cambio il «degrado».

Se a queste due micidiali componenti vittimistiche sommiamo il «darsi da fare» dal basso, ovvero gli esempi di un attivismo che tende a saltare con disprezzo la mediazione politica, schierandosi a fianco dei cittadini «indifesi», abbiamo tutti gli ingredienti principali di un successo che non potrà essere contrastato efficacemente senza prendere sul serio le sorgenti problematiche dalle quali si è finora costantemente alimentato.

Corriere dell’Alto Adige, 11 maggio 2016

Un passo falso dentro l’urna

Bolzano Napoli

Immagine di Roberto Tubaro

Non vi può essere campagna elettorale senza almeno un passo falso, qualcuno che inciampi su un luogo comune più in evidenza di un altro, la classica buccia di banana trovata (o addirittura messa lì apposta) per dare una pennellata di colore sullo sfondo grigio di banalità che altrimenti nessuno ricorderebbe.

Stavolta è toccato al giovane Sebastian Seehauser, capolista di una Svp sulla carta “innovativa”, scivolare sul più vieto dei pregiudizi. “Vogliamo una città pulita o Napoli?”, recitava un banner pubblicato sul suo profilo Facebook. Subito è scattata l’inevitabile polemica, ulteriormente pasticciata in seguito a spiegazioni che si affaticano a cercare una via d’uscita peraltro impossibile da trovare: “È ovvio che non volevo attaccare la splendida città di Napoli, ma fare riferimento al tragico scandalo dei rifiuti a Napoli. Mi dispiace che questo impegno viene utilizzato per discreditare politicamente la concorrenza. Chi ama Bolzano dovrebbe lottare assieme con tutti i gruppi politici per una città più bella, vivibile e anche pulita”.

Dopo aver letto le parole di Seehauser subito me ne sono venute in mente altre. Del resto non sono molte, e non solo in Italia, le città che, al pari di Napoli, hanno attirato su di sé descrizioni o anche semplici punti di vista a dir poco contrastanti. Il filo che le unisce è proprio l’impossibilità di trovare il minimo comun denominatore, la stabilità del giudizio. Ecco per esempio Guido Piovene: “La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra”. E di contrasto una condanna senza appello, pronunciata da un napoletano verace: “La mia fissazione è questa, che Napoli è una città disgraziata, in mano di gente senza ingegno e senza cuore e senza iniziativa” (Salvatore Di Giacomo). In un concerto fatto di tali e tante dissonanze la frase di Seehauser stenterebbe a ritagliarsi un ruolo, perché la cassa di risonanza che sta avendo non è certo la bellissima, e ovviamente complessa, Napoli, ma solo Bolzano e la sua striminzita arena politica.

Per tagliare corto: se Seehauser avesse detto “ci impegneremo a rendere Bolzano più pulita di come noi, che pur l’abbiamo governata, l’abbiamo lasciata” avrebbe fatto senz’altro miglior figura. Certo si sarebbe notato di meno, ma chi l’ha detto che il consenso arrivi sempre e comunque compiacendo le peggiori inclinazioni dell’elettorato?

Corriere dell’Alto Adige, 5 maggio 2016