Norbert C. Kaser e l’arrosto di aquila tirolese

Ieri, 27 agosto, era una data storica per la cultura sudtirolese. Ricorreva infatti il quarantesimo anniversario del giorno in cui il poeta Norbert C. Kaser, allora appena ventiduenne, prese la parola durante un simposio dell’associazione degli studenti universitari, tenutosi alla Cusanus-Akademie di Bressanone, per scagliare un fiammeggiante j’accuse contro il sistema locale, i suoi rituali d’autolegittimazione e condannare l’inaridimento spirituale che aveva ridotto il panorama letterario a una desolata landa spalmata di luoghi comuni ossessivamente ripetuti in difesa del mito di una terra “solo tedesca”.

Al pari della rana crocefissa di Martin Kippenberger, l’anno scorso al centro di furibonde polemiche, anche il discorso di Kaser divenne bersaglio di una serie impressionante di attacchi, denunciando così – come ha scritto Claudio Magris – l’esistenza soffocante del “conservatorismo talora retrivo della cultura ufficiale sudtirolese” che “conferisce involontaria importanza e autenticità a ogni deviazione, anche banale ma comunque liberatoria, da questo modello”. Il giudizio di Magris, steso a distanza di sicurezza, quando cioè la morsa di quel Sudtirolo ufficiale sembra ormai allentata, non risparmia una venatura critica. “Finché esiste, aggressiva e potente, la livida ideologia della Heimat, devono esserci poeti che, come Kaser, propongono di arrostire l’aquila tirolese (…) Ma ormai sarebbe ora che l’aquila tirolese venisse arrostita, mangiata e digerita una volta per tutte, senza più bisogno di sputare sui suoi ossi, così come sarebbe ora di scrollarsi di dosso la fissazione polemica del confine, smettendo di considerarla una peculiarità tirolese o triestina e rendendosi conto che essa può riguardare un milanese non meno di un abitante di Antholz o del Carso” (C. Magris, Antholz, in: Microcosmi, Garzanti, pp. 222-225).

La salutare scossa impressa da Kaser contribuì a sferzare le acque stagnanti della tradizione, anzi colpì al cuore quel concetto deteriore di tradizione che coincide con la sua mera “trasmissione”. Ma il rischio (rischio al quale, bisogna dirlo, lo stesso Kaser cercò sempre di sottrarsi) è quello di contrapporre semplicemente alla “tradizione tradita” un “manierismo della dissidenza” (atteggiamento che in un contesto culturale diverso – chiosa ancora Magris – risulterebbe puberale e patetico).

Piccola postilla. Impossibile trovare, tra gli scrittori locali di lingua italiana, qualcosa di simile a un Norbert C. Kaser. Soffrendo un contesto che ne ha da sempre formalizzato il ruolo di intrusi, la “dissidenza” degli altoatesini è stata facile vittima del manierismo del quale si diceva, parlando spesso per imitazione e non riuscendo a incidere in profondità sulla realtà. Neppure all’interno del proprio, più ristretto, gruppo d’appartenenza.

Corriere del’Alto Adige, 28 agosto 2009

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14 thoughts on “Norbert C. Kaser e l’arrosto di aquila tirolese

  1. Es scheint mir nicht ganz unnaiv anzunehmen, dass die “”Ideologie der Heimat”” überwunden werden kann, wenn man etwa die rassistischen Ausfälle gegen unseren Landesvater während seiner dreisprachigen Rede sieht.
    Das Verlangen eines Kaser sich als Underdog zu produzieren in Ehren – es braucht diese Art von gesellschaftlichen Impulsen.
    Wenn aber eine historisch gewachsene örtliche Gemeinschaft, vox populi hat sich bei eben jener Rede wiedereinmal unmissverständlich hören lassen, als Minderheit in die defensive Rolle als Schicksalsgemeinschaft gedrängt wird, wird sich am Status Quo nichts ändern. Der Schutzmechanismus der “”Ideologie der Heimat”” wird erst dann obsolet werden, wenn die Minderheit in keiner Weise Angriffen (Gegen die Würde, gegen die Sprache, gegen die Autonomie…) mehr von Seiten der Mehrheit ausgesetzt sein wird.

  2. È un po’ il problema dell’uovo e della gallina. Comunque le tue osservazioni non toccano il senso del mio articolo, quindi le lascio unkommentiert.

  3. N.C. Kaser “e un caso emblematico di scrittore senza lettori, nel senso che si “e rivolto a un sudtirolese indiviso che non c’era e che non c’“e. Il fatto che quel lettore non ci sia nemmeno oggi, lo dimostra la giornata di ieri: io non c’ero ma potrei scommettere una somma non inferiore ai tremila euro che il solito pugno di alternativi sudtirolesi (naturalmente finissimi lettori di Kaser) abbia dato vita alla solita giornata di celebrazioni tutte tedesche e dunque antikaseriane. Non solo: se non avessi diecimila euro di debiti, sarei disposto a scommettere che Alessandro Banda (uno che ha pubblicato il suo primo libro per Einaudi) ieri non c’era e che Zoderer, come sempre, ha letto un proprio testo senza togliersi il cappello.
    Il quarantennale della “Brixner Rede”, se la mia immaginazione non mi tradisce, mi dice allora che dai tempi della “Brixner Rede”, sul piano delle politiche culturali, non “e cambiato nulla. Anzi, di pi“u: forse la “Brixner Rede” non “e mai stata pronunciata e N.C. Kaser “e semplicemente un ubriacone che non aveva accesso all’Hotel Post, al quale, inspiegabilmente, sono state dedicate una piazza e una biblioteca.

    Se la mitologia del “Sudtirolo ideale eterno” non esistesse, sarebbe ora di inventarla.

  4. La mia tastiera, serva acritica delle miserie linguistiche sudtirolesialtoatesine, mi impedisce l’uso corretto degli accenti. Mi scuso soprattutto con quei frequentatori di Sentieri Interrotti che nel tempo libero praticano una strana forma di lotta greco-romana contro la sintassi.

  5. Norbert Conrad Kasers war sicher ein großer Schriftsteller….. als Mensch hat er aber grenzenlos versagt:
    Er war schwer alkoholsüchtig, war psychisch krank und musste mehrere Aufenthalte in Krankenhäusern und Nervenheilanstalten (Psychiatrische Klinik) überstehen. Er war Mitglied der Kommunistischen Partei Italiens.

  6. Norbert Conrad Kasers war sicher ein großer Schriftsteller…

    Ecco, infatti. E questa è anche l’unica cosa che personalmente mi interessa.

  7. Das glaub ich dir jetzt aber echt nicht…
    Gerade ein Philosoph wie du sollte Interesse haben, wieso der Mann schwerer Alkoholiker und Nervenkrank war, bzw wodurch er es wurde – denn da liegt das Geheimis seiner große Schaffensgabe.

    Wie so oft hast du die Antwort schon längst gefunden – glaubst sie aber nicht, bzw. diskutierst sie buchstäblich geistig zu tode.

  8. Guarda, è proprio alla luce di una ben precisa posizione filosofica (tecnicamente: fenomenologica) che io ripudio un’interpretazione dell’arte “psicologica” o “biografica”. È del tutto EVIDENTE che determinate esperienze siano all’origine di una determinata produzione artistica, ma questa “origine” non risolve in nessun modo il signficato di un’opera, né riesce a “spiegarla”.

    Siccome il discorso è molto complesso, rinuncio a darne anche sommariamente ulteriori ragguagli.

  9. mazinga, du bist kein schriftsteller und auch sonst kein besonderer mensch, und dennoch hast du als mensch grenzenlos versagt: du bist mitglied der S.Fr.

  10. Wie kommt man immer noch auf die Idee, Menschen in höher- und minderwertige “Menschentypen” zu unterteilen?

    “schwer alkoholsüchtig, psychisch krank […] Mitglied der Kommunistischen Partei Italiens.”

    Na und?

  11. @Mazinga Z

    Sind wir immer noch bei der simplizistischenVorstellung: Ein Mensch ist so und so und deshalb agiert er so und so.

    Ich sehe einen Menschen immer wie einen Tunnel. Wenn man hineinblickt, sieht man nicht immer das Ende. Da gibt es Biegungen, Windungen, Ein- und Ausgänge…

    Du bist hoffentlich auch nicht nur das, was man am Tunneleingang erblickt 😉

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