Sugli alpini

Fortuna che non abito a Bolzano e quindi dell’imminente adunata degli alpini (si parla di cifre a cinque zeri) potrò al massimo percepire una eco lontana. Un tema comunque che mi piacerebbe sviluppare è questo: perché non esistono voci critiche al riguardo, voci – voglio dire – capaci di esporre questa critica in uno spazio pubblico organizzato secondo uno schema top-down (giornali, televisioni, radio)? In effetti è proprio così. Nei confronti degli alpini, tutti (sto parlando ovviamente di tutti i mezzi d’informazione in lingua italiana, anche se non solo) si dimostrano, se non proprio entusiasti o compiacenti, almeno molto tolleranti. L’adunata viene vista come un’allegra rimpatriata di buontemponi dediti al culto del cameratismo e dell’allegria alcolica, e dei soldati (in fondo si tratta di ex-soldati, no?) affiorano solo quei tratti edulcorati che fanno legittimamente storcere la bocca a chiunque non si accontenti di una rappresentazione molto retorica della loro ragione sociale (appunto: siccome però a storcere la bocca sembra di fare qualcosa di particolarmente strano, alla fine si è quasi costretti a supporre che la maggioranza delle persone sia ghiottissima di tale retorica). Insomma, al pari dei morti, a quanto pare anche degli alpini non se ne può dire che bene. Ma perché?

Sarei rimasto senza una plausibile risposta se non avessi letto (qualche minuto fa) un’eccellente analisi di Hans Heiss. Lo storico e consigliere provinciale dei Verdi ha eseguito (da par suo) un’assai brillante disamina del fenomeno degli alpini, confrontandoli (ovviamente non assimilandoli) agli Schützen.  Consiglio veramente di cuore di leggere queste righe di Hans Heiss. Sono come un raggio di luce gettato nel buio pesto di chi in genere – affrontando questi argomenti – non fa che rimestare nel solito torbidume di sempre [eccone un esempio].

L’articolo di Hans Heiss lo potete leggere QUI.

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4 thoughts on “Sugli alpini

  1. “perché non esistono voci critiche al riguardo, voci – voglio dire – capaci di esporre questa critica in uno spazio pubblico organizzato secondo uno schema top-down (giornali, televisioni, radio)?”

    fischst du mit dieser frage nicht auch im trüben? denn genau diese frage impliziert ja wohl die gegenüberstellung der beiden ff-cover. oder hab ich da (wieder einmal) etwas nicht richtig verstanden?

  2. I miti crollano

    Mi sun alpin
    me piase el Gin
    perché anche in degli alpin
    gh’è qualche checa.

    [Stefano Benni, Prima o poi l’amore arriva]]

  3. CRITICANO SEMPRE
    perché mi accompagno con gli inferiori.
    Ma non mi accompagno con gli inferiori; mi accompagno coi miei uguali.
    Tu credi di essere più istruito perché hai fatto le scuole; e che il soldato popolo ti sia inferiore.
    Credi che la saviezza dipenda dall’alfabeto.
    E la nobiltà dal sartore.
    Ma io tutte queste cose non le credo.
    Tu, cos’è stata fin qui la tua vita?…
    E allora io mi accompagno col mio trombettiere contadino; invece.
    Che à un’anima tanto ricca che trabocca in poesia, quando mi racconta il combattimento contro la miseria ch’è stata la sua delle vite.
    E mi porta le notti sul piroscafo quando dormiva sopra la caldaia e i piattini gli facevan la musica per compagnia; e mi fa vedere la barchetta di salvamento, nel naufragio, che quando faceva cocuzzolo l’acqua, saliva come un uccellino…
    E ha della mitraglia nel corpo, sai.
    Ah! sì che mi accompagno con questo inferiore.
    Quando son stato con lui mi sento consolato.
    E credo nella patria.
    E prego per lui che torni alla sua donna – e alla patria – che allevi i suoi figlioli a sé. E alla patria.
    Ma tu, che sei superiore, va pure al tuo destino.
    E stanne pure lontano.
    Se ti ubbidisce è perché stai lontano.
    Il suo rispetto è fondato sulla fede che la gerarchia sia giustizia, che sia merito, che sia premio.
    Forse crederà che tu l’abbia guadagnato.
    Guai se perdesse questa fede!
    Guai se ti conoscesse davvero!
    TU, PER SERVIRE LA PATRIA, devi stargli lontano.

    [da Piero Jahier, Con me e con gli alpini, 1910]

  4. La mia domanda è chiara e nasce da un’esperienza diretta. Se vuoi (io volevo) criticare gli alpini, salta subito fuori qualcuno che te lo sconsiglia. Anche se magari chi te lo sconsiglia non è esattamente un fautore di simili manifestazioni. Indagare i motivi di un simile “blocco” secondo me non sarebbe un’attività oziosa. Ma io ho trovato dei buoni spunti nell’articolo di Hans Heiss e per questo li segnalavo. Poi, il fatto che Hans Heiss riesca a criticare gli alpini coinvolgendo in una stessa critica (ma non secondo una medesima motivazione) anche gli Schützen ci porta a vedere forse ancora più da vicino in che cosa consista, esattamente, la logica di quel “blocco”. Se uno invece rimane nel torbido (ritenendo cioè che i nessi “sistemici” tra i due fenomeni – alpini e Schützen – non siano così evidenti e quindi accontendansosi di replicare all’infinito la solita tiritera antinazionalista) secondo me a questa domanda non riesce a rispondere. Sono stato chiaro?

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