La convivenza difficile

Campo-Profughi-Bab-el-Salam-1

Due bambini nel Campo Profughi Bab el Salam sul confine turco in Siria. Foto del viaggio di Lorenzo Locati: http://goo.gl/W4NqUH

“La convivenza pluri-etnica, pluri-culturale, pluri-religiosa, pluri-lingue, pluri-nazionale… appartiene dunque, e sempre più apparterrà, alla normalità, non all’eccezione”. Queste parole si leggono all’inizio di un piccolo e prezioso scritto di Alexander Langer, conosciuto con il titolo di “Tantativo di decalogo per la convivenza interetnica”. Davanti ai fenomeni di impressionante portata, come quelli che stiamo vivendo, è utile riferirsi alla guida di chi, già vent’anni fa, decifrava non con lo sguardo del profeta, ma semplicemente con l’intelligenza appropriata, l’impronta del nostro tempo.

Eccezione è dunque il mondo di ieri – die Welt von Gestern, per citare Stefan Zweig –, in cui il concetto di patria si declina in senso nazionale, e purtroppo molto spesso anche in senso nazionalistico. Un mondo regolato da vincoli e barriere, sostenuto da patti di sangue impastato con terra, in primo luogo la terra sulla quale sono tracciati chiari confini, anch’essi fatti di sangue, tra “noi” e gli “altri”. Normalità è invece il mondo di oggi e di domani, quello fatto dalle carovane dei migranti, dei profughi in marcia sulle autostrade d’Europa, alcuni dei quali accolti in modo commovente da chi ha ritrovato lo spirito della nostra storia migliore (“Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elisium…”), ma che non esclude la reazione avversa, la nostalgia per la chiusura, per il ritorno a un mondo diviso, in cui non si concede umana pietà neppure per un bimbo di tre anni annegato in mare.

Alexander Langer, per tornare al suo Decalogo, viene considerato a torto un apostolo ingenuo della convivenza. Oggi qualcuno che ama usare facili e stupidi slogan gli darebbe del “buonista”. Nulla di più sbagliato. Dalle sue pagine si evince al contrario un’acuta consapevolezza di quanto sia difficile mettere d’accordo persone di origine diversa, di come sia complesso realizzare quella società interetnica che non deve essere forzata (Langer era contrario a forzature di tipo morale) in quanto è già qui: si tratta piuttosto di riconoscerla per affrontare tutti i nuovi problemi che essa implica. Problemi, non gioie senza fine.

Da ora in poi dovremo accuratamente distinguere tra chi vuole risolvere i problemi perché ne ha consapevolezza e chi invece si volta dall’altra parte, sperando irresponsabilmente che le difficoltà si dissolvano semplicemente non pensandoci, o lasciando che se ne occupino sempre gli altri. Allora come adesso, “l’alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza”.

Corriere dell’Alto Adige, 12 settembre 2015

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