Gli Schützen e il nuovo fiume

Profughi

Da qualche mese un nuovo fiume bagna Bolzano. Non ha argini invitanti sui quali distendersi per prendere il sole. È il fiume dei profughi. Sono gli scampati agli orrendi viaggi della “speranza”, i sopravvissuti del mare, molti di loro diretti verso l’Europa del nord ma fermati al confine a causa del famigerato accordo di Dublino: il segno evidente della fallimentare politica di accoglienza da imputare all’Europa nel suo complesso, dimostratasi cinicamente restia ad affrontare quel che adesso viene ipocritamente dichiarato uno “stato di emergenza umanitaria”.

Impreparati al pari degli altri, anche gli altoatesini stanno così prendendo coscienza della disperazione ormai davanti alla porta di casa. Si pone perciò la domanda sul che fare; per fortuna la risposta intanto è già arrivata dai volontari che hanno cominciato a fornire il loro concreto aiuto. Nel piccolo parcheggio dei taxi di fronte alla stazione di Bolzano da qualche giorno è in sosta un camper dell’associazione Volontarius: non sono pochi i singoli cittadini che vi si recano per lasciare soldi, coperte, qualche genere di conforto. Ma anche la politica si sta muovendo, seppur con lentezza. L’assessora provinciale Martha Stocker ha annunciato che, d’accordo con l’amministrazione ferroviaria, verrà allestito in corrispondenza del primo binario un punto di ristoro. Se il flusso continuerà – e tutti i segnali vanno in questa direzione – anche altri Comuni dovranno poi fare la loro parte.

Al margine di una vicenda che sollecita la società civile ben oltre i soliti problemi di infima o media taglia con i quali siamo soliti confrontarci (basti pensare alla fiacchezza della presente campagna elettorale, avara di spunti e quindi quasi ignorata dalla popolazione), la stringente questione posta dalla migrazione di massa fa esplodere le contraddizioni del nostro mondo eternamente sospeso tra nostalgia del bel tempo antico e le sfide, anche drammatiche, della modernità nella quale siamo immersi.

Ne è una spia la differenza di atteggiamento mostrata dagli Schützen del Tirolo settentrionale e quelli locali. I primi, secondo le parole del Landeskommandant Fritz Tiefenthaler, disposti a sostenere comuni e parroci nei limiti delle loro possibilità e persino a impartire qualche lezione di tedesco; i secondi, al contrario, bravi solo a rimarcare il concetto che gli aiuti vanno portati in primo luogo nelle terre di origine dei profughi. Come dire: il miglior modo per soccorrere uno che annega è lanciargli un paio di monete in modo che si costruisca una piscina dove potrebbe imparare a nuotare.

Corriere dell’Alto Adige, 30 aprile 2015

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