Senza Duce

Talvolta la ragione non basta. Occorre il caso, per far progredire la storia. La vicenda del fregio mussoliniano che dagli anni cinquanta campeggia sul frontone del palazzo delle finanze di Bolzano – finito nel paniere delle richieste scaltramente sottoposto dalla Svp al pericolante ministro Sandro Bondi – sta lì a dimostrarlo.

Per quanti anni s’è discusso inutilmente sulla sua conservazione o sulla sua rimozione? Al pari degli altri simboli dell’epoca fascista, l’ingombrante opera di Hans Piffrader ha rappresentato, fin dal giorno della sua inopportuna collocazione, una delle testimonianze più tangibili dello spaesamento storico e culturale del gruppo linguistico italiano in questa terra, rendendolo con ciò un facile e inevitabile bersaglio del nazionalismo di marca tedesca. Una sobria e razionale analisi del suo evidente significato avrebbe consigliato di provvedere per tempo al suo smantellamento o al suo trasferimento in un contesto museale. E questo avrebbe dovuto avvenire indipendentemente dalle ovvie pressioni esercitate dai suoi detrattori. Invece si è sempre preferito tergiversare, confondendone il valore documentale con la difesa di una dubbiosa trincea identitaria. Finché, per l’appunto, soltanto il caso avrebbe potuto sbloccare la situazione.

Certo, la messa in discussione di questo e degli altri “relitti fascisti” è avvenuta con un metodo a dir poco piratesco, sfruttando l’affanno di un ministro disorientato e confuso, disposto quindi a firmare qualsiasi cosa, pur di salvarsi. Circostanza imbarazzante. Di più: un modo di procedere censurabile che, comprensibilmente, è ritenuto inaccettabile anche da chi non ha mai manifestato l’intenzione di difendere quei monumenti. Ma chi esprime solo rammarico e pensa che le cose sarebbero potute maturare ugualmente, magari intessendo trattative e argomenti alla ricerca di una soluzione più “condivisa”, farebbe meglio a interrogarsi sulle proprie responsabilità e sul proprio ritardo.

Per quanto sia difficile, comunque, soprassediamo un istante sulla pessima gestione del caso da parte del ministro e proviamo a ragionare sul risultato. Senza il suo duce a cavallo, posto che le promesse estorte a Bondi vengano mantenute, Bolzano non diventerà meno “italiana” (o più “tedesca”). Diventerà solo migliore. Liberata dai suoi fantasmi di pietra, potremmo davvero cominciare a proiettare la città verso il futuro, oltre le secche di un’epoca che qui da noi è durata fin troppo.

Siamo infine consapevoli che l’eventuale scomparsa del duce non risolverà come d’incanto problemi legati ai rapporti tra i gruppi linguistici. Essi troveranno forse altre forme per rinascere. Ma anche se la convivenza non sarà mai un risultato acquisito per sempre, cioè privo di contrasti residui, è necessario cogliere ogni occasione per renderla almeno più probabile e duratura.

Corriere dell’Alto Adige, 28 gennaio 2011

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63 thoughts on “Senza Duce

  1. assolutamente d’accordo con te! è curioso poi come quelli del PDL che sempre si dichiarano anti-fascisti, nelle ultime ore abbiano tolto la maschera e mostrato il loro vero volto… e cioè il volto di chi, in fondo in fondo, il fascismo non l’ha mai condannato fino in fondo.

  2. Alla sillaba. Avrei scritto esattamente alla sillaba quello che hai scritto tu. Per quel che può valere.

  3. A questo proposito sono inquietanti i toni di una petizione on-line (promossa, tra l’altro, da qualcuno che, fino a pochi mesi fa era nel partito di quelli che “con il tricolore ci puliamo il culo” e che lì si è fatto eleggere):

    ANCORA UNA VOLTA GLI ITALIANI DELL’ALTO ADIGE DEVONO ASSISTERE IMPOTENTI ALLA SVENDITA DEL LORO PATRIMONIO ARTISTICO ED IDEALE…

    Sulla “svendita”, nulla da ridire. Sul fatto che chi ha svenduto sta nello stesso partito di chi promuove la petizione, è paradossale. Quello che è preoccupante è che ci si indigna perché, togliendo un busto del Duce, si starebbe “svendendo il patrimonio ideale degli italiani”. Quindi, se capisco bene, il “patrimonio ideale” degli italiani della provincia di Bolzano dovrebbe coincidere con i relitti fascisti. E poi coa ci sarebbe di così scandaloso nella volontà di storicizzare falsi ossari creati solo per dimostrare l’italianità di una zona e il fatto che sarebbe stata conquistata militarmente? Cosa c’è di male nel riconoscere questi falsi storici? È anche questo il “patrimonio ideale” (per non parlare di quello artistico) degli italiani?
    Io sono italiano ma penso di no.
    Sul fatto che i modi dell’accordo Svp-PdL sia scandaloso non c’è dubbio. Sul fatto che ancora una volta quelli della Svp hanno ottenuto precisamente quello che volevano, dimostrandosi praticamente onnipotenti, anche su questo non c’è dubbio. Ma perché legare l’identità degli italiani a dei relitti fascisti?
    Boh, mistero.
    Mi sembra il solito parlare alla pancia e ai visceri degli elettori.

  4. Malgrado stia di fatto dalla parte di chi quei monumenti non li vuole, posso capire come si sentano gli italiani di Bolzano. E’ una delle rarissime volte che ho compassione di loro (quì lo dico e quì lo nego).
    Però è innegabile che loro ed i loro rappresentanti siano stati venduti ed umiliati. Forse la prossima volta che da Vienna arriverà una doccia gelata su qualche argomento che stia a cuore ai Sudtirolesi, gongoleranno di meno, una volta capito come ci si sente. Ma dubito faranno tesoro dell’esperienza.

    Il fatto è che nè a Vienna nè a Roma importa davvero qualcosa di questo territorio e di questa gente. Siamo quattro gatti e, per quanto ci si possa scannare su alcuni temi tra noi, agli altri non frega nulla.
    Io vedo il modus operandi della trattativa e l’abbandono degli altoatesini a sè stessi, come un motivo in più per chiedere l’indipendenza. Il mercato delle vacche non è un buon biglietto da visita per la politica e la presunta tutela che i bolzanini sentono così forte in virtù dell’ appartenenza statale si è rivelata un nulla. La prossima volta è meglio trattare da pari a Bolzano che farsi vendere da qualcuno a Roma.
    Ma anche questo messaggio temo non passerà.

  5. @Fabius: “alcuni” italiani di Bolzano. “Molti”. Anche la stragrande maggioranza, ti concedo. Tengo però a precisare, pur essendo indubitabilmente “italiano di Bolzano” (in quanto nato a Bolzano da genitori italiani) di sentirmi ed essere qualcosa d’altro, che non sto a definire, ma che certo sfugge a quest’automatica identificazione con quei monumenti. Che, per inciso, mi dà pure sui nervi. I puntini sulle i, per cortesia.

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  7. Vabbè… lo stai dicendo ad un italiano di Gargazzone. So com’è la questione, mi ci raccapezzo con la fauna bolzanina. Solo che “italiani di Bolzano” è un’ espressione cristallizzata e non indica tutta la popolazione, ma la pancia molle dell’elettorato “disagiato”.

    Comunque caro Gambero ora mi sembra che abbiamo qualche elemento nuovo per aggiornare il Bondolizer. Suggerisco una versione 1.1 con termini tipo “Sud-Tirolo” (grafia adottata per compiacere in modo sfacciato i più patriottici) “Monumento alla Vittoria” “Pompei” e molto, davvero MOLTO più Alka Seltzer!!! 🙂

  8. anche io sono d’accordo con te, gadilu. salvo due precisazioni.
    primo: non è stato il “caso” a metterci una pezza; ma un partito, con suoi rappresentanti, una sua linea, una sua tattica ben individuabile.

    secondo: avrei scritto più chiaramente chi, per parte italiana, non ha voluto “provvedere per tempo” al depotenziamento dei monumenti fascisti.
    complimenti

  9. Lucio, è stato il caso in questo senso: è un “caso” che l’accordo sui monumenti si sia potuto formulare in un frangente come questo (sfiducia a Bondi).

  10. inutile dire che per un italiano “di fuori”, cioè non altoatesino, il fatto che a Bolzano nell’anno 2011 ci sia ancora su un palazzo, per di più pubblico, un’effigie di Mussolini non scalpellata via o rimossa alla fine della guerra ha dell’incredibile, e che ciò abbia contribuito al salvataggio di Bondi è paradossale.

  11. non gli esponenti della destra nazionalista italiana, da giorgio almirante ai fratelli mitolo. E neppure i loro successori a roma e a bolzano, a qualsiasi corrente appartengano: giorgio holzmann e michaela biancofiore, alessandro urzì e donato seppi. Non è da loro, né dai loro sostenitori che ci si poteva aspettare alcun “depotenziamento” dei simboli fascisti in Alto Adige. Quell’area politico-culturale ai miti espressi dal monumento alla vittoria e dal duce a cavallo ci crede, o almeno ci ha convintamente creduto; ad essi ha legato la propria storia e la propria identità: è improbabile, anche se non impossibile, che proprio da loro provenga una riflessione critica.

    Gli altri invece potrebbero rispondere: i partiti dell’”arco costituzionale”, i reduci della resistenza, gli intellettuali più o meno impegnati, i benpensanti, i moderati e i militanti antifascisti, gli anti autoritari, i sinceri democratici, i sottili giuristi, gli acuti giornalisti, i langeristi italiani impegnati a denunciare le chiusure della nostra autonomia in nome di un’autentica convivenza e tanti altri ancora. a tutti loro si dovrebbe chiedere (tutti noi dovremmo chiederci): come è stato possibile che la comunità altoatesina si tenesse per oltre sessanta anni quei relitti fascisti? perché in due terzi di secolo non abbiamo prodotto, noi italiani, una adeguata mobilitazione per liberarcene?
    è una domanda molto semplice; molto più semplice della risposta che essa richiede. ma bisogna pur iniziare a darla, quella risposta, se vogliamo affrontare, da persone responsabili e con credibilità, quel “percorso condiviso” oggi da tutti invocato.

  12. Che i partiti italiani dell’arco costituzionale abbiano contribuito a trascinare questo problema è vero. Così come è un bene che si storicizzi tutto e nel caso del busto di Mussolini penso sia anche giusto toglierlo. Sarebbe come se in Germania ci fossero ancora bassorilievi di Hitler. Direi però che i partiti dell’arco costituzionale italiano sia a Bolzano che a Roma hanno contribuito in modo consistente a costruire un’Autonomia che per una minoranza non ha praticamente pari al mondo. Magari si sono scordati i monumenti fascisti ma per il resto hanno fatto tanto. Questa storia che la SVP si è conquistata l’Autonomia da sola mi pare un’altra di quelle belle favole che servono tanto a fare iconografia ma che nella realtà trova poco riscontro. Che la SVP sia un partito senza un progetto sostenibile per il futuro di un’Europa multietnica e senza confini e che al momento non è in grado di fare molto altro che rincorrere le destre, mi sembra anche piuttosto evidente. Quindi direi che le debolezze sono equamente distribuite tra italiani e tedeschi. Che siano solo gli italiani quelli che sbagliano sempre è un’affermazione che fa sinceramente sorridere.

  13. non divagare, caro fazzi.
    qui si sta parlando dei relitti fascisti; quelli li abbiamo lasciati lì noi, noi “democratici” italiani, voglio dire. tu hai qualche idea del perché ciò sia successo?

  14. i relitti fascisti sono stati lasciati al loro posto semplicemente per non creare altre situazioni tipo Piazza Vittoria, con conseguente figuraccia epocale a livello europeo. Mi auguro che sia stato così

  15. Certo, se si allarga il discorso,
    “direi che le debolezze sono equamente distribuite tra italiani e tedeschi.”
    sono d’accordo.

  16. ciò non toglie che il duce, a cavallo o a piedi,
    su un palazzo pubblico italiano non sarebbe possibile;
    solo che, appunto, ST ist nicht Italien … o almeno non del tutto;
    rimuovendolo o by commenting it out
    (come una riga in un programma per calcolatore),
    il ST diventa più italiano.

  17. @ oscar: dice che i relitti fascisti sono stati lasciati lì per non creare altre situazioni tipo “piazza vittoria”. non è così. il fascismo è crollato nel 1943, la guerra è finita nel 1945. da allora sono passati oltre due terzi di secolo. il referendum su piazza della vittoria fu nel 2002, quindi DOPO la non rimozione dei relitti fascisti. bisognerebbe invece vederla così: la prima volta che fu tentato di rimuovere un segno fascista a bolzano (il nome: “piazza della vittoria”), la popolazione italiana di bolzano ha fermato la manovra.

  18. @ italo
    “direi che le debolezze sono equamente distribuite tra italiani e tedeschi.”
    … e poi facciamo pari e patta e andemo a bere un bicier dal toni, cazzo ne ciava a noi…

    le debolezze (come i torti e i meriti) non sono quasi mai equamente distribuite tra italiani e tedeschi. ognuno ne ha in misura diversa dall’altro, sui diversi problemi. nel non avere rimosso i relitti fascisti a bolzano le “debolezze” di gran lunga maggiori le hanno gli italiani.

  19. Interessante prospettiva: lamentarsi per quello che non e’ stato fatto e non gioire per quello
    che e’ stato fatto… Ed ora depontenziare Laurino

  20. >Gli altri invece potrebbero rispondere: i partiti dell’”arco costituzionale”

    Ecco una voce abbastanza fuori dal coro PDL e PD meno L; il mio caro professore di matematica del liceo, appassionato della musica di Bach, che mi salvò una volta dalla bocciatura oggi mi ha inviato questo.

    “Gli italiani dell’Alto Adige non si identificano con i residui del fascismo

    L’accordo “salva Bondi” Governo – SVP che annuncia la soluzione definitiva del problema dei relitti storici del fascismo in Alto Adige e soprattutto il modo con cui è stato calato sulle spalle della popolazione locale ha molto da insegnare. La SVP mette a disposizione i suoi voti in Parlamento per salvare provvisoriamente Berlusconi dall’ultimo di una ormai lunghissima serie di scandali che hanno squadernato l’assoluta assenza di moralità del suo comportamento, pubblico e privato. Coraggiosa e coerente scelta per un partito che, come la SVP, ha sempre proclamato di ispirarsi ai valori della morale cristiana. E per salvare un ministro che, certamente non da solo, è responsabile del disastro a cui è stato trascinato un inestimabile patrimonio artistico che, a partire dagli scavi di Pompei, è patrimonio non solo italiano ma dell’umanità intera.
    Questa vicenda mette ancora una volta in luce un modo di governare che con questo governo è ormai diventato prassi normale. È paradossale che mai come con questo governo, che ha fatto del “federalismo”, cioè dell’autogoverno locale, il collante che lo tiene assieme, si è operato utilizzando sistematicamente i Prefetti ed emanato decisioni e accordi calati dall’alto sulla testa delle popolazioni locali, mai coinvolte e chiamate a decidere su quanto le riguarda. Un metodo molto apprezzato e praticato in sede locale da SVP e dal suo ineffabile dominus.
    Anche su lo specifico dell’accordo di cui si parla vanno fatte alcune serie considerazioni. La sopravvivenza in Alto Adige di opere che esaltano senza ombra di dubbio il fascismo e la sua opera di snazionalizzazione nei confronti delle popolazioni locali rivela la ignavia delle classi dirigenti (di entrambi i gruppi linguistici) che hanno governato questa terra dal dopoguerra ad oggi. Invece di procedere alla rimozione immediata dei monumenti fascisti, li si è lasciati in opera o addirittura, come nel caso del Mussolini a cavallo, lo si è completato con lo scopo evidente di avere dei pretesti facilmente additabili per chiamare a raccolta i rispettivi nazionalismi di riferimento. E questo uso in chiave di raccolta degli spiriti nazionalisti funziona e viene esercitato anche ora.
    Su questa vicenda vanno precisate almeno due cose. Primo , che una decisione come questa, calata dall’alto in questo modo impedisce ancora una volta di affrontare il problema coinvolgendo la popolazione e individuando dei percorsi condivisi. Questa modalità rischia invece di gettare la popolazione nelle braccia di minoranze nazionaliste agguerrite e interessate a soffiare sul fuoco.
    In secondo luogo va ribadito che questi monumenti rappresentano un anacronismo e un insulto per ogni coscienza democratica e ogni persona che conosca la storia di questa terra senza filtri nazionalistici. Qualcuno sa dire in quale città della Germania è sopravvissuto un bassorilievo, anche molto più piccolo del nostro Mussolini, raffigurante Adolf Hitler che saluta le folle alzando il braccio al saluto nazista? Qualcuno sa dire che cosa hanno a che fare con le vallate sudtirolesi gli ossari che accolgono i resti di caduti su fronti molto lontani da queste terre e certamente non accolgono i resti dei caduti in quella orribile guerra originari di queste valli? Qualcuno sa spiegare perché sul bassorilievo di piazza Tribunale deve campeggiare il motto mussoliniano “credere, obbedire, combattere” e la sigla DUX? Non è mica un manifesto di CasaPound! E perché sul monumento della Vittoria campeggino scritte che proclamano che qui l’Italia è venuta a portare la civiltà ai barbari? Sono forse inviti alla convivenza e alla costruzione di un avvenire in comune?
    Se questi residui sparissero di certo non ne sentiremmo la mancanza. Certamente occorre disinnescare queste mine etniche, sempre pronte a esplodere e scatenare scontri nazionalisti; occorre farlo in fretta, ma individuando un percorso condiviso che soprattutto eviti di continuare a gridare ai quattro venti che il “gruppo italiano” si identifica in questi simboli fascisti esaltatori della sopraffazione di un popolo su un altro.
    Fabio Visentin
    Segretario provinciale di Rifondazione Comunista dell’Alto Adige”

    Sono davvero compiaciuto nel leggerlo: mi ricorda il felice periodo della mia militanza (che mai smentirò) nella sinistra radicale.

  21. @ fabius
    va bene, però anche il tuo professore di matematica, se è tanto rifondarolo, deve spiegare perché a bolzano ci siamo tenuti monumenti fascisti fino ad oggi – noi democratici e antifascisti.

  22. Scusa Lucio, immagino che da giornalista televisivo avrai una vita molto frenetica, ma prima di chiedere spiegazioni, leggi attentamente: c’è scritto tutto quel che vuoi sapere.

    Dice che quei monumenti, essendo un punto di raccolta/ un’offesa per i vari nazionalismi, sono stati tenuti in piedi dalle varie classi dirigenti che li hanno sfruttati invece di abbatterli.
    Difficile dargli torto: quei monumenti e le relative discussioni sono un capitale politico per chi voglia far finta di avere a cuore la comunità italiana. D’altra parte lo sono anche per chi dall’equazione “italiani=fascisti” vuole far saltare fuori “Los von Rom= antifascismo”.

    Davvero difficile dare torto ai rifondaroli. Anche quando dicono “questi monumenti rappresentano un anacronismo e un insulto per ogni coscienza democratica e ogni persona che conosca la storia di questa terra senza filtri nazionalistici”, che è anche la posizione di una piattaforma neutrale come BBD. Per altre domande chiedi direttamente a Visentin: ora che è in pensione avrà sicuramente anche il tempo per una bella intervista.

  23. caro fabius,
    sei tu che non hai letto bene. la domanda è: perché noi “democratici” non ci siamo mossi, in due terzi di secolo, per depotenziare i monumenti fascisti in alto adige.
    l’intervento di visentin contiene un pistolotto contro il governo, unn pistolotto contro la svp, un pistolotto contro “le classi dirigenti”.
    ma la domanda, ripeto, è un’altra: perché non si sono mobilitati gli antifascisti, a la rifondazione? non mi sembra che il documento di visentin contenga risposte a questo riguardo.
    noto che neppure il sociologo trentino e neppure l’antropologo trentino ne hanno. e questo è già sintomatico.

  24. @ fabius,

    a parte che è del tutto sbagliata la premessa: “gli italiani dell’alto adige non si identificano con i residui del fascismo”: visentin parla qui degli italiani dell’alto adige come lui vorrebbe che fossero, non come essi sono realmente.

    gli italiani dell’alto adige hanno un rapporto molto, molto ambiguo con i relitti fascisti. altrimenti giovani studenti bolzanini non direbbero, come riportato oggi sull’alto adige, che quei monumenti non sono importanti, che si perdono tempo e risorse, che sono già depotenziati da anni e altre amenità del genere.

    purtroppo i relitti fascisti costituiscono, con tutto il loro carico di ambiguità, uno dei fattori determinanti dell’identità italiana in alto adige. e in questo anche la cultura cosiddetta “democratica” ha le sue responsabilità.

  25. Cacchio, hai ragione, Lucio! Dall’alto del suo 1% a livello provinciale e 3% a livello cittadino, mi pare che il Segretario di Rifondazione abba fatto davvero troppo poco per poter adesso contestare.
    E’ troppo facile dare la colpa sempre a chi siede in consiglio provinciale, a chi ha la maggioranza assoluta o a chi tramite i media può creare l’opinione pubblica: se il “democratico a la rifondazione” andava lì con un martello pneumatico in un paio di settimane di lavoro poteva risolvere da solo il problema!!!

  26. La cultura democratica, se ma ce n’è stata una da noi, si è sempre trovata impotente rispetto agli estremisti, perchè non è mai stata numericamente preponderante.
    Da noi non c’è mai stato uno stacco col fascismo, così come non c’è mai stata una denazificazione. Solo che mentre negli ultimi decenni c’è stata una forte riflessione a posteriori sull’opzione e sul periodo ’43-’45 ed ha cominciato a prendere piede l’idea che gli eroi fossero i Franz Thaler e gli Egarter più che il VKS od il Gauletier Hofer, la riflessione sul fascismo non è ancora arrivata. Perchè il fascismo ci ha realmente foraggiati ed in parte si continua a cantare la canzone di chi ci ha dato il pane, perchè l’Italia intera non ha fatto i conti col fascismo grazie al fenomeno positivo della Resistenza, perchè negli ultimi anni il fascismo è stato sdoganato in tutti i modi dalla destra che ci governa.
    Inotre fino al 1972 noi siamo stati una piccola oasi di fascismo o quantomento di nazionalismo (si tratta di meno di 40 anni fa). Poi negli anni ’90 e ’00 ci siamo svegliati candidi candidi e ci siamo cominciati ad interrogare sul perchè la convivenza non funziona bene, perchè non sono possibili le scuole bilingui e perchè esiste la proporzionale che tanto detestiamo. Solo che in questo risveglio ci siamo riscoperti autonomisti e democratici, quando la sera prima eravamo ancora nazionalisti.
    Il padre di Visentin la resistenza l’ha fatta veramente sulle montagne intorno a Trento, non per finta come altri. E lui è antifascista e compagno da sempre. Ma si tratta di una posizione minoritaria e d’elite, che spesso non ha saputo o potuto imporsi contro le strombazzate della fiamma tricolore, che facevano battere i cuori dei bolzanini nei tempi d’oro…

  27. così va meglio, caro fabius; vedo che riconosci una serie di rimozioni e omissioni che fanno parte della nostra storia. quelle a livello nazionale sono ovvie: se non abbiamo sufficientemente rielaborato il fascismo nel resto del paese, perché dovremmo averlo fatto qui? questo mi sembra un argomento attinente, ma non sufficiente: ce ne sono altri, che riguardano in particolare la nostra terra. te la metto giù in forma di slogan: l’antinazismo, in sudtirolo, è diventato ben presto antitedeschismo. (lo sai che il quotidiano alto adige è nato dalla resistenza, vero?)

    lascia perdere invece l’argomento dell’1 per cento: è una sciocchezza. anche dall’alto del suo 1% rifondazione si fa sentire, quando ritiene di doversi fare sentire: dall’articolo 18 (ricordi quando sembrava una questione di vita o di morte?)all’accordo su mirafiori.
    non mi risulta che i democratici a la rifo si siano invece fatti sentire sui monumenti fascisti in alto adige.
    la mia domanda comunque riguardava tutti i “democratici”: non solo i rifondaroli (uno che vuole rifondare il comunismo, poi, tanto democratico non mi pare), ma anche i moderati, gli intellettuali più o meno impegnati, i giornalisti, i giuristi, i costituzionalisti, i langeristi, gli anpiisti, gli insegnanti, gli storici ecc. insomma: tutti, esclusi i nazionalisti, che a quei monumenti e al loro significato ci credono davvero.

  28. Nachdem ich nun verschiedene Stellungnahmen gelesen habe (auch den Artikel von Carlo Palermo und was darauf folgt) beschreibe ich kurz, wie ich mich “politisch” derzeit fühle.

    Es fällt mir schwer, mich durch die faschistischen Denkmäler beleidigt zu fühlen. Es ist so absurd, dass demokratisch gesinnte italienische Mitbürger diese Denkmäler nicht vor allem als Beleidigung für sich selbst empfunden und für ihre Neutralisierung gesorgt haben – das ist doch mehr deren Problem als meines! Wenn etwas derart absurd ist, muss ich mehr den Kopf schütteln als dass ich beleidigt sein müsste.
    (Wirklich “unterdrückt” sollten wir uns hierzulande ja wohl nicht mehr nennen.)

    Und ich empfinde den Zynismus abstoßend, mit welchem die SVP mit ihren Stimmenthaltungen (Berlusconi im Dezember und Bondi im Jänner) Geschäfte macht und diese Einkäufe dann als “historisch” zu vermarkten versucht. Ich erinnere mich ungefähr an eine Aussage zum Fall Ruby im Sender Bozen der RAI: “… ja, wenn wir gewusst hätten, hätten wir wohl …” Verlogener geht es wirklich nicht.

    Werden wir etwas Positives lernen?

  29. Non pensavo di avere divagato, Lucio. Ho detto che in cinquanta anni è stata costruita un’Autonomia senza pari al mondo, sono stati erogati sussidi e soldi in modo largamente diseguale tra gruppi linguistici, la povertà degli anni sessanta è sparita, masi e stalle sono diventati ville, il gruppo tedesco, ha oggi accesso a tutte le risorse e anzi le leggi provinciali sono in larga parte state fatte per dare benefici e privilegi a tale gruppo. In cinquanta anni forse si è dato priorità a cose più importanti del monumento di Mussolini. Come ha detto Oscar la maggior parte degli italiani di Bolzano non sapeva inoltre nemmeno dove era posizionato il busto di Mussolini prima di questa storia, e così vale anche per una gran parte di giovani tedeschi cosa che non si dice mai perchè non fa comodo ma le ricerche dicono chiaramente questo. Senza la politica etnica sobillata dal destre nazionaliste tedesche di Mussolini e accolta da gambe larghe da una Svp senza progettualità non si parlerebbe più da un pezzo. Detto questo io sono a favore della rimozione. Se poi Durnwalder andasse in pensione e fosse sostituito da qualcuno con una visione un pò più europea e moderna sarei anche molto contento. E anche se la Svp venisse sostituita o affiancata da un partito più moderno come proponeva tempo fa Brugger sarei molto soddisfatto. Anacronismi della storia in questa terra ce ne sono molti di più di quello che si pensa.

  30. Avete visto i quesiti del sondaggio de “L’Alto Adige”? Per quel che vale naturalmente. Ma il sondaggio mi sembra fatto assai male. O si facevano domande più brevi, o si differenziavano meglio. E poi, il “non so” non è un “non so”.

  31. le tue considerazioni da disagiato sull’autonomia non c’entrano con la questione che stiamo discutendo, luca. che è questa: perché a bolzano ci siamo tenuti monumenti fascisti fino ad oggi, noi antifascisti – dato che non possiamo certo rimproverare ai nazionalisti di averlo fatto: quello è il loro mestiere. la volkspartei non c’entra, se non per una parte molto marginale.
    le considerazioni sui giovani che in realtà non sanno neppure dove si trovi il busto di mussolini sono un argomnto debolissimo. contrastano con tutte le dichiarazioni, e sono la maggior parte, che mettono in relazione l’identità altoatesina e quei simboli. il fatto che quei simboli e il loro signficato restano misconosciuti è appunto il problema, non la sua spiegazione.

  32. @lucio

    Pur essendo più un elemento per integrare la discussione che non “la” spiegazione (né tantomeno una giustificazione), te la butterei lì lo stesso: generazioni e generazioni di bolzanini di madrelingua italiana sono cresciute leggendo esclusivamente l’Alto Adige, che di campana ne ha sempre suonata una sola. Non esattamente il miglior presupposto per una consapevole rielaborazione della propria identità.

  33. AAA cercasi fiori (se esistono) che puzzano di merda per inondare il monumento….così almeno ci sono i presuposti per portare tutto in discarica…

  34. …dai scherzavo…poveri quelli che vedono nella loro cultura solo duci pelati, aquile frastornate e littori offensivi…

  35. A me francamente stupisce solo che sia scoppiato un caso… affermazioni del genere a Bolzano, sono la regola…

  36. L’ultima perla è del sindaco di maggio, tal Benussi… Meno male sappiamo che cosa ci siamo persi :-))

  37. io non sono un disagiato dell’Autonomia Lucio, sono molto critico rispetto alla forma storica assunta dall’autonomia di cui disprezzo i valori portanti della separazione etnica. Detto questo io a Bolzano sto benissimo, parlo italiano, tedesco e inglese, vivo tra due culture in famiglia e nelle reti amicali. Apprezzo e stimo molto tante persone di lingua tedesca e italiana che vivono in questa terra. Non tutti quelli che criticano l’autonomia sono disagiati, mi piacerebbe un giorno discuterne tranquillamente perchè questo è il leit motiv di Durnwalder che non mi pare sia un eroe della modernità. Detto questo: penso che per molti cosiddetti democratici italiani il busto di Mussolini non sia stato semplicemente un problema perchè i problemi erano altri; così è anche per molti tedeschi, Non è così per frange marginali che guardano invece alla storia con l’orologio all’indietro. Io posso solo dire che la questione del bassorilievo per la stragrande maggioranza dei bolzanini non era fino a pochi giorni fa un problema. Il fatto che adesso lo stia diventando per alcuni, dubito assai per la maggioranza, è responsabilità di chi ha cavalcato questa storia. Come detto per quanto riguarda me sono comunque d’accordo che Mussolini sparisca. Ha fatto solo del male a questa terra, tedeschi e italiani compresi, quindi non vederlo penso possa solo fare del bene a tutti. E come vedi nonostante abbiamo punti di vista completamente diversi su molte altre cose, su questa siamo d’accordo.

  38. Tanto per capire, ecco la “sparata” di Benussi (a proposito dei cosiddetti “moderati”…). Saccheggio dall’Alto Adige on line:

    “Tra i tanti mali del fascismo c’è anche stato del bene ed i tedeschi dovrebbero ringraziare e deporre fiori davanti alla statua del duce”.

    Con queste parole – legate alla polemica sullo spostamento del bassorilievo di Mussolini da piazza Tribunale a Bolzano – l’ex sindaco del capoluogo altoatesino Giovanni Benussi, ora approdato nelle fila di Futuro e Libertà, ha spiazzato i suoi stessi colleghi di partito, costringendo il responsabile di Fli a Bolzano Alessandro Urzì a dissociarsi pubblicamente: “Alcune espressioni usate da Benussi – dice Urzì – non rappresentano la linea ufficiale di Futuro e Libertà”.

    Ecco, come volevasi dimostrare. Proprio ieri, su questo blog, un paddo qualsiasi aveva praticamente detto le stesse cose implicitamente, e avevo espresso il timore che qualcuno magari sarebbe arrivato ad affermare che tutto sommato i sudtirolesi avrebbero dovuto ringraziare il Fascismo (qui: https://sentierinterrotti.wordpress.com/2011/01/30/monumenti-cogliere-loccasione/ ).
    Tempo vetriquattr’ore e Benussi è arrivato a confermare i miei timori.
    Tanto per ribadire come è messo male qualcuno a Bolzano. E come, purtroppo, a fini elettorali il richiamo al Fascismo (i “valori ideali degli italiani”, come direbbero i promotori della petizione online per difendere i relitti del Fascismo) a Bolzano pare essere efficace.
    Mamma mia, che desolazione. È sin troppo che Benussi sia stato sindaco anche quelle poche ore che lo è stato.

  39. E tanto per aggiungere carne al fuoco. Su Facebook si mobilita addirittura CasaPound (ma sì, quei bravi ragazzi che amano molto i simboli del Ventennio). Cito il delirante appello, acompagnato da un articolo del Corriere locale:

    CASAPOUND SI MOBILITA. MILLE FIRME SU FACEBOOK (Dal Corriere dell’ Alto Adige del 30gennaio2011 pag2)
    by CasaPound Bolzano on Sunday, January 30, 2011 at 11:24pm

    BOLZANO – Nessun compromesso vale l’ identità di un popolo. CasaPound, organizzazione dell’ estrema destra sociale, si prepara a dare battaglia per salvare i monumenti del Ventennio. Sui social network i militanti continuano a postare appelli contro il ministro Bomdi e annunciano azioni di protesta. In attesa del corteo vero e proprio si punta sulle manifestazioni virtuali. Sul sito firmiamo.it oltre 270 persone hanno firmato la petizione per <> mentre su facebook il gruppo <> ha già superato abbondantemente le mille adesioni>>.

    <> sottolinea il presidente di CasaPound Andrea Bonazza che promette <>.

    D I F F O N D E R E D I F E N D E R E ! ! !

    LA STORIA VALE PIU’ DI UNA POLTRONA
    aderisci alla protesta condividendo questa frase sulla tua bacheca,e cambiando l’immagine del profilo con il MONUMENTO ALLA VITTORIA,il BASSORILIEVO di piazza tribunale o L’ALPINO di Brunico…

    Ma ci rendiamo conto? Ma è possibile che questo linguaggio abbia ancora presa?
    Io ho questa impressione: al di là di questi fascistelli, ci sono dei politici di destra che hanno bisogno di un bel maquillage in vista delle future elezioni. E allora Benussi punta dritto al cuore nero di alcuni a Bolzano. E allora qualcuno che era (per motivi davvero incomprensibili,a questo punto) passato alla Lega e lì si è fatta eleggere in consiglio comunale (non faccio il nome perché non merita nemmeno una menzione), punta all’orgoglio nazionalistico degli italiani di Bolzano, proponendosi come alfiere dei “valori ideali” degli italiani. E qualcno spera che questa storia riuscirà a fare uscire la destra bolzanina dal pantano nel quale grugnisce da anni.
    Che sconforto. Speriamo che spariscano al più presto, invece.

  40. Non possiamo che felicitarci per la scomparsa del mascelluto à cavallo e della prossima dipartita del monumentazzo. Ora resta laurino.

  41. Mi sembra che questi politici bolzanini riflettano fedelmente i omologhi romani. Il trasformismo più sfrenato, unito alla qualità mediamente bassa delle motivazioni e dei comportamenti, deve essere nobilitato da adesioni ai “valori”, che variano a seconda del target elettorale sensibile agli stessi. Nulla di nuovo sotto il sole.
    Mi dispiace solo per quegli altoatesini che non riescono a uscire dalla riserva indiana e hanno come unico ancoraggio possibile questa classe politica.

  42. … i loro omologhi romani…..

    Dal punto di vista tastiera continuo a trovarmi male scrivendo in questo blog. Aridatece la barra degli strumenti di Word! 🙂

  43. l’ex sindaco di bolzano benussi dice che “i tedeschi dovrebbero deporre fiori davanti alla statua del duce”; i giovani di casa pound parlano di “identità di un popolo”, l’onorevole biancofiore di “anima” di una comunità. un certo eriprando della torre di valsassina, di “futuro e libertà”, scrive che “si fa sparire, da un punto di vista identitario e culturale, la comunità italiana dall’alto adige”; a cuor leggero gli studenti intervistati dal quotidiano alto adige dicono, con varie parole, che i monumenti non sono importanti, che non sono più dei simboli, che sono già depotenziati.

    sono tutte affermazioni gravi, sia pure con un grado diverso di gravità. le parole di benussi, il moderato, parlano da sé. per me sono della stessa gravità di quelle pronunciate da vicesindaco di bolzano ellecosta sulla “liberazione” del sudtirolo da parte della wehrmacht, dopo l’8 settembre 1943.

    più nascostamente gravi mi sembrano le affermazioni che mettono in relazione la nostra identità di italiani dell’alto adige con quei simboli. credo che in questi casi emerga un nesso nascosto, ma ben saldo, perché in effetti larga parte dell’identità degli altoatesini è rimasta inchiodata ai monumenti e ai simboli fascisti. per decenni il monumento alla vittoria è stato luogo di manifestazioni partitiche e istituzionali; falsificando la storia lo si è spacciato come un monumento “ai caduti”. io non ci sono mai andato, al monumento alla vittoria a manifestare o commemorare; e così molti altri di noi. ma la maggioranza degli italiani era lì, se non fisicamente almeno idealmente. altri simboli, luoghi, momenti, esempi positivi che segnassero una identità italiana diversa da quella legata alla “vittoria” non siamo stati capaci di immaginarli o costruirli. ripeto: hanno inchiodato la nostra identità a quei simboli e noi (noi democratici, società civile, non nazionalisti, antifascisti, moderati o militanti antifascisti) abbiamo fatto troppo poco per schiodarci.

    alcuni, tra questi luca fazzi, se la cavano dicendo che tutta la questione “non è importante”. questo, tra i vari argomenti, mi sembra il più superficiale, oltre che il meno rispondente alla realtà. se la questione non fosse importante, non assisteremo a tutte le reazioni alle quali assistiamo, compresa l’autosospensione dell’ala holzmann dal pdl: un gesto che deve essere costato davvero molto agli interessati. se la questione non fosse importante i giornali non ne parlerebbero, e così tanti cittadini che privatamente se ne occupano, compresi noi che ne scriviamo in questo blog.
    no. la questione è importante. che esistano monumenti fascisti, intoccati e anzi sacralizzati, in una città italiana è grave. grave è anche il fatto che siano misconosciuti: non si può vivere come alice nel paese delle meraviglie (“ah, c’è un monumento fascista nella mia città? ma guarda tu, non ne sapevo nulla…”); grave è anche che si blandisca l’ignoranza, dicendo che tanto a quei monumenti non ci bada nessuno. non è vero che non ci bada nessuno; i monumenti sono messaggi scritti nella pietra; i monumenti parlano, esprimono il messaggio per il quale sono stati realizzati.
    a meno che non vengano almeno depotenziati, con un segno chiaro, visibile, percepibile. io non so come possano essere congegnati questi segni; so però che devono comunicare almeno due passaggi.
    primo: il monumento esprime questo messaggio; secondo: il messaggio comunicato dal monumento non è da noi condiviso.

    questa necessità, del resto, è riconosciuta dalla maggior parte delle persone, da sinistra a destra. si invoca un “percorso condiviso”, percorso “condiviso” che sarebbe reso difficoltoso dal blitz della volkspartei. certo: la volkspartei ha fatto un blitz; la critica è giusta. ma sarebbe più credibile se, come è stato osservato, quel pecorso da condividere lo avessere iniziato gli italiani, visto che questi monumenti fascisti sono più loro che dei sudtirolesi e visto anche che la competenza sui monumenti fascisti stava a roma e non a bolzano. invece ce ne siamo stati zitti e fermi per alcuni decenni (dalla fine della guerra ad oggi); e quando qualcuno ha provato solo a cambiare nome a piazza vittoria i bolzanini italiani lo hanno preso a sassate. sinceramente: c’è qualcuno, in questo blog, che ritiene che la questione dei relitti fascisti sarebbe stata affrontata – in modo “condiviso” ovviamente – se non ci fosse stato il “blitz” della svp?

  44. Non andremo d’accordo su Craxi, ma su questa questione l’identità di vedute tra me e Lucio è pressoché totale. Intervento da incorniciare, più che sottoscrivere.

  45. Non cerco di cavarmela, Lucio, e non considero i miei argomenti deboli, mi sembra sei tu che fai un pò fatica a inserire questo argomento dei monumenti nel quadro più ampio della costruzione dell’Autonomia della provincia di Bolzano. Te lo dico con rispetto delle opinioni altrui, ma secondo me dai la cosa per scontata come se per ragioni indisssolubili lo stato italiano fosse stato tenuto a garantire lo sviluppo dell’Autonomia nella direzione poi successivamente presa. Non è ovviamente così come insegna un minimo di analisi comparata sulla soluzione dei conflitti etnici nel mondo. Che gli studenti di Bolzano non diano più valore ai simboli mi sembra inoltre una cosa bellissima. Anzi una ottima notizia. Non si capisce perchè la memoria storica dei torti debba perpetuarsi per generazioni. Vuol dire che per molti il passato è stato superato. Che la questione dei monumenti sia importante perchè ne parlano i giornali o perchè Holzmann si è autosospeso onestamente mi sembrano argomentazioni prive di sostanza. I giornali e i giornalisti come ben sai son specialisti nel parlare di cose poco importanti. Altrimenti non ci si spiega il contnuo parlare delle feste di Berlusconi tralasciando lo stato pietoso dei conti italiani o l’attegiamento della grande parte dei media locali nei confronti del potere politico dominante. Ma giustamente se per te gli italiani sono incarnati dalle figure di Benussi, Biancofiore e soci e chi critica il sistema è un disagiato e gli italiani sono tutti stupidi, è giusto continui a pensarla così.

  46. “Non si capisce perchè la memoria storica dei torti debba perpetuarsi per generazioni.”
    La memoria storica dei torti (perpetrati e subiti) non deve perpetuarsi per generazioni? Sei proprio sicuro, Luca?

  47. Lieber Herr Fazzi,

    wenn Sie gestatten, möchte ich Ihre Präsenz in diesem Forum nutzen und Ihnen einige Fragen zur Klärung gewisser Sachverhalte stellen, die mir etwas unverständlich erscheinen:

    Können Sie mir erklären, warum sich so viele Italiener in Südtirol an diese Denkmäler klammern, fast so, als ob ihre Existenz (und die Legitimierung derselben) aufs engste damit verknüpft ist?
    Müsste nicht viel eher eine tief empfundene Abscheu, vielleicht sogar auch Scham, vor dem ideologisch-symbolischen Gehalt empfunden werden?

    Die stark kritisierte SVP hat zwar den Anstoß zum Aufarbeitungsprozess auf unrühmlich Weise geliefert, aber der Prozess selbst wird, so scheint es zumindest, paritätisch und konsensual vonstatten gehen. Wird vielleicht zu stark das Gewicht auf die *Art* der Auslösung gelegt, diese heftigst angegriffen sowie in das Zentrum der Debatte gerückt, und damit zu “verschleiern” versucht, dass man sich jetzt erstmals überhaupt mit den Monumenten auseinandersetzen MUSS?

    Danke für Ihre Antwortn!

  48. Ottima la presa di posizione di Lucio, cinque (?) post indietro… Tutte le questioni in un succinto testo, altamente condivisibile. Inquietante alcune delle risposte, un po’ fa(nto)zziane direi.

  49. Io credo che sia possibile tentare una sintesi tra le posizioni di Lucio e di Luca. Non era la finalità che mi sono proposto, ma ho spedito un Gastkommentar (dovrebbe apparire domani) all’ff che va in quella direzione.

  50. “Non si capisce perchè la memoria storica dei torti debba perpetuarsi per generazioni.”
    Vielleicht um das Wiederhoffähigmachen dieser Ideologien zu verhindern?

    “Che gli studenti di Bolzano non diano più valore ai simboli mi sembra inoltre una cosa bellissima”
    Vielleicht weil diesen jungen Stundenten gar nicht wissen, was der Faschismus war und getan hat,und was der Neofaschismus werden und tun könnte?

    “Vuol dire che per molti il passato è stato superato.”
    Vielleicht wurde die Vergangenheit doch mehr verdrängt und nicht aufgearbeitet als bewältigt?

    “Che la questione dei monumenti sia importante perchè ne parlano i giornali o perchè Holzmann si è autosospeso onestamente mi sembrano argomentazioni prive di sostanza.”
    Vielleicht würde ein Holzmann oder ein Seppi gar nicht so reden, wenn es ihre Wählerschaft nicht so wollten?

    “Ma giustamente se per te gli italiani sono incarnati dalle figure di Benussi, Biancofiore e soci e chi critica il sistema è un disagiato e gli italiani sono tutti stupidi, è giusto continui a pensarla così.”
    Vielleicht sind nicht alle blöd, aber sicher alle die, die sich als Lebensmittelpunkt ein faschistisches Denkmal ausgesucht haben, und das sind doch einige, wenn man die aktuellen Reaktionen hört, oder die letzten Wahlen hernimmt, oder das “referendum”(PIAZZA DELLA VITTORIA).
    Oder jene, die sich im Wald verlaufen, wenn statt “malga” “Alm” auf einem Schild steht, ist das nicht ein Zeichen von Dummheit?

  51. @ lucio

    deinen Beitrag oben finde ich sehr gut!

    @ gabriele

    morgen also in der ff!

    So wie die Dinge liegen, bin ich natürlich dafür, dass nun gemeinsam gute Lösungen gesucht werden, alles andere wäre jetzt eine unverantwortliche Kaprize.

  52. Mi pare che alcuni qui non vogliano capire (o non sono in grado di farlo?) il senso di quello che scrive Luca Fazzi.
    Quanto all’accordo Bondi-SVP, nonostante il disgusto per come si è arrivati al risultato, alla fine va bene così. Io di certo non rimpiangerò il Duce a cavallo. Anche se più della discussione sulla rimozione o meno del fregio, mi piacerebbe capire come diavolo sia finito sulla facciata del Tribunale nel 1957 (!)
    Rimane però una considerazione: quello che davvero fa incazzare gli italiani (“disagiati” diranno i soliti acutissimi intellettuali in sarner) è l’evidente intento della SVP di cancellare tutto quel poco di italiano che c’è in A.A. Perché oggi sono i cosiddetti “relitti fascisti”, e, come detto, va bene (ma si trattava veramente di un tema ad alta priorità? La vita di quanti era devastata dalla paccottiglia del Ventennio?) ma domani sarà il turno della toponomastica, dopodomani di qualche altra bella pensata sulla via della autodeterminazione. Quasi meglio la Klotz che dichiara apertamente il suo desiderio di “pulizia etnica culturale”, piuttosto che la SVP e la sua ipocrita tattica del “salame” travestita da “volemose bene” interetnico.

  53. Boh, sarà che non capisco… Capisco combattere lo strapotere della Svp, capisco combattere la volontà di chi vorrebbe fare una sorta di “pulizia etnica”, etc. Ma perché legare questa battaglia ai relitti fascisti? Come se appunto fossero questi a rappresentare, come scrive Peppino, “tutto quel poco di italiano che c’è in A.A.”. E perché fare la previsione “oggi tocca ai relitti fascisti, domani chissà a cosa”? Come dire: teniamoci stretti i fasci, che non si sa mai…
    Davvero, non capisco perché gli italiani dell’AA debbano sentirsi tanto legati ai relitti fascisti, come facciano a considerarli “loro patrimonio ideale e culturale”, perché per combattere, giustamente, lo strapotere di un partito, debbano riunirsi attorno a qualcosa che dovrebbero invece aborrire. È uno scandalo che ci sia una città capoluogo di provincia in cui ANCORA non si siano cancellati i residui del fascismo. A me il Fascismo fa cacare, in toto. E mi fa cacare qualsiasi cosa che, nato per celebrarlo, lo ricordi ancora.
    E allora: combattiamo tutte le battaglie giuste e sacrosante; ma non sotto le insegne del fascio, non legandole al destino di un bassorilievo del Merda (come, gentilmente, lo definiva Gadda in Eros e Priapo).

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