Un ego ingombrante

Abbiamo più volte notato come il fronte degli oppositori alla campagna vaccinale (e in modo ancora più sfumato e refrattario a sottostare a un’unica impronta di riconoscimento quello contiguo degli oppositori alla certificazione verde) sia estremamente variopinto. Una nota di squillante colore è certamente portata dall’ex comandante degli Schützen sudtirolesi – nonché rapper patriottico – Jürgen Wirth Anderlan. Dovunque vada in scena una manifestazione nella quale l’eterno e sfuggente tema della “libertà” sia declinato a beneficio dell’abbattimento delle cosiddette “gabbie sanitarie” (ovviamente purché tali manifestazioni siano organizzate nel recinto geografico e culturale che ne valorizzi la barba hoferiana e il cipiglio marziale) ecco che il nostro spunta e parla e ammonisce e sprona. Di recente, per esempio, è comparso sull’ominosa Heldenplatz viennese, città da lui definita il quartier generale dei “folli criminali”. E da lì, abbracciato al capo della FÖP Herbert Kick [vedi la foto di copertina] e applaudito (con un tweet, forse da Ibiza) dall’ex vice-cancelliere Heinz-Christian Strache, ha cercato di fondersi misticamente con quel popolo «fiero e coraggioso, mobilitatosi per sconfiggere la discriminazione, l’esclusione e il ricatto».

Come ci è già capitato in un’altra occasione di osservare, la debolezza dei contestatori raccolti sotto il cielo del dubbio iperbolico (e incurante di schiantarsi contro contraddizioni impermeabili a qualsivoglia confutazione: si va dall’ipotesi di un complotto universale ordito dalla tecno-scienza a dichiarazioni che si richiamano ad antiche superstizioni) consiste soprattutto nella mancanza di una piattaforma praticabile, sulla quale magari depositare istanze critiche comprensibili, o quantomeno perplessità legittime, in modo da farle prima decantare e quindi renderle sul medio e lungo periodo utilizzabili al di là della loro immediata infiammabilità pre-politica. Il ragionamento, in teoria, non dovrebbe essere troppo difficile da capire: chi dice “no” e “non se ne parla” avrebbe l’onore e l’onere di assumersi la responsabilità di pronunciare qualche “sì”e qualche parola costruttiva per tirarci fuori da questa situazione. Sappiamo però come anche il fascino della negazione fine a se stessa possa mobilitare qualche speranza priva di oggetto, all’insegna dell’utilitaristico “tutto fa brodo”.

I maligni (ma neppure tanto) hanno intanto profetizzato l’avverarsi di ciò che per adesso si limita a non apparire implausibile. Se al difficile realismo governativo condotto per mano da una scienza ancora più triste dell’economia (e qui potremmo quasi suggerire agli amanti delle kermesse tematiche l’organizzazione di un bel festival dell’immunologia) si dovrà reagire con l’allestimento di un sogno tanto sciocco quanto prepotente – libertà, libertà, libertà: non importa come –, un sicuro candidato a portarne in alto il vessillo, come si vede, l’abbiamo già trovato. Passare dal grande bluff dell’autodeterminazione dei popoli a quella dei sani che non vogliono sottostare alla “dittatura profilattica” sarà automatico. L’era post-coroniale non è ancora cominciata, ma il terreno viene seminato con slogan in grado di far cortocircuitare passato e futuro, progetti falliti e fallimenti di là da venire, ancorché lucrativi come i precedenti. Ha esclamato ancora Wirth Anderlan: «Quelli che si ribellano fanno la storia, quelli che continuano a inginocchiarsi saranno dimenticati». Tra i primi e i secondi, adesso, possiamo già cominciare a contare chi, alle prossime elezioni, punterà a un 4-5% di voti per far sedere il proprio ingombrante ego nei Consigli di provincia e regione?

Corriere dell’Alto Adige, 16 dicembre 2021

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