A mani nude contro Hitler

Ucciso dai nazisti per essersi rifiutato di combattere, dopo un lungo oblio venne beatificato nel 2007. Un libro ricorda l’altissima figura morale di Franz Jägerstätter.

La breve vita del contadino e obiettore di coscienza austriaco Franz Jägerstätter (Sankt Radegund, 20 maggio 1907 – Brandeburgo sulla Havel, 9 agosto 1943) coinvolge in un unico tratto eroismo civile e santità cristiana. Ma se ne potrebbe dare una lettura anche più laica, ricordando ciò che una volta scrisse il filosofo Emmanuel Lévinas: «Il solo valore assoluto è la possibilità umana di dare una priorità all’altro rispetto a sé». Perché valori come amore, tolleranza, compassione non dipendono dalla fede, né da una specifica religione. Ne racconta la storia straordinaria un libro, appena uscito per le edizioni Emi, scritto dal giornalista bolzanino Francesco Comina, al quale abbiamo chiesto di parlarci dell’uomo che ha affrontato il terzo Reich rispondendo alla chiamata della propria coscienza.

In che circostanze hai portato a compimento la stesura del tuo libro?

Il 9 agosto del 2015 sono stato invitato a St. Radegund, nella casa-fattoria di Franz Jägerstätter, per cercare di fare un parallelismo fra i due padri di famiglia antinazisti, ossia Franz e Josef Mayr-Nusser. Erano i giorni delle commemorazioni per la morte del contadino austriaco. Ho parlato nella Stube e mi sono commosso pensando che in quella stanza maturò la sua ribellione a Hitler. Con me c’erano Leopold Steurer e Giampiero Girardi, che vent’anni fa ci ha fatto conoscere la vicenda dell’obiettore di coscienza ghigliottinato a Berlino nel 1943. Lì cominciai a pensare di scrivere un racconto ma ci è voluta l’insistenza del direttore editoriale della Emi per convincermi ad affrontare un progetto più vasto.

Il caso di Jägerstätter è emerso dopo una stagione di oblio, una vera e propria damnatio memoriae che non ha risparmiato altri oppositori al regime nazista. Quali sono i passi che hanno portato alla sua riscoperta e quindi alla molto tardiva beatificazione?

Conosciamo la storia di Jägerstätter grazie all’illuminazione di un sociologo pacifista americano, Gordon Zahn, che nel nel 1964 uscì con un libro-reportage dal titolo In Solitary Witness: The Life and Death of Franz Jägerstätter. Quel libro ebbe una eco enorme negli States e suscitò l’interesse di uno degli uomini simbolo del movimento pacifista, ossia il monaco trappista Thomas Merton. Merton rilanciò la vicenda di Jägerstätter nel libro Fede e violenza, uscito in Italia nel ’69 con la prefazione di Padre Balducci. La storia fu poi ripresa nel Concilio Vaticano II, in una discussione dedicata all’obiezione di coscienza. A quel punto anche in Austria non si poteva più far finta di nulla, nonostante i silenzi della Chiesa e l’esecrazione delle associazioni dei veterani di guerra che non volevano sentir parlare di quel “traditore”.

Qual è il nucleo dal quale si irradia il messaggio offerto da Jägerstätter?

Jägerstätter prende gradualmente coscienza di cosa è il bene e cosa è il male fin da giovanissimo, quando decide di andare per un periodo di tempo a lavorare nelle miniere. Lì comincia a capire come agisce il potere, come l’uomo viene reso schiavo dall’ingiustizia che divide il mondo in ricchi e poveri. Scrive addirittura dei versi sulla dialettica servo-padrone. Ciò che gli altri non vedono, o non vogliono vedere, diventa così per lui chiarissimo: «L’appartenenza a Cristo richiede il coraggio della testimonianza». Con l’avvento del nazismo le sue domande si fanno brucianti: come si può aderire ad un sistema che sacrifica i deboli, i malati, gli anziani? Come può un cristiano leggere “beati i costruttori di pace” e nello stesso tempo sparare al prossimo di un’altra nazione? Come si può obbedire a leggi ingiuste?

La Chiesa austriaca (ma non solo quella) cercò però di spegnerlo, quel fuoco. Perché così tanta difficoltà, anche dopo la sua morte, a riconoscerne l’urgenza e l’autenticità?

Mentre lui urla le sue verità è preso per matto. Si precipita dal Vescovo Josef Fließer con i suoi quesiti dirimenti e viene rimandato a casa senza risposte. Ne parla in famiglia e tutti si terrorizzano. Evidentemente, Jägerstätter era allora una figura troppo scomoda per una chiesa tiepida e questa situazione si protrasse ancora per molti anni: il suo messaggio scuoteva alle radici una società piena di sensi di colpa a causa di tutte le compromissioni avvenute durante gli anni del nazismo. Con una formula si potrebbe forse dire che, attraverso la vita di Jägerstätter, Cristo si è fatto nuovamente vivo nell’Austria devastata dalla dittatura, ma questa verità ha spaventato in primo luogo chi avrebbe dovuto riconoscerla.

Un fotogramma dal film di Terrence Malick (Hidden life, uscito nel 2019), dedicato a Franz Jägerstätter

Pensi che per chi possiede la fede sia più semplice giungere a gesti di una simile portata?

Uno dei grandi teologi del Novecento, Dietrich Bonhoeffer (anche lui ucciso dai nazisti nell’aprile del ’45) aveva introdotto il tema della fede adulta. Diceva Bonhoeffer: “Come cristiani oggi dobbiamo vivere nel mondo etsi deus non daretur”, ossia senza tirar in ballo l’ipotesi di Dio. Una fede immatura si aliena dalla storia e si ritira in uno spazio rarefatto, ignorando il principio di responsabilità. Non ci serve oggi un Dio tappabuchi buono per tutte le stagioni – diceva Bonhoeffer – ma un’etica umana capace di trascinare il male a giudizio. Jägerstätter aveva una fede solidissima e felice. Una fede adulta, capace di fondere libertà e responsabilità. Non so se la fede nell’aldilà sia di per sé un sostegno a scelte radicali. Tanti non credenti hanno perso la vita in nome di diritti calpestati. Certamente in questi uomini dalla fede adulta si avverte una spinta in più, una fiducia che i giochi non si risolvono qui ed ora, ma che c’è qualcosa capace di animare la speranza di un riscatto post mortem.

In un punto le parole di Jägerstätter da te citate riecheggiano la famosa frase di Hannah Arendt “nessuno ha il diritto di obbedire”: «… l’obbedienza non deve arrivare al punto di commettere azioni malvage in suo nome…» Ma se l’obbedienza non è più un diritto (Arendt) o una virtù (Don Milani) diventa lecito anche oltrepassare le leggi vigenti?

Fra la legge di uno Stato che, in tempo di guerra, ordina di uccidere e la coscienza morale che afferma “tu non uccidere!” deve prevalere la legge morale, perché quella legge morale ha una dimensione profetica, che la legge dello Stato non possiede in quanto la legge è finita mentre la coscienza è infinita. Dunque penso che il limite sia oltrepassabile allorché si manifesta la consapevolezza certa, profonda e autentica della immoralità di una legge. Una legge che impedisce di salvare una persona è una legge ingiusta e va cambiata.

Hai ricordato in precedenza Josef Mayr-Nusser, al quale hai dedicato peraltro un tuo precedente libro. Quali sono i tratti che accomunano maggiormente i due personaggi e quelli che li dividono?

Jägerstätter era il più solo dei soli. La sua formazione è venuta dall’esperienza diretta, dalle letture improvvisate nella biblioteca del nonno, dalla relazione con Franziska Schwaninger, la moglie che gli è sempre stata vicina nei momenti più drammatici. Josef Mayr-Nusser aveva una cultura più solida, lavorava in una ditta commerciale, era presidente dei giovani dell’Azione Cattolica, aveva quindi fonti dirette su ciò che accadeva intorno a lui. Li possiamo accomunare senza però dimenticare le differenze.

Hai già avuto modo di presentare il volume, possiamo sperare di averti presto anche a Bolzano?

Ho già girato moltissimo: Rimini, Sorrivoli, Assisi, Fano, Merano, Cremona, Brescia. Il 14 sarò con Alex Zanotelli al Salone del libro di Torino, il 15 a Trento e il 16 a Lichtenstern, dove ci sarà anche la biografa austriaca Erna Putz, la quale dal 1979 gestisce l’archivio di Jägerstätter per la diocesi di Linz. Certo, mi piacerebbe molto inserire anche una data a Bolzano, magari unendo la presentazione del libro alla visione del recente e bellissimo film di Terrence Malick (Hidden life), che ne ha raccontato la vita e la passione attraverso immagini davvero possenti.

ff – 7 ottobre 2021

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