L’inutilità di un nome unico

All’inizio dell’incompiuto testo-glossario intitolato “ABC Südtirol”, stendendo la voce “Alpen”, Alexander Langer scriveva: «Il Sudtirolo si trova in mezzo alle Alpi e condivide la maggior parte dei suoi problemi con le altre regioni alpine. Questa è una di quelle ovvietà delle quali non varrebbe neppure la pena parlare, se lo sguardo sugli aspetti fondamentali della vita e della sopravvivenza di questa terra non fosse stato così spesso offuscato e bloccato da decenni di contemplazione narcisistica attorno alle problematiche di carattere etnico». Come detto, il glossario dedicato alla comprensione delle specificità sudtirolesi è rimasto sostanzialmente un abbozzo, visto che delle previste 134 parole chiave, ordinate in ordine alfabetico, solo una piccola parte ha ricevuto l’elaborazione oggi disponibile.

Fra le parole mancanti spicca ad esempio proprio la voce “Sudtirolo”, anche se l’elenco provvisorio riporta “sudtirolesi”. Potremmo chiederci cosa ne avrebbe scritto, Langer, tuttavia dobbiamo accontentarci di congetture e interpretazioni inverificabili. Esiste comunque la voce “Italiani”, una delle ultime composte, e vale la pena citarne un passo per riflettere (in controluce) sui termini “Sudtirolo” e “sudtirolesi” assenti. Ecco cosa dice Langer degli “italiani”: «Quando ci si riferisce al “gruppo linguistico italiano” si adotta […] un termine artificiale: le uniche cose che accomunano gli italiani del Sudtirolo sono l’italiano scritto, la relazione con lo Stato e, bene o male, l’antagonismo nei confronti dei sudtirolesi di lingua tedesca [der Antagonismus gegenüber den Deutsch-Südtirolern]. Da qualche tempo ha cominciato però a diffondersi un nuovo senso di appartenenza a questa terra: non ci si sente soltanto “italiani”, ma anche “altoatesini”, qualche volta persino “sudtirolesi di lingua italiana”, sebbene ovviamente un inasprimento del conflitto etnico contribuisca a sottolineare l’elemento italiano».

Visto che in genere Langer ricorre ai termini “Sudtirolo” e “sudtirolesi” anche quando intende parlare di “Alto Adige” e di “altoatesini”, qualcuno di recente ha immaginato che tali parole potessero essere rese finalmente ufficiali in ossequio a un principio di inclusività che, si sostiene, dovrebbe disporre di un unico nome da dare a questa terra e ai suoi abitanti. A tal proposito possiamo perciò chiederci: abbiamo realmente bisogno di un unico nome, davvero l’inclusività si afferma così, ed era questa la finalità di Langer quando utilizzava “Sudtirolo” al posto di “Alto Adige” e “sudtirolesi di lingua italiana” al posto di “altoatesini”?

Se stiamo ai fatti (cioè a quello che di Langer possiamo leggere o alle sue dichiarazioni rilasciate nelle varie occasioni in cui si discuteva di questioni terminologiche), non esiste alcun riscontro che l’utilizzo langeriano di “Sudtirolo” e “sudtirolesi” ambisse ad essere sancito ufficialmente con un atto amministrativo. Possiamo anche ritenerlo plausibile ma, a rigore, sarebbe sbagliato fare di Langer un precursore di Sven Knoll (o di Sven Knoll un seguace di Langer). Quella che invece vorrei qui esporre è un’argomentazione contraria all’ufficializzazione del toponimo “Sudtirolo” (anzi: un’argomentazione a sfavore di qualsiasi eccessiva pratica ufficializzante), pur facendo anch’io parte di quelli che lo usano di frequente. Me ne rendo conto: ciò potrebbe sembrare sulle prime una contraddizione, ma si tratta di un dissidio apparente, perché passando dall’uso libero (che difendo) alla sua ufficializzazione (che contesto) avremmo in realtà un livellamento di sfumature terminologiche – espresse dalla varietà intrinseca al concetto storico-semantico di “Alto Adige/Südtirol/Sudtirolo/Autonome Provinz Bozen/Provincia autonoma di Bolzano” – più utili di un unico riferimento ritenuto (ingenuamente o ipocritamente) capace di risolvere i nostri problemi identitari.

Per sintetizzare: la soluzione dei nostri problemi identitari non risiede nella ricerca di una reductio ad unum di molteplici punti di vista, ma nella preservazione di tutte le oscillazioni e di tutte le varianti che possono costituire sempre un’alternativa all’ufficializzazione di cui disponiamo. In questo modo il mondo della vita fluente al di sotto delle denominazioni formali non sarà irrigidito e costretto in stampi solidi che, non è difficile dimostrarlo, genererebbero proprio la ripresa immediata di una “contemplazione narcisistica attorno alle problematiche di carattere etnico” della quale parlava Langer.

Corriere dell’Alto Adige, 19 settembre 2021

2 thoughts on “L’inutilità di un nome unico

  1. D’accordo sulla “preservazione di tutte le oscillazioni e di tutte le varianti”, d’accordo sull’orticaria nei confronti dell’ufficialità e sull’appello di Langer a non cadere nella “contemplazione narcisistica attorno alle problematiche di carattere etnico”; ma preferirei comunque leggere Sudtirolo piuttosto che Alto Adige. Mi sembra giusto che il punto di vista di chi qui risiedeva originariamente abbia, almeno a quel livello, un riconoscimento in più rispetto a quello di coloro che qui si sono insediati dopo aver vinto una guerra.

  2. Un mio amico, romano ma grande frequentatore della provincia di Bolzano e attento alle questioni terminologico/identitarie per formazione culturale (è americanista), propone la dicitura italiana di Tirolo italiano, per superare il conio fascista di Alto Adige e, al tempo stesso, evitare un mero calco della forma tedesca. Questa soluzione riconoscerebbe la specificità regionale (parliamo di Tirolo, area storica e geografica ben definita) e la sua appartenenza politica a uno stato unitario, oltre a riconoscerne la duplicità costitutiva.
    D’altra parte, riconosco che introdurre un altro termine nel già lungo vocabolario delle identità di quelle parti non sarebbe necessariamente una soluzione italiana.

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