Se la politica viola le regole

 

Sgarbi Italia e Amore

Ricordate? La parola chiave con la quale il Landeshauptmann Arno Kompatscher ha lanciato l’anticipazione della Fase 2 in provincia di Bolzano era “responsabilità”. Responsabilità è anche il concetto che si vorrebbe legato all’interpretazione più autentica dell’autonomia. Come a dire: noi non vogliamo che ci venga riconosciuto uno status di specificità senza mostrare che tale status ce lo sappiamo guadagnare grazie soprattutto a un comportamento irreprensibile, addirittura di esempio per gli altri. Nella fattispecie: abbiamo chiesto di riaprire tutto, e per di più in anticipo, preoccupandoci di obbedire a criteri di irreprensibile sicurezza, l’abbiamo fatto in modo che la riconquistata libertà non fosse solo un capriccio, svincolato dalle norme che altrove sono mantenute sotto controllo, ma ci proponiamo come i fautori stessi del nostro controllo, che quindi dovrà essere inteso come una forma compiuta di autocontrollo, ed è questa l’essenza dell’autonomia.

Bene, davanti a questi principi così impegnativi come interpretare le posizioni espresse dall’onorevole Vittorio Sgarbi, consegnateci al margine di una sua breve visita? Sfoderando la proverbiale irrisione per le costrizioni di ogni tipo, il critico d’arte, nonché presidente del Mart, ma famoso soprattutto per le sue fragorose e spesso sboccate apparizioni televisive, ha emesso la sua definitiva sentenza sui provvedimenti di pubblica sicurezza che dovrebbero accompagnare l’estensione della fase post-lockdown. Al primo posto nella lista delle sue contumelie: l’uso della mascherina, da lui ritenuto evidentemente eccessivo (“sarebbe meglio distribuire preservativi”). Omettiamo ovviamente le altre paludate considerazioni, del resto facilmente recuperabili in rete.

Si dirà, in fondo Sgarbi lo conosciamo. Ciò che dice non va preso troppo sul serio: sparata più o sparata meno, basta non starlo a sentire. Può essere. Purtroppo però Sgarbi non era solo. Ad accompagnarlo in queste escursioni c’era l’esponente della Lega e assessore provinciale Massimo Bessone, in teoria uno dei massimi rappresentanti di quell’habitus responsabile con il quale il presidente della provincia vorrebbe accreditare l’immagine dell’Alto Adige/Südtirol. Bessone – lo si può vedere in un video – ha trovato molto divertenti le sparate di Sgarbi. Ritratto con la mascherina in mano (in realtà la metteva e la toglieva a piacimento), mentre il presidente del Mart lo deliziava appellandolo “chiavatore”, sembrava insomma evidente che trovasse del tutto sensate le dichiarazioni alle quali stava assistendo, rivendicandole dunque come proprie anche al di là della sua funzione di sfondo scenografico prestato al più noto personaggio.

Dal siparietto, francamente, è possibile trarre solo una lezione desolante. I cittadini comuni sono obbligati a rispettare le leggi, sono tenuti a indossare le mascherine per ogni spostamento, a osservare le distanze, e se non lo fanno vengono accusati di mettere in pericolo la salute pubblica (non pochi hanno pagato anche di tasca propria con multe salate). Alcuni rappresentanti delle istituzioni, al contrario, si permettono di fare le guide turistiche di chi sbeffeggia le regole e per giunta si scompisciano dalle risate alle battute di un “onorevole” che posta volentieri comizi seduto sulla tazza del cesso.

Corriere dell’Alto Adige, 23 maggio 2020

One thought on “Se la politica viola le regole

  1. Sempre l’ineffabile Vittorio, che agli inizi dell’epidemia (agli inizi lo era) urlava insulti e sbeffeggi a chi sosteneva che c’era pericolo di una vera epidemia, e che era solo un’influenza! “Cazzo!” , sllo stessomodo urlava insulti e sbeffeggi a chi voleva che le mascherine si indossassero anche all’aperto, “perchè il contagio all’aperto è impossibile! Capre! Lo capirebbe anche un deficente!! (La i non si sentiva bene) senza competenze, senza dialettica e senza logica.
    Mo co vót ?

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