Scusate lo sfogo

Corna

Dunque ci stiamo muovendo, con molta fatica e molta confusione, tra la fase 1 e la fase 2. Cerco di caratterizzarle brevemente. La fase 1, detta del “lockdown”, era parsa necessaria per cercare di contenere l’impennata dei contagi e alleviare la pressione sugli ospedali, messi a durissima prova soprattutto nei reparti (carenti) di terapia intensiva. Siamo stati quasi tutti tappati in casa, obbedendo ad un diktat che ci pareva legittimato da un’osservazione elementare: il virus si trasmette quando le persone stanno vicine e si spostano, ergo: allontanandole e immobilizzandole il più possibile il contagio si arresta o decresce. Diciamo che tale strategia ha avuto parziale successo, soprattutto per quanto riguarda il decongestionamento dei reparti di TI. Il contagio però non si è arrestato e, soprattutto, si continua a morire (in Lombardia i dati rappresentano un caso negativo a livello mondiale, e il loro modello sanitario sta presentando un’immagine a dire poco inquietante). Pare acquisito, perciò, che non potremo contare su una sparizione a breve periodo del pericolo, e la fase 2 consiste in fin dei conti proprio in questo: la riduzione del contagio non può più essere ricercata mediante un prolungamento indefinito dell’inattività collettiva, occorre imparare a “convivere con il virus” accettando tutta una serie di limitazioni che muteranno in profondità il nostro stile di vita (e questo si sapeva). Con le buone o con le cattive (e questo si sapeva meno).

Ecco, spero tanto di sbagliarmi, saranno giorni per me forse difficili, ma io penso che le maniere “cattive” avranno la meglio sulle “buone”, e questa non dovrebbe essere una notizia rassicurante per nessuno, neppure per chi ha scoperto recentemente la propria vena da delatore/poliziotto esercitandosi su nuove categorie di criminali: per esempio quelli che si facevano una corsetta nel circondario. Vedo uno scenario di questo tipo: un reticolo di dispositivi stop and go gestiti da più soggetti (stato, regioni, province, comuni, sempre più in disaccordo tra loro), in modo spesso poco chiaro (pensate alla manfrina sui 200 metri che diventano 400, e perché non 450?, pensate alla farsa delle autocertificazioni, pacchi e pacchi e pacchi di fogli che dei poveracci devono poi verificare sudando sulle loro scrivanie di guardiani di stato) e con protocolli di controllo sempre più opprimenti, privi di giustificazioni razionali, e tutti orientati da questo principio: lo stato non capisce cosa sta succedendo, perde la bussola, e picchia sui reprobi, cercando di trovarne il più possibile (quindi facendo malamente cassa). In questo modo si appaga la sete di “giustizia” dei miseri e si possono sviare gli sguardi dal vero, atroce buco che sta davanti agli occhi di tutti: nell’affrontare l’emergenza abbiamo fallito a più livelli. E ancora brancoliamo nel buio.

Mi dispiace molto vederla in modo così cupo (scusate lo sfogo). Ma adesso la vedo proprio così. In modo cupissimo. Riconquistare la libertà, la leggerezza, al prezzo di vedere montare tutta questa marea di stupidità e cattiveria è qualcosa che fiacca il corpo e opprime lo spirito. La sensazione che si ha quando si è costretti a parlare con una mascherina sulla bocca (e sul naso) e le mani imprigionate dai guanti di lattice. E non me ne frega nulla se qualcuno ha detto che “è necessario”. Sarà. Si tratta di una “necessità” che a me toglie la voglia di vivere.

#maltrattamenti

3 thoughts on “Scusate lo sfogo

  1. Ho letto. Ti capisco, anch’io nei momenti più bui vedo veramente nero, ovvero una futura limitazione della libertà insostenibile, uno stravolgimento delle nostre abitudini abbastanza fosco, quasi peggiore della quarantena. Però penso anche che non sarà sostenibile gestirlo, ovvero: dopo un po’ non è che ci scoglioniamo solo noi, ma tutti, pure quelli che ora stanno alla finestra urlando all’untore. I sentimenti delle persone medie sono volatili, ora è così, domani non si sa. Quindi sono “ottimista” (lo devo anche un po’ essere) e credo che quando allentamento sarà, sarà sperabilmente anche della selva di misure caotiche e dei rimproveri continui.

  2. Sembra di essere tra l’incudine e il martello.
    Premesso che condivido i sentimenti che stanno dietro al tuo post ma se da una parte vedo il risvegliarsi di desideri mai sopiti di regolamentazione bruta della società, dall’altra vedo anche un problema sanitario non indifferente che si fa fatica a risolvere considerando il sistema lombardia come non efficiente: mi sembra che altre grosse conurbazioni non siano messe tanto meglio.
    Che dire, vedremo.

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