Asfissiati dalla Heimat

Tammerle Knoll

Ho seguito la conferenza stampa di Myriam Atz Tammerle e Sven Knoll, il duo che guida in Consiglio provinciale il movimento Süd-Tiroler Freiheit. Si lamentavano, come al solito, perché a dir loro in Alto Adige la lingua tedesca sarebbe gravemente minacciata. La minaccia, stavolta, non proviene dai medici che sanno solo l’italiano, ma dai bambini “stranieri”: nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie di lingua tedesca ce ne sarebbero troppi. Da qui tutta una serie di problemi. Quindi bisognerebbe fare qualcosa per diminuirne il numero. Altrimenti – ecco la vera sostanza del lamento – la salvaguardia del diritto ad avere scuole nella madrelingua sarebbe adulterata, addirittura vanificata.

Ma esistono riscontri oggettivi che suffragano tale preoccupazione? In realtà no. I dirigenti scolastici interessati non segnalano problemi particolari, il tutto si riduce quindi a timori in gran parte strumentali, per giunta espressi da persone che non hanno neppure sensibilità, competenza ed esperienza didattica. I difensori del tedesco che si ispirano ai valori patriottici intendono perciò difendere il tedesco in astratto, ideologicamente, interpretando quella lingua alla stregua di uno strumento che non è fatto per apprendere o comunicare contenuti innovativi, bensì per ruminare all’infinito l’unico striminzito codice identitario nel quale essi si riconoscono.

Ma vediamolo meglio, questo codice identitario propugnato dai patrioti. Per esaminarlo possiamo forse imbatterci in scritti, opere, discorsi nei quali essi ci rivelano qualcosa di diverso o di più interessante del semplice e bieco fatto di essere composti in tedesco? Macché. Tutto quello che i patrioti possono dirci si riduce a una penosa variazione di un’unica parola: Heimat. Oltre all’inesausta ripetizione di questo vocabolo, rivoltato in ogni possibile sua sfumatura, non esiste un solo testo patriottico che si stacchi dalla cantilena della Heimat: Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat, Heimat. Eccolo qui tutto il tedesco del quale i difensori tedeschi della Heimat tedesca hanno tedescamente bisogno per soddisfare in modo tedesco il loro bisogno tedesco di tutela della cultura tedesca.

Ora, è forse un caso che nessun scrittore tedesco nato in Südtirol, nessun intellettuale locale si sognerebbe di impiccare la difesa della lingua tedesca al palo della celebrazione della Heimat? Infatti, nessuno di loro si fa portavoce di una battaglia a difesa della lingua tedesca basata sull’esclusione di bambini di altra lingua o sull’introduzione di quote di “stranieri” nelle scuole di lingua tedesca. Perché sono forse insensibili al problema? No, semplicemente perché il loro uso del tedesco, la loro stessa concezione del tedesco è inserita in un contesto più ampio di quello circoscritto al perimetro angusto della Heimat sudtirolese. O molto più semplicemente: perché quegli scrittori o quegli intellettuali non legano l’uso del tedesco alla paura di perdere il tedesco, visto che mentre loro hanno qualcosa di interessante da raccontare, gli altri, cioè i patrioti, sono inchiodati nel loro stracco vaniloquio sulla Heimat.

Per salvaguardare il tedesco sarebbe opportuno che i patrioti sudtirolesi lasciassero in pace i bambini, smettessero di fingersi esperti di questioni scolastiche, e soprattutto imparassero a dire qualche parola in più di “Heimat”. Sono infatti loro la prima e più micidiale minaccia alla salvaguardia della cultura tedesca; cultura che non solo non sanno difendere, ma che condannano all’asfissia e alla necrosi. Gli “stranieri”, invece, contribuiscono a rinvigorire il tedesco, l’italiano (giacché queste mie considerazioni potrebbero essere rivolte anche ai nazionalisti o ai sovranisti italiani) e in generale la vita culturale di questa terra: la fecondano, la ampliano, la fanno respirare. Ce ne vorrebbero molti di più.

#maltrattamenti

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