Il pozzo del “riconoscimento”

Bacon ritratto

Penso sia giunto il momento di dedicare qualche riflessione a un fenomeno sociale che va sotto il nome di “riconoscimento”. Lo faccio spinto da un libro di Axel Honeth che s’intitola proprio così: Anerkennung. Eine europäische Ideengeschichte. Dirò subito che il mio intento non sarà molto ambizioso, perché più che di Europa parlerò di Sudtirolo, anzi di Südtirol, e lo farò prendendo di mira qualcuno di molto preciso, anche se non ne dirò il nome, sperando comunque che si riconosca (del resto sarebbe sconveniente parlare di “riconoscimento” impedendo a chi si deve riconoscere di riconoscersi). Tizio è un tipo simpatico, lo si incontra spesso in giro con l’aria soddisfatta. La sua posizione nel mondo è sicura, ama il luogo in cui è nato, con le sue belle montagne, le sue belle tradizioni e tutto quello che fa di questo posto il posto che è: bellissimo e inconfondibile. C’è stato un tempo, molto remoto, in cui però non era così. Tizio allora non era affatto certo di trovarsi nel posto più adatto per lui. E questo perché il “riconoscimento” del quale aveva bisogno non proveniva dalla parte che lui riteneva essere la più giusta. Era insomma come se quelle montagne, quelle tradizioni che oggi, a suo dire, lo guardano con grande benevolenza, non lo vedessero, non lo considerassero. A quel tempo Tizio frequentava persone che non amavano quelle montagne e quelle tradizioni. Erano persone che giudicavano quelle montagne e quelle tradizioni alla stregua di cancelli invalicabili, come se fossero le barriere che li dividevano dalla proprietà degli “altri”, in un certo senso i veri padroni del luogo. Una delle chiavi per aprire quei cancelli, pensava Tizio, e pensavano, o almeno dicevano di pensare i veri padroni del luogo, era infatti la lingua. Tizio, per sua involontaria disgrazia, parlava una lingua che i veri padroni del luogo giudicavano inappropriata a far parte veramente di quel luogo. Fu dunque necessario che prima di tutto Tizio cominciasse a progredire in quella lingua, l’unica che poteva aprire i cancelli. Poi però si accorse che neppure la lingua era sufficiente. Certo, era già qualcosa, ma non abbastanza. Bisognava non solo sapere quella lingua, ma anche dire le stesse cose che dicevano quelli che la parlavano. Era necessario, insomma, imitare non solo i significanti, ma anche i significati veicolati da quella lingua, e poi anche i sensi reconditi, le sfumature di quei significati. Solo così, infatti, sarebbe scattato il “riconoscimento” al quale Tizio non avrebbe più voluto, o addirittura saputo mancare. Decise di andare oltre. Fu la volta di una trasformazione parossistica a determinare l’evoluzione della storia. Se, per esempio, l’obbligo ormai introiettato a percepirsi esclusivamente grazie al codice di “riconoscimento” dettato dagli altri implicava che si apprezzasse l’autonomia speciale, Tizio cominciò a dire che questa autonomia speciale non si limitava ad essere buona, o valida, o perfettamente funzionante. No. Tizio diceva che questa autonomia speciale era la sua ragione di vita e, a ben guardare, era anche la migliore autonomia speciale del mondo e persino dell’interno universo. Un’autonomia speciale così, si affannava a testimoniare Tizio, neppure su Marte ce l’hanno. E lo stesso atteggiamento di vera e propria idolatria veniva poi esteso a ogni altro particolare: le nostre montagne sono le più belle e speciali del mondo, le nostre tradizioni sono le più tradizionali e speciali dell’universo, e via di questo passo. Oggi Tizio sembra felice perché crede che gli “altri”, finalmente, lo riconoscano come uno dei “loro”, eppure la sua integrazione, tendente al completo mimetismo, è tutt’altro che compiuta. In realtà un “riconoscimento” privo di reciprocità è come un pozzo nel quale si cade senza mai toccarne il fondo. Un pozzo nel quale chi vi scompare risulta invisibile e insignificante molto più di quando il processo del “riconoscimento” era agli inizi, quando cioè vigeva almeno la resistenza di un’alterità inassimilabile. Speriamo che Tizio, ormai da anni disperso nel pozzo, non se ne accorga.

#maltrattamenti

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