Sardine e Iperuranio

Sardine Bolzano Drone

Dirò ancora un po’ delle Sardine, perché la scorsa settimana mi ci sono trovato in mezzo e poi perché è difficile sottrarsi (la politica in genere non propone troppe novità, e quando ce n’è una, posto che le Sardine rappresentino una novità, è impossibile non approfittarne). La cosa davvero buffa, è una riflessione che ho fatto quando stavo in piazza, cercando anche di scribacchiare qualche frase sentita in giro, per cogliere un colore, un accento, qualcosa che potesse trasmettere l’essenza di ciò che vedevo, la cosa buffa, dicevo, è che non riuscivo a scrivere quasi nulla. Non che non capissi quanto veniva detto. Anzi. I concetti erano abbastanza semplici, e ripetuti anche spesso. Probabilmente li conoscete, non c’è bisogno che li riporti. Però era come se non riuscissi a fermarli, perché scorrevano l’uno nell’altro con una rapidità impressionante, e soprattutto erano tutti così, come dire, estremamente generici. Non qualcosa di buono, ma la bontà in sé. Non qualcosa di bello, ma la bellezza in sé. Non qualcosa di giusto, ma la giustizia in sé. Piazza Mazzini (e, come ritengo, qualsiasi altra piazza abbia finora assistito allo stesso fenomeno) era diventata l’Iperuranio di Platone. Faceva anche freddissimo, proprio come fossimo su una vetta del Cosmo. Sentite qua: “Il sopraccelestiale luogo non lo inneggiò alcun de’ poeti di qua mai, e mai non lo inneggerà degnamente. Ecco: e si ha a dir vero, parlando specialmente della verità. La verace essenza, che né colore ha, né figura, e non può essere toccata; che può esser contemplata solo dalla mente, reggitrice dell’anima; che è obbietto della verace scienza, ha questo luogo”. Porca miseria. Sembrano proprio loro, le Sardine, con quel loro mare-oceano che – come il pensiero – “non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”. In certi momenti, grazie a certe luci (la notte fa di questi effetti), nelle teste delle Sardine pullulano tali pensieri infiniti, pensieri sui quali ondeggiano i loro sgargianti pesci dipinti, come scaglie di un riconoscersi ancora privo di lacci, ancora in fuga da tristi reti e cattivi nodi. Ma si diceva di Platone e del suo Iperuranio. Lo sanno tutti: il problema più grande del mondo ideale vagheggiato dall’autore del Fedro è quello della relazione tra le idee e la realtà. Ne avranno discusso, a Roma, dopo la grande manifestazione di Piazza San Giovanni? Avranno stabilito se la relazione che scavalca l’ombra intercorrente tra la mozione e l’atto dev’essere pensata come mimesi (gli oggetti reali sarebbero dunque una semplice copia delle idee perfette ed immutabili), come metessi (le cose parteciperebbero all’esistenza delle idee), come parusia (le idee sono presenti nelle cose e ne rappresentano l’essenza), oppure come aitia (le idee sono le cause delle cose)? Comunque, quello che mi piace di più di Mattia Santori, il sorridente uomo-immagine delle Sardine, a mio parere adatto a recitare il giovane Platone in una fiction sui filosofi dell’antichità, è che lui non ha mai fretta. Dice sempre che non è necessario concludere, arrivare ad una definizione (le Sardine “non le puoi bloccare, non le puoi recintare”). Bisogna saper attendere la complessità. Del resto, gli esegeti platonici sono 2500 anni che discutono del complesso rapporto tra mondo iperuranico e mondo reale, mentre le Sardine esistono da appena un mese. Io qualche secolo glielo concederei. La forma che mai prende forma è pur sempre l’attività formante più formativa che ci sia.

#maltrattamenti

 

One thought on “Sardine e Iperuranio

  1. ”Io qualche secolo glielo concederei. La forma che mai prende forma è pur sempre l’attività formante più formativa che ci sia.”
    beh , un secolo o due non lo si nega a nessuno, il fatto poi che mi riportino indietro ai ricordi delle occupazioni liceali e alle assemblee di istituto, anche questo è l’attività più impagabile che ci sia…
    imho

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