Presepe e democrazia

Presepe napoli

Giuliano Vettorato è un leghista non paradigmatico. Il suo stile comunicativo non assomiglia in nulla a quello di Matteo Salvini. Le avesse lette, penso non avrebbe difficoltà a sottoscrivere le parole che il filosofo Guido Calogero stese in quell’aureo piccolo testo scritto nell’autunno del 1944 (“ABC della Democrazia”, Chiarelettere), quando cioè l’Italia si stava ancora faticosamente liberando dal peso di due dittature avvinte al suo corpo martoriato: “Prima ancora che nella bocca, la democrazia sta nelle orecchie. La vera democrazia non è il paese degli oratori, è il paese degli ascoltatori”. La democrazia, proseguiva Calogero, è in primo luogo “colloquio”, e dunque deve dare maggiore spazio ai “taciturni attenti”, invece che ai “chiacchieroni”. Evitare di trasformare la propria taciturna attenzione in una chiacchiera molesta (o melensa) è il primo dovere dell’autentico democratico.

Finora c’era abbastanza riuscito, Vettorato. Il clima natalizio, però, deve avergli suggerito che questa taciturna attenzione poteva essere, come dire, un po’ allentata, e che un pizzico di chiacchiera non avrebbe sgualcito l’immagine complessiva. Ecco dunque apparire su Facebook un post, piuttosto prolisso, in cui testualmente si legge: “Invito tutti i Dirigenti degli istituti in lingua italiana della provincia di Bolzano ad allestire all’interno delle scuole e delle classi il presepe, valorizzando questo simbolo della tradizione locale, o anche, semplicemente, a colorare le stanze e i locali di luci e simboli che trasmettano gioia e possano riscaldare, ancor di più, i cuori dei nostri ragazzi”. L’assessore poi si preoccupa subito di delimitare il senso di questo “invito” indicandolo come “appello accorato”, una scelta puramente personale, insomma, da non considerarsi in nessun modo imposta dalla Provincia o da chi la rappresenta. E ci mancherebbe altro.

Perché una comunicazione di questo tipo è inopportuna? Innanzitutto perché inutile: in Alto Adige non esiste, neppure lontanamente, il rischio che nelle scuole, e neppure altrove, vengano messe in discussione le “tradizioni locali”, e con ciò risulti abbassata la temperatura cardiaca “dei nostri ragazzi”. Ma eccedendo già il livello di ridondanza, ecco il vero punto, un consiglio del genere tende inevitabilmente a tracimare dal contenitore istituzionale che dovrebbe, semmai, contenerlo. Niente, nessuno impedisce infatti ai cristiani di ornare con i segni della “loro” religione stanze e pareti; lo spazio pubblico, parimenti, può invece restarne scevro, e questo proprio per salvaguardare il principio della laicità dello Stato. Attenzione: diciamo “può”, non “deve”, in modo da prevenire, come ci ha ricordato Sergio Luzzatto in un libro che tutti farebbero bene a leggere (“Il croficisso di Stato”, Einaudi), che la neutralità confessionale delle istituzioni minacci “di restringere i margini della tolleranza rispetto alle pratiche di fede”.

In sintesi: se Vettorato avesse postato la foto del suo presepe, dal salotto o dal tinello della sua personale casa Cupiello, non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Rivolgendosi esplicitamente alle scuole, invece, ha voluto accodarsi alla chiacchiera di quelli che paventano senza motivo una crisi dei nostri punti di riferimento identitari, estendendo così al pubblico ciò che deve restare privato. Possiamo dire che lo preferivamo nella versione di democratico taciturno e attento.

Corriere dell’Alto Adige, 7 dicembre 2019, pubblicato con il titolo: “Presepe, un invito forzato”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...