Bolzano senza Tram

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Ma davvero Bolzano ha perso il Tram? E quando si ripresenterà, se si ripresenterà, un’occasione del genere? Ma soprattutto: senza Tram, senza questo Tram che avrebbe dovuto esserci e ora pare non ci sarà più (perché il popolo ha parlato, anche se ha parlato un frammento, un pezzettino di popolo, e la maggioranza, la stragrande maggioranza della gente è rimasta a casa, sul divano o chissà dove, comunque non è andata a votare), quale altra soluzione verrà elaborata per eliminare il micidiale traffico di cui tutti si lagnano, anche gli avversari del Tram, intendiamoci, che però a suo tempo votarono in massa a favore del progetto di riqualificazione del centro, cioè per il cosiddetto Progetto Benko, prevedibilissimo motore di scavi e lavori infiniti e causa di buona parte delle difficoltà oggi legate alla circolazione, e che ogni fine settimana se ne stanno inscatolati in coda per affollare con le loro automobili i parcheggi del Twenty? Ammettiamolo: tra il rendering tutto verde e silenzi che i favorevoli al Tram contemplavano sognando una Bolzano finalmente avviata verso le magnifiche sorti e progressive della “smart city” e i vaghissimi progetti alternativi evocati dai contrari (qualcuno ha poi capito in che modo verrebbero realizzati, questi impalpabili progetti alternativi?), tra queste due posizioni adesso si è aperta una voragine buona solo a rinsaldare la contrapposizione “politica”. Il referendum era solo un antipasto, un amuse-bouche al fiele per prepararci alla votazione di maggio, votazione che secondo i leghisti dovrebbe “liberare la città” non tanto dal traffico, ma da chi la governa, vale a dire quei miserabili della sinistra e della Svp (ah, no, la Svp non può essere etichettata miserabile, visto che la Lega in provincia ci governa, e se vuole “prendersi” la città dovrà poi governare anche a Bolzano con la Svp, come del resto già fa in modo straordinariamente brillante a Laives). Il sindaco Caramaschi, comunque, è uscito dal referendum con le ossa rotte. Aveva detto che se la differenza tra i “sì” e i “no” fosse stata minima, lui sarebbe andato avanti lo stesso, dritto come un Tram. Invece gli elettori l’hanno preso a ceffoni, infliggendogli una sconfitta che ne fa barcollare anche la ricandidatura. Che farà a questo punto il buon Renzo? Si ritirerà in una baita a scrivere l’ennesimo romanzo storico? Lo ambienterà su un Tram? Kafka, come racconta Adriano Sofri in quel bellissimo suo libro sulle diverse traduzioni di un passo della Verwandlung, passo in cui non si capisce bene se lo scrittore parlava di Tram o di lampioni, ammirava tantissimo Felice Bauer, la sua fidanzata berlinese, perché lei gli scriveva anche quando andava in Tram. Ecco, Bolzano assomiglia a Felice Bauer, ha quella sua facciona lì, non particolarmente bella, e passa le sue giornate allo specchio, sognando una “metamorfosi” che sia in grado di trasformarla da città-scarafaggio, da Stadt-Ungeziefer, in qualcosa di più attraente, come se volesse, come se stesse sempre per sbocciare alla maniera della diciassettenne Grete, la sorella di Gregor Samsa, che stira le sue membra alla fine del famoso racconto, e quindi stesse anche per smettere di rinserrarsi nella sua cupa stanza-prigione, nel suo ruolo di capoluogo sfigato, i cui soffitti sporchi non sono neppure allietati dalla luce che va e che viene, la luce passeggera di un Tram. Accadrà mai?

#maltrattamenti

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