Aperitivo delle Comunali

Tram Bolzano

Domenica si vota a Bolzano per il progetto che dovrebbe dotare la città di una nuova infrastruttura: «Volete voi che sia introdotto nel tessuto urbano della città di Bolzano il mezzo di trasporto pubblico costituito dal Tram su rotaia da Ponte Adige a viale Stazione?». Una decisione posta sul crinale strettissimo del «sì» o «no», che — trattandosi di una questione eminentemente tecnica — porta dunque la logica della contrapposizione ideologica su un terreno dal quale sarebbe stato forse più opportuno tenerla lontana.

La prima considerazione che possiamo svolgere è proprio questa. In teoria favorevoli e contrari al progetto avrebbero dovuto spalmarsi in modo trasversale rispetto alle tradizionali linee politiche che segnano l’opinione pubblica cittadina. Avremo invece a che fare con un voto che cerca di anticipare quello di primavera, allorché si tratterà di giudicare nel complesso il lavoro della giunta comunale e, sostanzialmente, decidere se riconfermare o congedare il sindaco Renzo Caramaschi. Il referendum sul tram assomiglia perciò a una sorta di aperitivo delle comunali, un banco di prova preliminare sul quale deporre il corpo palpitante di maggioranza e opposizione. Corrispettivamente, anche il dibattito, che avrebbe dovuto chiarire le idee agli indecisi, non ha fatto altro che cementificare i pregiudizi di partenza.

Per i suoi fautori, il tram aprirà l’era degli spostamenti ecologici, il tempo della città liberata dalla «morsa del traffico», e sarà solo la prima pietra di una costruzione in lungimirante divenire; per i contrari si tratta invece di un mezzo sostanzialmente inutile, già sorpassato prima ancora di essere utilizzato, perché non esclude l’uso promiscuo (tram più auto) delle sedi stradali, non coinvolge subito l’intera città, quindi non taglia la testa al toro dei pendolari e, a causa dei lunghi lavori, renderà per molto tempo la circolazione ancora più soffocante.

Alla contrapposizione di tipo politico se ne aggiunge poi un’altra, assai deleteria, di carattere etnico o sociale. Più disposti a gradire la soluzione tranviaria sono gli abitanti del centro, dove si concentra la popolazione di lingua tedesca, che in teoria è anche quella che ha meno bisogno di utilizzarlo. Nelle periferie «italiane», al contrario, questa soluzione è giudicata insufficiente, già obsoleta, addirittura espressione di oscuri interessi che confermerebbero sempre il destino negletto della popolazione residente oltre il fiume Talvera.

Concludendo: in origine il tram avrebbe dovuto essere un’idea capace di unire la città nel segno della maggiore comodità, dell’efficienza e della sua capacità di renderla più ecologica; adesso la consultazione popolare rischia di farla risvegliare sotto un cielo ancora più diviso, litigioso e incattivito.

Corriere dell’Alto Adige, 22 novembre 2019

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