Parco della Droga

Campana

E alla fine l’hanno offerta anche a me, la droga. Era forse troppo tempo che mi aggiravo in questo parco, il Parco della Droga. Un aggirarsi di cane, il mio, che non ha più una casa, che non ha più un padrone, che non ha più neppure un cielo sotto cui stare, e per questo è costretto a cercare la sua salvezza in basso, senza poter sollevare la testa, testa di cane abbassata la mia. Mi aggiravo così da giorni, forse da secoli, in attesa del mio uomo, 25 dollari in mano. Ma non lo vedevo, non c’era nessun uomo per me. C’erano bivacchi, c’erano fuochi, c’erano risse, c’erano elicotteri, c’erano poliziotti, c’erano puttane, c’erano urla, c’erano strida, c’erano agguati e cose nascoste da mille mani in mille cespugli. Solo lui non c’era. C’era anche l’alta ruota cieca, ferma, sola nel vento, ad aspettare il vento. Operai scavavano trincee e trovavano bombe. Le bombe venivano cullate come bambine appena nate, bombe-bambine cullate da padri in fuga dall’Egitto. Abbiamo trovato delle rose / Erano le sue rose erano le mie rose / Questo viaggio chiamavamo amore. Ma l’amore non è qui. L’amore sta sui treni, sbaglia strada, corre sulle rotaie, l’amore non paga il biglietto, si nasconde nei bagni sporchi dei treni sporchi, e poi pulisce il vetro con una mano, ci accosta le labbra, manda un bacio a chi resta. Qui intanto cadono le foglie, finalmente. Fa freddo. Oggi ho detto ai miei studenti che il Natale l’hanno inventato i commercianti, sono loro che hanno inventato il Presepe con gli animali e con gli angeli. Avessero flauti chiamerebbero coi flauti, avessero bombe tirerebbero le bombe. Ma le stelle sono bombe, che crepitano sull’acqua e domani è già Natale, chi nasce però muore. Ogni Natale è avvolto in un sudario. 25 dollari in una mano sono pochi, ce ne vorrebbero 100, ce ne vorrebbero 1000. Quanto costa la vita eterna? La pietra rotola via dal sepolcro, qui non c’è colui che cercate. Ma io cerco il mio uomo, al Parco della Droga, possibile che anche lui adesso sieda alla destra del Padre? Devo aver scambiato indirizzo. Scusa, non volevo fare il tuo numero. Ci sono gatti che passeggiano sulle tastiere e scrivono poesie d’amore: Questo viaggio chiamavamo amore. Vorrei salire su un treno e svegliarmi il giorno dopo, davanti ad un mare che sappia raccontare. Potremmo affittare un piccolo appartamento e ascoltare le onde. Poi ci prepareremmo un caffè e puliremmo con la mano il vetro, ci accosteremmo le labbra e manderemmo un bacio a chi ci guarda. La vita ci prende tutti a schiaffi, qualche volta cadiamo per terra. Chi sono queste ombre che adesso si avvicinano? Tengo lo sguardo basso, vorrei non essere qui, ma dove potrei essere altrimenti? Il primo sorride, il sorriso di chi ha voglia di parlare, il mio uomo ha voglia di parlare. “Tutto bene amigo?”. Gli stringo il braccio, sento che potrebbe, che vorrebbe vendermi qualcosa. “Tutto bene”. Are you the one that I’ve been waiting for? Natale è ancora lontano, o è appena passato, e non ce ne siamo accorti. Siamo nati e non ce ne siamo accorti. I 25 dollari mi cadono dalle mano. Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose, questo viaggio chiamavamo amore.

#maltrattamenti

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