Si muore ancora di povertà

Povertà

Si muore ancora di povertà, nella ricca Bolzano. Tre storie, emerse la scorsa settimana, dipingono un quadro di grande desolazione economica e relazionale. Le vittime tutte uomini che condividevano un destino di fragilità: il primo è un anziano rinvenuto senza vita nella sua abitazione, ben dieci giorni dopo il decesso; il secondo è un quarantenne originario del Marocco, spentosi nei pressi del suo giaciglio di fortuna, sotto il cosiddetto ponte Langer; il terzo, infine, un uomo di 67 anni, sorpreso a sottrarre una confezione di dentifricio e uno shampoo dagli scaffali di un supermercato e ucciso da un malore allorché, dopo essere stato convocato in direzione, ha visto sopraggiungere gli agenti di polizia.

Storie diverse, come si vede, eppure è possibile utilizzare la parola “povertà” per racchiuderle tutte, per cercare di capire, soprattutto, che cosa sarebbe possibile fare affinché non si verifichino più. Il pericolo più grande, infatti, è considerare casi del genere al pari di episodi sporadici, slegati gli uni dagli altri, o comunque poco interessanti per ritrarre il tipo di società in cui ci muoviamo. Invece non possiamo permetterci di girare la testa dall’altro lato, concludendo che si tratta di cose che possono accadere ovunque.

Torniamo per esempio all’uomo di 67 anni, da qualcuno persino oltraggiato con l’epiteto di “ladro”. Proviamo per un istante a capire cosa spinge una persona a rischiare di essere scoperta mentre si sta impadronendo furtivamente di oggetti ai quali tutti, senza alcuna esclusione, avremmo pieno diritto, perché strumento concreto della cura di sé, di igiene personale. Un atteggiamento più comprensivo dei negozianti, certo, avrebbe potuto mitigare la situazione. Non può costituire però la norma perché rappresenterebbe, anch’esso, un diverso modo di chiudere gli occhi. Bisogna dunque agire in modo che ciò non sia più possibile, è necessario che venga predisposta una rete di servizi mirati al fine di provvedere mediante un risarcimento concreto chiunque sia stato colpito da un “danno esistenziale” (la fenomenologia del “danno esistenziale” è vastissima ed occorre operare a vari livelli, come ricordava il giurista Paolo Cendon – di recente ospite a Bolzano per presentare il suo libro “I diritti dei più fragili” –, che è anche il promotore di una legislazione che contempla l’introduzione di un amministratore di sostegno).

Occorre conoscere, disporre relazioni più avvolgenti, solidali, e occorre – in particolare – che le amministrazioni cittadine facciano pienamente la loro parte con appositi sportelli o luoghi di ricettività a bassissima soglia. La fragilità e la marginalità sono purtroppo fenomeni in espansione, ormai presenti anche dove non ce lo aspetteremmo, mettendo sempre più allo scoperto contraddizioni intollerabili.

Corriere dell’Alto Adige, 23 ottobre 2019

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