Epifenomeni letterari

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Confesso che io, se adesso non se ne parlasse così tanto, di questa Giulia De Lellis non ne avrei mai saputo nulla. Non che io viva dentro una turris eburnea così impermeabile al rumore del mondo, ma siccome siamo tutti un po’ imprigionati nella bolla dei nostri interessi e delle nostre abitudini è chiaro che alla fine ci sfugga parecchio di ciò che potrebbe colpire la nostra attenzione. Insomma, a un certo punto ho appreso che questa De Lellis ha firmato un libro che parla di tradimenti, vende migliaia di copie, e sul quale si è acceso un grande dibattito. Così sono andato un po’ a vedere di cosa si tratta. In rete si trovano riportate alcune frasi che dovrebbero servire a dare un’idea del contenuto e dello stile. Eccone alcune: “Come ho potuto farmi baciare, toccare, annusare? La tragedia è che mi sono fatta pure quella maledetta depilazione definitiva! Insomma, ragazze, pensateci: ci sono situazioni in cui un inguine selvaggio può salvarvi la vita”; “Avrà almeno usato le precauzioni? Ve l’ho già detto, sono ipocondriaca”; “In un oceano di emozioni contrastanti, colo a picco nell’anima de li mortacci sua”. È evidente: ci troviamo a parecchia distanza da À l’ombre des jeunes filles en fleurs di Marcel Proust. Ma queste sono osservazioni banali. Piuttosto, dobbiamo dolercene? O invece possiamo rallegrarcene, perché in un’epoca in cui – come pare – i libri si vendono e si leggono sempre meno, se qualcosa o qualcuno ci riesce è pur sempre una buona notizia? Ritengo che l’atteggiamento migliore sia un altro, vale a dire quello di praticare una bonaria e atarassica indifferenza. Appagata la mia curiosità, preso nota del trascurabile caso letterario, sono tornato immediatamente a interessarmi di letture più sostanziose e di maggiore spessore. Proust ha scritto prima, meglio e durerà più della De Lellis. Gli epifenomeni, alla fine, servono solo a ricordarci che esistono anche i veri fenomeni.

ff – 40/19

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