Subtirolo

Kuron

Nell’anno 2249 il territorio dell’Alto Adige/Südtirol (chiamato però comunemente SUBTIROLO) è ormai coperto quasi interamente dalle acque. Il mutamento climatico ha condannato le persone a ritirarsi sempre più in alto, affollando le pendici dei principali rilievi montuosi. La popolazione locale, ridotta a circa duecentomila abitanti (dopo numerose migrazioni verso nord, dove fu sottoposta anche a penose manifestazioni di razzismo) si assiepa quindi ormai attorno alle cime: Ortles, Gran Zebrù, Monte Cevedale, fino a quelle che raggiungono almeno i duemila metri. Anche la cosiddetta Vetta d’Italia, il cui nome in tedesco (Klockerkarkopf) è stato definitamente rimosso in quanto più del 70% della popolazione si era espresso con un referendum sulla sua impossibilità ad essere pronunciato, accoglie vicino alla cima circa ventimila profughi dai vecchi insediamenti di valle. La regola della proporzionale abitativa, strenuamente mantenuta dagli amministratori, ha fatto sì che nel grande condominio high-tech, che in pratica racchiude tutto l’abitato, siano contemplati dodicimila “tedeschi”, settemila “italiani” e mille “ladini”. In realtà, si tratta in gran parte di cinesi, albanesi, rumeni, senegalesi, ghanesi, ungheresi e moldavi, i quali però, costretti dalla legge provinciale ad aggregarsi ai gruppi linguistici “storici”, hanno finito per assumere non solo la lingua, ma anche la conformazione psicologica degli antichi autoctoni. I cinesi, per esempio, sono diventati implacabili imprenditori alberghieri, e da decenni controllano la cosiddetta mafia del canederlo al vapore e del gulasch in agrodolce, impedendo di fatto alle altre etnie di aprire locali concorrenti, in nome della difesa della “tradizione”. Nonostante, come detto, gran parte del vecchio Sudtirolo sia ormai quasi interamente sommerso, non accenna a placarsi la polemica sulla toponomastica. Squadre di Schützen subacquei, chiamati scherzosamente “cappelli pinnati”, si spingono spesso nelle profondità per applicare adesivi impermeabili sui cartelli arrugginiti dei luoghi un tempo contesi. Sono in particolare gli uomini della SchützenSubKompanie “Timisoara” a rivendicare un’intransigente cancellazione dei toponimi inventati da Tolomei, scatenando furiose polemiche con il partito rappresentato da Alexander Urziero, Alto Adige nel Mare. La vita, altrimenti, trascorre in modo abbastanza tranquillo. Ci si diverte, come sempre. Cinque anni fa è stata completata la costruzione del centesimo centro commerciale e della grande funivia che li collega tutti. Sulle ampie terrazze presidiate dai ristoranti panoramici della catena McBenko spopola il consumo del gustoso BurgerKlotz, con la sua famosa farcitura di salmone pusterese e treccia di kren di Tropea. Fiorentissimo il mercato dei pedalò, molto amate le escursioni con i motoscafi e lo sci d’acqua, insegnato già all’asilo con appositi programmi d’immersione precoce. Una temperatura media di 37 gradi in inverno permette poi anche di sciare a piacimento nelle riserve innevate, con le grandi piste affiancate dalle palme e dai bar in cui si può degustare l’Hugo aromatizzato alla cocaina. Nei prossimi anni verrà probabilmente aperto anche il nuovo aeroporto galleggiante di San Durni, nonostante il sindaco del piccolo paese di Läivo, sulle pendici del Monte Pausabella, abbia minacciato di richiedere l’incarcerazione di tutti gli imprenditori coinvolti nel progetto.

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