Una città intimidita e noiosa

MovidaBolzano

Foto Quotidiano Alto Adige

C’è qualcosa di sbagliato nella definizione di «Bolzano città per vecchi», risuonata ancora una volta a margine del naufragio della festa universitaria che si sarebbe dovuta tenere venerdì sera in piazza Darwin, in pratica nel cortile dell’Ateneo. Lo sbaglio sta nella connotazione, questa sì davvero polverosa, generalmente attribuita allo status dell’essere «anziani». Se guardiamo per esempio all’aspettativa — o speranza — di vita, i dati ci confortano con quote che si innalzano sopra gli 80 anni sia per gli uomini sia per le donne. Dunque una popolazione sempre più âgée, ma per questo anche fisicamente in forma e potenzialmente vitale per un periodo che si estende ben oltre le soglie della giovinezza formalmente intesa. Non sono allora gli eventuali «vecchi» il problema, ma lo stile di vita che vorremmo suggerire loro e che troppo sbrigativamente diamo per scontato. La definizione iniziale subisce una variazione inevitabile: «Bolzano città per gente noiosa». Noiosa o forse semplicemente intimidita. Come commentare altrimenti la decisione dell’ufficio tutela e ambiente del Comune di restringere il tempo concesso al concerto di fine semestre portandolo alle 21, vale a dire in un orario da striminzito dopocena?

Se neppure il limite recentemente introdotto — vale a dire quello delle 23 per la musica e delle 24 per il servizio di bibite all’aperto — basta più a contenere la brama di quiete del vicinato, non ci resta che rassegnarsi all’idea di un centro votato alla pace cimiteriale o, peggio, lasciato in balia di chi comunque dei divieti e delle proibizioni può permettersi di fare a meno, proprio perché intenzionato a sfruttare in modo ben più discutibile le vie e le piazze desertificate. Vale la pena insistere su quest’ultimo punto, perché forse neppure i fautori del silenzio e dell’anti-movida ne sono pienamente consapevoli. Inibire l’utilizzo della città a chi vorrebbe lasciarsi ogni tanto un po’ andare a feste e musiche e danze non migliora il contributo all’agognato placido decoro. Sicurezza e vivibilità non si assottigliano certo con la partecipazione, l’animazione e la ricerca del divertimento. Al contrario, è proprio quando la morsa dei divieti e delle proibizioni si trasforma in una vera e propria sindrome del controllo che i pericoli aumentano e i cosiddetti «normali cittadini» finiscono per essere assediati dagli effetti (spesso più concreti delle cause) delle loro paure, andando così a confermare il teorema di William Thomas: «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze».

Vivacità e tranquillità, ecco cosa bisognerebbe alla fine riuscire a spiegare, non sono poli antitetici, inconciliabili. Non sono l’una la condizione d’impossibilità dell’altra. Esse, piuttosto, possono integrarsi e agire in equilibrio, rispettando gli interessi di ognuno e operando per il beneficio di tutti.

Corriere dell’Alto Adige, 16 giugno 2019

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