Se Strache fosse italiano

Strache Salvini

Proviamo per un attimo a immaginare se il cosiddetto attentato della stampa tedesca al numero due del governo austriaco (e numero uno dei Freiheitlichen) Heinz-Christian Strache fosse avvenuto in Italia. Immaginiamo dunque un politico al culmine della piramide, al vertice della potenza che è in grado di esprimere, con i media continuamente gravitanti su di lui (volevo aggiungere la variante “su di lei”, ma sarebbe davvero come voler rendere il caso ancora più raro e improbabile), immaginiamo che questo politico venga fatto accomodare in una trappola studiata a dovere, sia ammorbidito da molti bicchieri di alcol e con ciò reso loquace su temi altamente compromettenti, capaci insomma di rovinarne la reputazione esibendolo in una versione incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto. E immaginiamo ovviamente che il tutto venga filmato per ore, in modo che non ci possano essere dubbi di sorta sull’autenticità del documento, che non vi siano ambiguità possibili sul tenore delle cose assolutamente sconvolgenti e imbarazzanti che vengono esibite. Che cosa accadrebbe? Che cosa accadrebbe, dico, a quel politico “italiano” se venisse trattato com’è stato trattato Strache? Non affrettatevi a dire “non accadrebbe nulla” (come tutti avrete certamente cominciato già a dire). Limitiamoci a proferire un “dipende”. L’Italia è il Paese del “dipende” e della “cresta dell’onda”. Chi è sulla “cresta dell’onda”, chi si trova al centro di un vortice di popolarità che da noi significa sempre essere al centro di una strategia di polarizzazione buona a dividere l’opinione pubblica in amici idolatranti e nemici giurati, ha ovviamente da temere (ma è un timore anche auspicato, per certi versi) che il clamore suscitato da un caso del genere acuisca ancora di più tale polarizzazione, renda la contrapposizione tra fiancheggiatori e denigratori una specie di guerra civile, e soprattutto faccia assumere alla contesa una dimensione di guerriglia ideologica in cui i fatti in origine così eclatanti perdono però anche rapidamente peso, assumono soltanto l’aspetto di uno sfondo dal quale si è partiti per battagliare e per esercitare la più sofisticata tecnica dell’interpretazione dietrologica. Solo se il politico non si trovasse sulla “cresta dell’onda”, invece, se fosse insomma già in qualche modo declinante e non potesse contare sull’appoggio di un flusso d’opinione favorevole, avrebbe allora da temere una scossa capace di buttarlo giù da cavallo, infangandone il nome fino al punto da rendergli impossibile continuare ad essere ciò che in seguito all’accaduto non potrebbe mai più essere. In Italia, insomma, ogni evidenza “dipende” sempre dal complesso gioco relazionale e di potere che può riuscire (o non riuscire) a manipolare e gestire la dimensione dello scandalo, talvolta finendo con il depotenziarne la portata fino al punto da trasformare in un fattore di inaspettata forza e prestigio persino eventi nati per generare il massimo dello scorno e della debolezza. Il confine tra l’Italia e il resto del mondo è tutto qui: nella capacità di gettare in mare, anche nel peggiore e più agitato dei mari, la scialuppa di salvataggio del “dipende”.

#maltrattamenti

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