La vera vita

Blossoming apple tree, by Piet Mondriaan

A causa di una storia personale che – confesso – potrebbe essere anche descritta come patologica, faccio parte di quel gruppo di persone in grado di divinare l’effetto delle proprie parole pronunciate in un certo contesto senza che, qui risiede per l’appunto la patologia, ciò mi impedisca di compiere sbagli ampiamente prevedibili. L’esperienza, anziché funzionare da deterrente, cerca sempre nuove conferme, si incarognisce. Perché succede? Perché siamo stupidi, quasi tutti, e senza remissione dei peccati (chi è senza peccato trattenga il primo tweet). Allora davanti ad un evento, ad una notizia, o a un commento, il demone dell’impazienza e dell’impertinenza (demone poco opportuno) fa scattare una molla e – tra la testa e le mani che si avventano sulla tastiera – nasce qualcosa di scritto, e di scritto male. Qualcosa che poi ovviamente rimane, perché rapito immediatamente dalla prima congregazione di dannati al pari grado di dipendenza, dai ghiottoni e bulimici social, e quindi viene messo in giro, replicato, citato, linkato, spammato ovunque. La cosa più difficile di tutte è fermare la slavina di osservazioni e improperi che prenderanno a bussare alla porta, ingigantendo la mossa imprudente. Il circo non sa addomesticare le sue belve, anche perché le belve più pericolose sono sedute sugli spalti, e sono quelle che battono le mani e si sganasciano dalle risa. Quando il danno è fatto bisogna almeno riconoscerlo, possibilmente senza intavolare discussioni infinite a parziale correzione o a parziale conferma dell’incidente. Chiedere scusa, dire che si è partorito uno sgorbio non servirebbe a molto, ché chi pretende le scuse è in genere il primo a non volerle. Occorre al contrario sottrarsi, non rilanciare. Apprendere la sospensione da quel “bisogno – lo descrive bene Pirandello – di vivere fuori, in questa curiosità della vita degli altri, o per riempire il vuoto della nostra, distrarci dai fastidi, dagli affanni che ci dà. E così passare il tempo. È accaduta una disgrazia? Un caso strano? Com’è? Come si spiega? Si corre a vedere, a sentire”. Macché. Non è accaduto nulla, non accade in realtà mai nulla (nel senso di un evento che pretenderebbe sul serio la nostra attenzione), perché gli accadimenti veri sono rari, anche se non rari come un Ereignis heideggeriano, certo, ma rari come qualcosa di bello o di brutto che ci capita (capita a noi, non ad altri) oltre il flusso ripetitivo e demente della quotidianità. Fermiamoci, prima di sbagliare, quando sappiamo benissimo che sarà così facile sbagliare. Con la testa libera, con le mani libere, usciamo piuttosto di casa, facciamo un giro largo attorno alla nostra abitazione, corriamo lungo la via, respiriamo la notte, se sarà notte, respiriamo il giorno, se sarà giorno, e facciamo in modo che i pensieri si intreccino tra loro, lenti e prudenti, come i rami dell’albero intento a bere la luce o la pioggia nella solitudine di un giardino appartato. La vera vita è invisibile, la vera vita parla il meno possibile (anche la vera lingua parla il meno possibile), o comunque all’occorrenza sa anche stare zitta.

#maltrattamenti