L’atmosfera avvelenata

Appiano

Per tentare di analizzare quanto accaduto davanti al centro di accoglienza per richiedenti asilo di Appiano occorre mettere in relazione due fatti, provando a stabilirne un collegamento.

Il primo fatto: durante il loro soggiorno, i trentanove ospiti della struttura non avevano mai causato problemi, molti di loro hanno addirittura un contratto di formazione — cioè lavorano — e il livello di accettazione da parte della popolazione locale era nel complesso molto buono.

Il secondo fatto: gli attentatori, ovvero chi ha causato l’esplosione del petardo e apposto le scritte recanti una simbologia nazista, rappresentano solo se stessi e quindi non hanno agito — come qualche politico, per fortuna in minoranza, ha subito scioccamente commentato — sull’onda dell’esasperazione collettiva. Il nesso, l’unico nesso possibile tra i due fatti enunciati, deve perciò essere cercato altrove.

Dato che non stiamo parlando di una reazione di causa-effetto, è chiaro allora che l’elemento di congiunzione sia qui, per così dire, di tipo atmosferico. Esiste da tempo un’atmosfera psicologica nefasta, impastata di pregiudizi e profezie in cerca di conferma, tale da rendere l’incontro con la realtà quasi impossibile senza ricorrere a generalizzazioni insensibili a qualsiasi smentita fattuale.

Funziona così: se la cronaca, per ipotesi, evidenzia un episodio spiacevole a Pavia o Belluno, ecco che qualsiasi situazione possa anche solo essere lontanamente comparata con quanto accaduto, viene percepita come già in procinto di accadere, e la preoccupazione lievita fino a contraddire ogni tipo di evidenza. Nascosti in tale atmosfera, i pochi estremisti in circolazione, come quelli in azione ad Appiano, possono magari supporre di avere le spalle coperte, ma per stabilire che hanno fatto male i loro conti basta diradare quella atmosfera, quella nebbia nefasta, non stancandoci di ripetere come stanno veramente le cose e, soprattutto, inquadrando i problemi per ciò che sono.

Con difficoltà — talvolta con grande difficoltà, non scordiamoci mai del ragazzo curdo morto a Bolzano — la Provincia sta cercando di ottemperare ai suoi obblighi relativi all’accoglienza. Aggressioni totalmente ingiustificate come quelle di Appiano dimostrano che il cammino da compiere, anche sul piano della cultura diffusa, è ancora lungo. Fondamentale non cedere alle intimidazioni. Come opportunamente ha commentato il Landeshauptmann, Arno Kompatscher: «La violenza non risolve i problemi, bensì produce solo paura e ulteriore violenza».

Corriere dell’Alto Adige, 24 maggio 2018

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