Sirene reazionarie

Schützen

Gli Schützen sudtirolesi hanno festeggiato recentemente a Bolzano il loro sessantesimo anniversario e ribadito l’ambiguità che li contraddistingue, differenziandoli dai colleghi trentini e nordtirolesi. Tale ambiguità è stata plasticamente espressa dalla frase pronunciata dal loro comandante, Elmar Thaler: «L’attualità ci dà ragione. Senza di noi nessuno avrebbe avvertito la necessità di allestire un museo nella cripta del Monumento alla Vittoria, senza di noi i partiti politici non si sarebbero mai occupati di toponomastica». Poi, con uno sguardo già rivolto al futuro ha affermato: «Negli Schützen si sta piano piano riaffacciando la consapevolezza che qualcosa, in questa terra, debba essere radicalmente cambiato».

Quali siano le cose che dovrebbero essere radicalmente cambiate è presto detto. Gli Schützen detestano un Sudtirolo più aperto, moderno, orgoglioso di aver superato i conflitti passati e anche fieramente attestato sulla propria vocazione di territorio culturalmente molteplice. Cambiare radicalmente, anzi rovesciare tale tendenza, è il loro obiettivo, e quindi — per la stessa ammissione del comandante Thaler — è questo il messaggio, l’invito che essi rivolgono alle forze politiche dalle quali vorrebbero essere rappresentati.

Fisiologica in ogni comunità compattatasi in seguito a traumi storici costantemente ricordati, la presenza di simili soggetti diventa negativa, allorché la politica tradizionale non solo non è in grado di circoscriverne la sfera d’influenza, bensì ne assume pose e missione per rivitalizzarsi, com’è accaduto con l’attribuzione della carica di segretario generale dei Freiheitlichen a Florian von Ach, in precedenza Geschäftsführer dei cappelli piumati. In Sudtirolo, al riguardo, la situazione è quindi tutt’altro che promettente, visto che alla destra della Volkspartei esistono ben due partiti intonati al canto delle sirene reazionarie, e la stessa Stella Alpina non può permettersi di entrare in aperta collisione con le loro posizioni, finendo con il subirne una moral suasion alquanto gravosa.

A questo punto solo un’eventuale (e dagli Schützen ovviamente sempre agognata) spruzzata di nazionalismo italiano potrebbe rendere il contesto di nuovo infiammabile e riportarci indietro di decenni, a soddisfazione di tutti i nostalgici di ogni lingua e colore.

Corriere dell’Alto Adige, 4 maggio 2018 (pubblicato col titolo “Il cambiamento peggiorativo”)

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