L’europeismo pretestuoso

Ratto di Europa

Nella peggiore delle ipotesi la questione del doppio passaporto — invocato da alcuni sudtirolesi e previsto dall’accordo di coalizione tra Övp e Fpö — si risolverà in un pasticcio dal quale a fatica estrarremo le gambe. Nella migliore, avendo ancora la speranza che il tema non occupi troppo spazio nella campagna elettorale in vista delle Provinciali, potremo rubricarla tra le tante ricorrenti occasioni di scongelamento del conflitto etnico al quale ci tocca assistere dal 1919. In bilico tra le due opzioni proponiamo la seguente immagine: invitati per l’ennesima volta a uno spettacolo del quale conosciamo già tutto, non possiamo comunque escludere che alla fine i protagonisti, anziché fare l’inchino e sparire sorridenti dietro il sipario, comincino ad azzuffarsi sul serio tra loro, quindi scendano tra il pubblico ed estendano la rissa anche tra chi non vorrebbe farsi coinvolgere.

Tra i personaggi che ci tengono un po’ con il fiato sospeso c’è anche il presidente Kompatscher, il quale è fautore dell’interpretazione «europeista» del doppio passaporto. Si tratta di una posizione a rischio, che ricorda quella dell’equilibrista sul filo. In una recente intervista al settimanale «Profil», il Landeshauptmann ha così provato a indossare i panni del temporeggiatore e del suggeritore, correggendo un tiro che finora era stato sicuramente sbagliato. La proposta del doppio passaporto — ha detto Kompatscher — non dovrebbe essere limitata solo ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina, ma essere allargata anche ai discendenti italiani del vecchio impero austro-ungarico e persino a tutti gli altoatesini, senza distinzioni di lingua. Nonostante la correzione del tiro, la vicenda continua però a restare problematica e il richiamo alla Ue pretestuoso. Per ridare all’idea di Europa una concreta prospettiva di futuro, la strada che porta al raddoppio o alla moltiplicazione delle cittadinanze non rappresenta affatto una scorciatoia e non erode la predominanza degli Stati nazionali, sostenuta dai populisti di destra, ma anche dai vari indipendentisti, che mirano a rendere sempre più frammentata la sovranità territoriale all’interno del continente. Ingaggiare con questi ultimi una battaglia interpretativa sul senso di un’operazione intrinsecamente connotata in modo restaurativo non ne limiterebbe gli effetti indesiderati e non eliminerebbe il danno d’immagine, che è proprio il tema stesso a procurare, comunque lo si voglia guardare.

Corriere dell’Alto Adige, 18 gennaio 2018