I Verdi, anomalia macroscopica

Verdi

Per descrivere il partito dei Verdi è inevitabile ricorrere all’immagine del bivio. La situazione di indecisione è talmente costitutiva che però non ci si può accontentare di definirlo semplicemente un partito «al» bivio, come se il bivio stesse loro solo «davanti». È infatti proprio il pensiero dei Verdi a risultare intimamente scisso tra opzioni diverse, facendo nascere il dubbio che, una volta operata l’eventuale scelta, il partito sarebbe comunque condannato a riprodurre in forme sempre nuove le tendenze contrastanti.

Per documentare un simile sospetto si potrebbero citare molti esempi tratti dal passato. L’attuale cronaca politica ce ne offre però subito una nuova conferma nel quadro dei preparativi che preludono ai prossimi appuntamenti elettorali in marzo e ottobre. Concentriamoci sul primo, visto che la natura intimamente scissa alla quale abbiamo accennato risulta palese alla luce della differenza assai marcata tra i Verdi locali (che hanno come simbolo la colomba) e quelli nazionali (con il simbolo del sole che ride): posti davanti all’alternativa tra lo schierarsi con il Pd e il centrosinistra, oppure con la nuova formazione di sinistra raggruppatasi attorno alla figura del presidente del Senato, Pietro Grasso (Liberi e Uguali), i Verdi sudtirolesi hanno deciso di non seguire le indicazioni provenienti da Roma. Andranno perciò contro Renzi, di fatto ratificando una diversità di atteggiamento che conferma una disarmonia esistente da lunghissimo tempo (già cinque anni fa, sostenendo Sinistra e Libertà, fecero esattamente la stessa cosa). Chi leggesse in tale soluzione un’incoerenza sorprendente — considerando che i Verdi cittadini sostengono il governo di Caramaschi, espressione dell’accordo tra Pd e Svp — dimentica la contraddizione più vasta, interna, che resta così ineliminabile.

I Verdi locali sono perfettamente consapevoli di questa macroscopica anomalia. Eppure continuano a fingere di soffrirne, rifiutandosi di ammettere che l’unica scelta da fare sarebbe di emanciparsi definitivamente da un marchio che non li può più comprendere. Il tempo perso a pensare con chi schierarsi, intanto, ha reso davvero corto quello da dedicare al reperimento dei prossimi candidati; ciò potrebbe rivelarsi nefasto in vista dell’unico appuntamento elettorale al quale essi tengono davvero, vale a dire le prossime provinciali. Quando, ovviamente, avranno da vagliare altre, ma non meno brucianti, risoluzioni.

Corriere dell’Alto Adige, 4 gennaio 2018