Guardiamo oltre le antiche trincee

Kompatscher Alpini

Tra le varie incombenze di un presidente della Provincia, quella di presenziare a feste, ricorrenze e incontri rappresenta un percorso a ostacoli. Soprattutto in una zona come la nostra, occasioni del genere possono piacere agli uni e dispiacere agli altri. L’8 dicembre, per esempio, è una data che crea divisioni. I patrioti sudtirolesi la sfruttano per ricordare la morte di Sepp Kerschbaumer, l’attentatore, membro del Bas, morto in carcere a Verona nel 1964. Una commemorazione ripetuta invariabilmente ogni anno ostentando i valori della fedeltà alla Heimat, l’impegno per ottenere l’indipendenza e la tenace rivendicazione della memoria storica inerente i caduti nella guerriglia tentata dai separatisti negli anni Sessanta. I politici che partecipano alla ricorrenza compiono una scelta di campo settaria, e quando si tratta degli esponenti del partito di maggioranza si dà credito a un’interpretazione degli eventi tendenziosa. È sempre opportuno sottolinearlo: l’autonomia non è arrivata per merito degli attentati, bensì grazie a una difficile mediazione diplomatica che, per fortuna, ha preferito stigmatizzare il ricorso alla violenza.

Ma torniamo a Kompatscher. Il Landeshauptmann è stato recentemente oggetto di una polemica in quanto, invece che presentarsi impettito insieme agli Schützen a San Paolo, avrebbe preferito farsi vedere (e fotografare) attorniato da un gruppo di alpini alla cosiddetta «Festa delle api» che si tiene il giorno dell’Immacolata in via Resia e nelle vie limitrofe. Cioè nella parte «italiana» di Bolzano. Il presidente non ha dato alla sua visita una connotazione esplicitamente politica. In uno status pubblicato su Facebook, sia in italiano sia in tedesco, ha scritto: «Oggi alla Festa delle api, a passeggiare tra le bancarelle e gli stand delle associazioni, in una via Resia piena di vita! Un saluto anche alla compagnia degli alpini di Gries che mi ha accolto con tanta simpatia!». Anche se, come detto, il gesto di Kompatscher è stato spontaneo e privo di finalità politiche, è il rimprovero dei patrioti a renderlo tale obtorto collo, esponendo tutti i rischi di una divaricazione da respingere al mittente. Sfuggendo al ricatto pretestuoso degli oltranzisti, occorre ribadire che — come dimostrato al suo più alto livello — il Sudtirolo è una terra desiderosa di lasciarsi alle spalle decenni di contrapposizioni e che operare tutti insieme per il futuro è molto più importante di scendere continuamente nelle trincee (oppure nelle tombe) scavate dal passato.

Corriere dell’Alto Adige, 15 dicembre 2017

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