Depotenziamento senza timori

bassorilievo-

Il prossimo cinque novembre sarà inaugurata la scritta che illuminerà il cupo fregio mussoliniano apposto sopra l’ex sede del partito fascista, in Piazza del Tribunale. Il breve testo, come noto, riprende la frase pronunciata durante un’intervista dalla pensatrice Hannah Arendt, che nella traduzione italiana suona: “Nessuno ha il diritto di obbedire”. Molti l’hanno giudicata oscura, o quantomeno di significato non immediatamente intuitivo. La difficoltà è innegabile, anche perché è obiettivamente impossibile restituire la densità del ragionamento di Arendt isolando quell’unica frase – che non è uno slogan, ma l’esito aforismatico di una stratificata riflessione sulle fonti del diritto e sull’esperienza totalitaria che ne ha coartato la sfera – al di fuori del suo contesto.

Un dibattito ermeneutico sul senso della citazione potrà senz’altro essere sviluppato anche in seguito e, per così dire, al margine della sua costante presenza scenografica. Le domande da porre, adesso, sono però altre. La più rilevante sollecita il dubbio – del tutto legittimo – che l’aver proceduto a una storicizzazione così accentata finisca per essere un modo involontario di attirare di nuovo l’attenzione su ciò che si sarebbe invece potuto tranquillamente consegnare ad un metabolismo spontaneo della memoria (e alla sua buona porzione di oblio). Possibile, insomma, che proprio l’auspicato “depotenziamento” risvegli e inietti sangue pulsante nel fantasma che si voleva definitivamente seppellire?

L’esempio di quanto è stato compiuto sul Monumento alla Vittoria sembrerebbe smentire tali timori. In quel caso l’intervento è riuscito perché il percorso museale ipogeo di fatto non scalfisce l’integrità del manufatto. Lo svuota dell’antico senso esibendolo e lasciando soltanto all’anello led che cinge una colonna in superficie il compito di espletare la sua funzione di “straniamento”. La scritta di Arendt, però, si frappone in modo molto visibile tra il fregio di Hans Piffrader e chi lo osserva, cercando di sabotare istituzionalmente (e non solo spiegare) il contenuto del “credere, obbedire, combattere” che sintetizza lo spirito del fascismo. Non è un caso che i simpatizzanti di quella ideologia abbiano annunciato una protesta di piazza, sfruttando evidentemente anche l’occasione dell’inaugurazione per farsi un po’ di pubblicità. Il fatto che proprio chi oggi si richiama senza vergogna all’eredità fascista finga di farsi paladino della disobbedienza civile, accusando i valori fondanti della democrazia di essere a loro volta antidemocratici e “talebani”, è un penoso segno dei tempi e degli sbandamenti concettuali che li caratterizzano.

Corriere dell’Alto Adige, 31 ottobre 2017

***

Arendt-Hannah-1024x838

In una versione precedente di questo pezzo – poi non pubblicata – ho cercato di far comprendere il significato della citazione di H. Arendt:

Il diritto di essere liberi

Nella luce, il mondo resta il nostro primo e ultimo amore” (A. Camus)

Il prossimo cinque novembre sarà inaugurata la scritta che illuminerà il cupo fregio mussoliniano apposto sopra l’ex sede del partito fascista, in Piazza del Tribunale. Il breve testo della scritta, come noto, riprende la frase pronunciata durante un’intervista dalla pensatrice Hannah Arendt, che nella traduzione italiana suona: “Nessuno ha il diritto di obbedire”. Molti l’hanno giudicata oscura, o quantomeno di significato non immediatamente intuitivo. La difficoltà è innegabile, anche perché è obiettivamente impossibile restituire la densità del ragionamento di Arendt fissando quell’unica frase. Bisognerebbe esibire il contesto, renderne conto in modo più minuzioso. Ma di frasi, allora, ce ne sarebbero volute troppe.

Per diradare almeno un po’ l’oscurità, occorre capire bene di che tipo di obbedienza si tratti quando diciamo che “nessuno ha il diritto” di metterla in pratica. La prima interpretazione trova un punto di appoggio nella critica fatta da Arendt ai regimi totalitari e, in particolare, alla “cieca obbedienza” che essi inevitabilmente impongono nel modo più esteso. In questo caso il diritto verrebbe meno quando le finalità complessive dei regimi totalitari calpestano il riconoscimento di un diritto “superiore”, coincidente con il valore assoluto della vita umana. Solo se viene leso tale valore, allora, cade anche il diritto di obbedire e bisogna passare senza indugi alla disobbedienza civile.

È molto probabile che gli ideatori dell’intervento sul fregio di Hans Piffrader si siano ispirati ai passaggi più noti de “La banalità del male” per giustificarne la progettazione. Esiste però un’altra lettura che, a mio avviso, coglie una sfumatura più universale. Qui la parola rilevante diventa proprio “diritto”, interrogandone la fonte. Qual è la fonte del diritto, a cosa ci appelliamo quando “giudichiamo” un fatto avvenuto e la responsabilità che lo inerisce? In modo conforme a una filosofia attenta al discrimine tra fattualità (le cose sono così come sono e vanno accettate per quello che sono) e possibilità (le cose potrebbero anche andare diversamente), Arendt ci ricorda che il tratto essenziale dell’essere umano, e della politica quale sua espressione peculiare, consiste nello spostare il limite della fattualità, contestandone la fossilizzazione e ribellandosi al mito del “dato”. “Nessuno ha il diritto di obbedire” significherebbe, perciò, che nessun essere umano ha il diritto di considerarsi o considerare gli altri un semplice prodotto immodificabile della storia, della tradizione, giacché la storia si può sempre cambiare, migliorare, e in ognuno è custodita la libertà per farlo.

Annunci

One thought on “Depotenziamento senza timori

  1. Pingback: La citazione di Hannah Arendt spiegata bene | Sentieri Interrotti / Holzwege

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...