La città dolce firmata Benko

Benko 3

Durante la presentazione dei nuovi uffici bolzanini della holding Signa, al quinto piano del palazzo di piazza Walther passato di recente sotto il controllo della Fondazione Cassa di Risparmio, il magnate austriaco René Benko ha usato un aggettivo chiave: sanft. Sanft significa dolce, lieve, morbido. Un modo per rendere meno traumatica dal punto di vista psicologico l’accettazione di un intervento altrimenti decifrabile in termini assai più drastici: da qui a tre anni verranno investiti più di 500 milioni di euro per “fare di Bolzano una città viva e pulsante dal punto di vista commerciale”. Città viva e pulsante, dunque, ma in modo morbido, pacato, quasi come se potessimo slittare nel benessere senza neppure accorgercene.

È possibile che l’apertura quasi contemporanea dei cantieri (prevista a partire dalla prossima primavera), con gli sconvolgimenti che procurerà soprattutto in centro, faccia ricredere un po’ chi adesso è scivolato senza battere ciglio sulla “morbidezza” di quella promessa. Balza però agli occhi che nel frattempo Benko disponga di un consenso compatto e trasversale: la sua personale campagna di conquista non ha più nessun oppositore significativo tra quanti – politici o rappresentanti di interessi economici significativi – in passato avevano sollevato almeno il dubbio che la crescita della città non dovesse essere appaltata per intero al latore di un progetto così invasivo e totalizzante. Un giro di brindisi e l’augurio che gli effetti della riqualificazione promessa trasformino in pochi anni Bolzano da piazza litigiosa e stagnante a luogo “vivo e pulsante” è ormai diventato l’atteggiamento comune.

Dato per scontato che amministratori e personaggi legati al mondo del commercio non possano opporre una vera resistenza al dominio di tale visione d’insieme, è bene però non privare il racconto di una siffatta evoluzione del commento che continui a suggerirne anche il lato in ombra. Preparata da una massiccia operazione di restyling narrativo – restyling peraltro parassitario della retorica del “degrado” coltivata per lanciarlo –, l’esibizione scintillante di queste ennesime magnifiche sorti e progressive vorrebbe convincerci che davvero tra poco sarà possibile vivere all’altezza dei prospetti pubblicitari fatti di spazi puliti, popolati di famiglie felici e sorridenti donne sui tacchi. Nel fantastico mondo patinato di Benko, dove imperano musica da ascensore e aiuole ben curate, tutto ciò che non si lascia omologare (e comprare) è considerato una pura eresia. Qui il cattivo è diventato così scaltro da essere rimasto l’unico buono in circolazione.

Corriere dell’Alto Adige, 23 settembre 2017

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