Il lato cinico del nazionalismo

Bernhard_Zimmerhofer_2014

Non sono in molti a conoscere Bernhard Zimmerhofer, il consigliere provinciale di SüdTiroler Freiheit eletto nel 2013 con 2.680 voti di preferenza. Dalle scarne note sul sito del Landtag, si apprende che ha conseguito un diploma triennale all’Istituto professionale per i servizi commerciali di Campo Tures, quindi ha lavorato in una ditta del settore elettrico. Più rilevanti le notizie concernenti il tempo libero. Membro degli Schützen, del gruppo di danze tradizionali di Lutago e del soccorso alpino. I suoi interessi più direttamente politici, infine, rientrano senza sbavature nel quadro motivazionale del partito ispirato alla biografia di Eva Klotz: autodeterminazione, autodeterminazione e ancora autodeterminazione.

Il nostro ha diffuso un comunicato stampa sull’incidente avvenuto il 2 agosto nei paraggi della Vetta d’Italia, al confine con l’Austria, in cui è morto un alpinista di nazionalità italiana. Esperto di soccorso alpino, il commento di Zimmerhofer avrebbe potuto prendere una piega tecnica, oppure di semplice rammarico per la perdita di una vita umana. Purtroppo non è andata così. Ecco infatti cosa ha scritto: siccome i turisti italiani pensano erroneamente che il Klockerkarkopf (questo il nome della Vetta d’Italia in tedesco) sia la montagna più a nord della Penisola, la falsità dell’informazione e il «crimine culturale» della sua denominazione altrettanto falsata alimentano un potere di magica attrazione su molti turisti delle pianure (Zimmerhofer usa proprio tale espressione: «Flachlandtouristen»), esponendoli a gravi rischi e provocando pure un grande fastidio per quanti poi sono costretti a soccorrerli. Insomma, se invece che anche «Vetta d’Italia», quel luogo si chiamasse solo con il suo nome tedesco, ci sarebbero meno incidenti, oltre a ottenere un ripristino della verità storica e della corretta toponomastica.

Reagire a un fatto tragico riproponendo viete polemiche è deprimente di per sé. Ma poniamo che, sul serio, l’analisi di Zimmerhofer trovi una logica nei meccanismi di marketing nazionalistico da lui ritenuti rilevanti. E se il clamore per un’eventuale cancellazione del nome di Tolomei provocasse proprio un interesse maggiore nei riguardi del monte improvvisamente sconsacrato? Anche per molti italiani nazionalisti, ricordiamolo, il mantenimento del bilinguismo di montagna era ipocritamente argomentato come un modo di preservare la sicurezza.

Corriere dell’Alto Adige, 11 agosto 2017

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