Accoglienza e buone maniere

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In un libro che tutti gli amministratori italiani dovrebbero leggere — «Rifugiati. Conversazioni su frontiere, politica e diritti» (Edizioni Gruppo Abele) — il vicepresidente dell’Arci ed esperto di problematiche legate alle migrazioni Filippo Miraglia ha spiegato con parole inequivocabili perché la soluzione offerta dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) sia, nell’attuale passaggio storico, da preferire a tutte le altre. Vale la pena citarne un brano per esteso: «Quando arriva la famiglia gli viene affidata la chiave dell’appartamento; c’è un operatore che la segue fin dall’inizio, le spiega le regole, le fa firmare un contratto di accoglienza. E i profughi fin dal primo giorno cucinano, vanno a fare la spesa: all’inizio accompagnati, poi piano piano in maniera più autonoma, perché deve essere un’accoglienza finalizzata a ripristinare condizioni di vita normali e un radicamento nel territorio».

Date tali premesse, va salutata con soddisfazione la decisione della giunta bolzanina di aderire finalmente al programma. Un gesto basato sul buon senso, sul riconoscimento delle migliori pratiche e, non ultimo, sulla concreta speranza che l’esempio venga seguito da più Comuni limitrofi possibili, in modo da avere quella distribuzione sul territorio che alleggerirebbe il capoluogo dal concentramento riscontrato nei mesi passati (con effetti deleteri sia dal punto di vista degli stessi richiedenti asilo, sia nella percezione della popolazione locale).

Un’altra buona notizia arriva da Laives. Dopo quasi un anno di tira e molla, finalmente il Comune guidato dal sindaco Bianchi aprirà un piccolo centro di accoglienza organizzato secondo le prerogative Sprar. Alle obiezioni mossegli da alcuni cittadini, che lo hanno accusato di non mantenere la linea dura auspicata, Bianchi ha risposto con pragmatismo e senso istituzionale. Non era scontato, soprattutto tenendo conto della base del suo elettorato.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Il rifiuto di ospitare anche una quota minima di richiedenti asilo da parte di alcune località ricchissime, come Corvara e Caldaro — parliamo di accoglienza e non del Centro per i rimpatri, altra partita aperta — indica che la ragionevolezza e la solidarietà non sono purtroppo una dotazione standard. Per citare Schopenhauer, «l’egoismo ispira un tale orrore che abbiano inventato le buone maniere per nasconderlo, ma traspare attraverso tutti i veli e si tradisce in ogni occasione». Corvara e Caldaro, evidentemente, eccellono in buone maniere.

Corriere dell’Alto Adige, 22 giugno 2017

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