La Volkspartei sotto lo smalto

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Ogni volta che l’Svp celebra il suo grande congresso a Merano, il compito degli analisti è grattare sotto lo smalto di giornata, in modo da scorgere qualche novità. La notizia scintillante è il conferimento della massima onorificenza, una medaglia d’oro, a Luis Durnwalder. L’ex Landeshauptmann andrà così ad aggiungersi a un ristrettissimo pugno di padri della Heimat: Silvius Magnago, Roland Riz e Alois Mock. La motivazione proferita dall’Obmann Achammer non nasconde però i problemi con i quali i delegati e le figure prominenti della Stella alpina si dovranno confrontare allorché scemeranno gli applausi e verranno deposti i sorrisi di circostanza. «Durnwalder ha dato per decenni forma a gran parte della politica del nostro partito», ha detto Achammer. Ma è un capitale consolidato o un’essenza ben più volatile, legata cioè a circostanze diventate irripetibili?

La Landesversammlung giunge al culmine di una legislatura che doveva rilanciare l’autonomia e ripristinare quel collegamento tra cittadini e mondo della politica ormai assai danneggiato. Da questo punto di vista non è sicuro che il flop della protesta contro i privilegi e l’arroganza dei politici — un remake di quanto accaduto a metà marzo del 2013, quando una folla inferocita protestò davanti ai palazzi del potere per chiedere conto dello scandalo dei vitalizi — dimostri che la frattura sia stata sanata. Più probabile, al contrario, che la piazza vuota sia stata espressione di rassegnazione e sfiducia, rimandando ad altra occasione l’espressione di un dissenso che resta comunque strisciante e imprevedibile. Sfiducia di cui peraltro è circondata anche la Convenzione per la riforma dell’autonomia, che sta chiudendo i battenti non solo nell’ indifferenza quasi generale, ma evidenziando tutti gli schematismi di pensiero dai quali sembra impossibile evadere. Esiste forse uno schematismo di pensiero più abusato della dialettica tra filogovernatismo e istinto «blockfrei»? A Merano i riflettori saranno soprattutto puntati sull’elezione del vice-Obmann. In lizza per due posti Zeller, Oberrauch e Wiedmer. I primi due a presidiare le solite trincee: Zeller più vicino alle posizioni di Kompatscher, dunque favorevole a muoversi ancora in sintonia con il Pd; Oberrauch a caldeggiare l’uscita dalla logica dei blocchi, quindi un’ approssimazione alle posizioni della destra tedesca; Achammer, come un equilibrista, attento a cadere sempre dal lato giusto. Insomma, sotto lo smalto le novità sembrano davvero poche.

Corriere dell’Alto Adige, 13 maggio 2017