Proporzionale “invertita”

Pontormo

Da anni sappiamo che la proporzionale, ossia il meccanismo che qui regola la distribuzione dei posti pubblici tra i gruppi linguistici, è soggetta a un’applicazione non sempre rigida. Lo «sblocco» di venti infermieri di madrelingua italiana è per certi versi la nuova eccezione che conferma la morbidezza della regola; potrebbe però essere interpretato anche come lo slittamento progressivo di una situazione che in pratica richiede un riadattamento del quadro d’insieme, puntando a una progressiva obsolescenza del principio cardine. Di tale avviso è il coordinatore provinciale del sindacato Nursing Up, secondo cui la proporzionale è una «norma assurda che non ha più ragione di esistere». Ipotizzare una simile evoluzione è in realtà meno facile di quanto sembra. La proporzionale fu concepita non solo per riequilibrare in senso risarcitorio le storture praticate dall’amministrazione fascista — e da questo punto di vista ha già ampiamente assolto il compito — ma anche per dotare i singoli gruppi di un effettivo salvagente nel caso nuovi eventi riproponessero dinamiche conflittuali. Perfino il riferimento a un merito indiscutibile, cioè in grado d’imporsi in nome della cristallina superiorità di valori universalmente riconosciuti, è un argomento meno forte del previsto, perché in un contesto profondamente segnato dalla frammentazione identitaria i valori universali non possono mai essere disgiunti dai soggetti particolari che li incarnano. Elemento, quest’ultimo, che rappresenta il famoso cane dormiente, per fortuna adesso legato alla catena di norme dimostratesi utili a controllarne il movimento, tuttavia ancora provvisto di denti assai aguzzi.

A dire il vero un modo utile a congedare per sempre la proporzionale ci sarebbe. Bisognerebbe che il principio del bilinguismo, magari da accertare non in senso burocratico o generale, bensì di volta in volta in base al bisogno specifico disegnato dal profilo professionale, assorbisse in sé quello relativo all’appartenenza linguistica sic et simpliciter, così da renderlo di fatto completamente inutile. Finché tale passaggio non sarà davvero voluto, però, il rischio che la maggiore capacità di usare i diversi idiomi privilegi il gruppo attualmente più forte (inutile dire quale sia) conserva alla proporzionale un ruolo di salvaguardia a parti storicamente invertite. Liberarsene solo perché lo si ritiene «assurdo» potrebbe condurci ad assurdità persino maggiori.

Corriere dell’Alto Adige, 6 maggio 2017

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