Un beato scomodo

Nusser Grab

Beato, recita una definizione largamente condivisa, è chi gode (o si suppone e si spera che goda) la visione di Dio in paradiso. L’assunzione nella cerchia dei beati avviene dunque grazie a un riconoscimento ufficiale della Congregazione delle cause dei santi, ottenuto in base a un esame dei meriti cristiani corrispondenti, tra i quali rientra il martirio.

Anche il bolzanino Josef Mayr-Nusser, che sarà per l’appunto beatificato nella sua città natale sabato prossimo, è stato un martire, perché — dopo l’arruolamento forzato nelle milizie tedesche — sopportò l’indiretta condanna a morte in seguito al rifiuto di prestare giuramento a Hitler. Una scelta coerente con l’unicità della fede profondissima da lui sempre testimoniata, che sembra attualizzare quasi alla lettera la dimensione di unità mistica tra il credente e Cristo così come viene descritta da San Paolo: «Portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo».

Oltre all’evidente rilevanza religiosa — e al ricordo delle particolari circostanze storiche, anti-totalitarie, nelle quali si è manifestata — la beatificazione di Mayr-Nusser acquista però una decisiva importanza anche nel momento contingente. La luce di una scelta così radicale, proveniente da un chiaro orientamento verso il bene comune, oscura infatti la resurrezione pagana dei mille idoli di cartapesta che vorrebbero seminare vecchi malumori e nuove paure tra la popolazione. La diffidenza per il diverso, l’intolleranza preventiva nei confronti di chi proviene da altri luoghi o professa altre credenze o parla un’altra lingua, persino l’insensibilità nei confronti dei più bisognosi, mediante speciose distinzioni che vorrebbero togliere il diritto all’accoglienza a chi risulta in fuga non da una guerra, ma dalla fame, non sono purtroppo casi isolati; rischiano anzi di alimentare convinzioni diffuse, paradossalmente anti-cristiane proprio mentre chi le propaga si proclama difensore dei nostri valori e della nostra cultura.

Da questo punto di vista, l’ha ricordato il vescovo Ivo Muser, Mayr-Nusser è un beato scomodo, quindi la sua lezione è attualissima. Un aspetto prontamente colto fin dal titolo della recente biografia scritta da Paolo Valente per i tipi di Alphabeta, nel quale alla «fedeltà» si coniuga il «coraggio» che disegna il profilo di un uomo capace di «dire no a razzismo e nazionalismo, no a un sistema totalitario, no al culto del capo». Tutti «no» dei quali abbiamo sempre bisogno.

Corriere dell’Alto Adige, 16 marzo 2017

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