Un’ostilità persistente

almirante_vittoria_sicilia_1971

Giorgio Almirante, storico leader del MSI

Il centrodestra locale assomiglia a un pugile spedito regolarmente al tappeto dopo ogni tornata elettorale, il quale prova tuttavia sempre a rialzarsi, a combattere ancora, finché crolla nuovamente sotto i colpi — neppure troppo irresistibili — degli avversari. La spiegazione del fallimento è sempre la stessa: si perde perché non c’è unità. Ma l’unità non è una formula magica che, appena pronunciata, è subito in grado di generare i suoi effetti. L’unità va cercata pazientemente, ha bisogno di essere elaborata avendo chiara la direzione nella quale ci si vuole muovere. Poi occorrono le persone giuste per guidare un tale processo, non certo personaggi già bocciati perché impegnati soprattutto a scambiarsi accuse e contumelie. A tale riguardo, non pare che il recente incontro organizzato dal circolo comunale «Il Nibbio» — al quale hanno partecipato alcuni esponenti o rappresentanti della frammentata galassia di centrodestra — abbia fornito significative novità. Già il fatto che le cronache si siano quasi più soffermate sugli assenti (Holzmann e Biancofiore) è indice che l’epoca dei personalismi è ancora ben lungi dall’essere terminata, risultando al contrario prolungata dall’immancabile scia di polemiche nelle quali sarebbe vano ricercare un contenuto concreto.

Il richiamo alla sostanza politica è forse l’elemento più sfuggente, soprattutto all’attenzione dei protagonisti in questione. Prima di convenire o dissentire sui temi che potrebbero creare i presupposti di alleanze o fusioni (sicurezza, ruolo degli italiani, immigrazione, solo per citare quelli più discussi), sarebbe infatti necessario venisse chiarita la contraddizione fatale che ha sempre incenerito ogni proposito di portare a coincidere le tendenze dell’elettorato di riferimento con le realistiche aspirazioni di governo.

Si tratta in realtà di una contraddizione piuttosto evidente, perché nutrita dal senso di persistente ostilità nei confronti del gruppo tedesco e delle ragioni fondanti dell’autonomia. Un po’ come rivendicare di assumere una posizione a «schiena dritta» senza però possedere neppure la spina dorsale, e dunque il midollo in cui dovrebbero aver sede i nervi necessari a percepire la natura particolare e composita dell’Alto Adige. Al pari della sospirata unità, però, anche nervi del genere non crescono semplicemente formulandone il mero auspicio. Occorre tempo, lavoro e soprattutto un’apposita cultura che faccia i conti con la situazione reale.

Corriere dell’Alto Adige, 1 marzo 2017

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...