Anno nuovo, vecchie illusioni

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Il volgere dell’anno intensifica sempre la tendenza a credere che il cambiamento non riguardi solo i numeri, ma persino la nostra vita. Non sorprende sia così: concepiamo ancora ogni passaggio decisivo in senso rituale, vorremmo vedere affondare nel tempo passato quanto non ci aggrada e non desideriamo trasportare nel futuro. Per contro, siamo avidi di carpire anche i più piccoli segnali positivi che rianimino progetti accantonati, riaccendano speranze sopite, e il clima diventa fin troppo propizio ai venditori di illusioni.

Una delle matrici di illusioni più diffuse è ovviamente quella legata alla richiesta di ricevere schiarimenti sul proprio destino. A chi non piacerebbe sapere se certe faccende miglioreranno, se troverà la fidanzata o il marito, se una brutta malattia sparirà o se nostro figlio avrà quel lavoro? Siccome però l’energia da investire per convogliare forze proficue in ciò che auspichiamo spesso manca, ecco spuntare all’orizzonte facili scorciatoie: dalla lettura dei fondi di caffè (un passatempo innocuo), alle carte, al consulto di autoproclamati «specialisti» che, in cambio di cospicue somme di denaro, sono disposti a venderci vaticini fatti apposta per confonderci ancora di più le idee. Nonostante si tratti di qualcosa di palesemente falso, la quota di persone imbrigliate da simili pratiche non cala. Neppure nell’illuminato Alto Adige.

Esistono poi forme più raffinate di autoinganno organizzato. La cronaca recente ci ha per esempio informato del procedimento istruttorio avviato nei confronti di una società attiva nel settore della promozione e diffusione della criptomoneta OneCoin. In sostanza un’attività che prometteva ingenti guadagni ai partecipanti di una cosiddetta vendita piramidale, sul modello delle note catene di Sant’Antonio: con un investimento di 140 euro veniva prospettato un ritorno di 2.800 euro in un biennio. L’istruttoria si è originata proprio da alcune segnalazioni fatte da Bolzano. La notizia è confortante perché dimostra che non tutti sono disposti a farsi prendere per abitanti della città di Acchiappacitrulli, non ignota a chi abbia letto «Le avventure di Pinocchio». La morale della storia, e di tutte le storie come questa, potrebbe quindi anche essere ricavata dalla facile predica del pappagallo che si prese l’antipatica briga di illustrare al povero burattino gli esiti della truffa alla quale si era appena esposto, credendo «che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagiuoli e le zucche». Ma servirebbe a qualcosa?

Corriere dell’Alto Adige, 7 gennaio 2017

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