La democrazia calpestata

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Prima di commentare l’ultimo gesto compiuto da Andrea Bonazza, l’esponente di CasaPound che durante una seduta del Consiglio comunale ha mostrato una felpa recante una sigla nazista, una breve annotazione.

All’inizio degli anni Settanta, in Francia, uscì un film documentario intitolato «Le Chagrin et la Pitié» nel quale compare l’intervista a Christian de la Mazière, un sopravvissuto della seconda guerra mondiale attivo nella divisione «SS Charlemagne», la stessa evocata da Bonazza con la sua felpa. Alla domanda sul perché fosse diventato un collaborazionista, e se provasse rimorso per aver compiuto tale scelta, l’uomo rispose che il suo ambiente di provenienza era di destra, che prima della guerra era stato colpito dalle notizie allarmanti sul comportamento dei comunisti in Unione Sovietica e in Spagna, e che lui condivideva anche molta della mentalità razziale e antisemita diffusa al suo tempo. Alla fine, però, espresse la consapevolezza di aver aderito a una causa sbagliata.

Il percorso individuale di de la Mazière implica l’inversione di un corso di pensieri di solito agevolati collettivamente a muoversi in tutt’altra direzione. La fedeltà alle idee nelle quali si è creduto, anche quando si appoggiano a principi aberranti, e la forte presenza di un orientamento politico contrario, che tende a cristallizzare le colpe, costituiscono ostacoli a una rielaborazione autocritica del passato. Con il passare degli anni ciò è sfociato in una mentalità vittimistica che trova sfogo nell’esibizione infantile di simboli proibiti, soprattutto se la probabilità di scandalizzare è ormai garantita a basso costo (basta una felpa) e comunque risulta assorbita da una società civile intorpidita, cioè non più abituata a esercitare su simili temi una sensibile soglia di vigilanza, perché non ne ricorda o ne riconosce il pericolo.

Aspettarsi che Bonazza e i suoi sodali, al pari di de la Mazière, giudichino come stupida e criminale l’ideologia alla quale continuano a tributare adesione è inverosimile. Il capitale di riconoscibilità sociale ereditato adottando di tanto in tanto questi facili stratagemmi autopromozionali non è più messo in discussione da un’efficace morale sanzionatoria, senza la quale neppure le leggi possono peraltro agire. Al contrario, ogni giorno cresce il numero di chi irride la correttezza politica che ancora tenta, a fatica, di levare in aria il suo dito ammonitore. Per troppe persone, ormai, democrazia significa rivendicare il diritto di «sputare» sulla stessa democrazia e i suoi valori fondanti.

Corriere dell’Alto Adige, 21 dicembre 2016

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