Orientamento smarrito

election-day

Per ironia della sorte, la Svp è il più longevo partito “italiano” degli ultimi ottant’anni. Fondata nel maggio del 1945, dunque all’alba della cosiddetta prima Repubblica, il suo nome ha continuato ad esistere nonostante, fuori di qui, tutto cambiasse e si rimescolasse. Il motivo non è difficile da trovare, essendo legato al destino di un popolo che ha sempre continuato a battersi per la propria specificità e a difenderla persino in modo più arcigno se a metterla in pericolo fossero emerse forze alternative dal suo interno.

Da un po’ di tempo, però, cospicui segnali di crisi dimostrano che l’elettorato di lingua tedesca e ladina, incline a farsi raccogliere docilmente, ha smarrito il suo orientamento istintivo. Smarrimento ancora più cospicuo allorché si tocca il tasto dell’attività da svolgere quotidianamente, sul territorio. Tra le possibili cause: la sempre più difficile percezione del nemico “esterno”, vale a dire lo Stato italiano, di decennio in decennio impallidito nel suo ruolo di pericolosa minaccia assorbente (oggi la parola “italianizzazione” la pronuncano solo i professionisti dell’autodeterminazione, peraltro facendo molta fatica a capire di cosa stanno parlando), ma soprattutto un processo di generale discredito della politica, vampirizzata da interessi talvolta così particolari da non essere più sintetizzabili come accadeva in passato.

Quando tali dinamiche più generali vengono poi ulteriormente sollecitate da eventi poco apprezzati dalla popolazione, ecco che saltano anche le ultime resistenze. Un’avvisaglia si era avuta con la questione dell’ampliamento dell’areoporto, rifiutato anche dai cittadini che non hanno più ritenuto di seguire le indicazioni strategiche del partito. Ancora più acuta la scossa avvertita in alta valle Isarco, dove la battaglia in difesa del punto nascite dell’ospedale di Vipiteno si è gonfiata in una pericolosa contestazione fino ad esplodere proprio alla vigilia del rinnovamento delle sue sezioni locali.

Oggi, peraltro, è previsto un incontro tra i vertici e alcuni esponenti locali del partito, capitanati dall’Obmann circondariale Karl Polig. “Versöhnung”, riconciliazione, è il compito annunciato. Vedremo se seguiranno anche i fatti, se cioè il partito del “noi”– come l’ha chiamato Philipp Achammer presentando l’election day del 13 novembre – sarà in grado di riportare all’ovile tutti quelli che, invece, intanto hanno scoperto o stanno scoprendo l’ebbrezza di dire “io”.

Corriere dell’Alto Adige, 21 ottobre 2016

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